Fast Animals and Slow Kids, l'arrivo come punto di partenza
Fonte: http://www.fask.it/

«Salve a tutti, noi siamo i Fast Animals and Slow Kids e veniamo da Perugia!»: da sempre il loro marchio di fabbrica, la frase che, come ben saprà chi da anni li segue nelle tournée in giro per la penisola, ripetono a gran voce all’apertura di ogni loro concerto, come se si volesse perennemente ricordare alla folla le proprie origini, il luogo da dove sono partiti.

Dall’amore per la musica di quattro amici – Aimone Romizi, Alessandro Guercini, Alessio Mingoli e Jacopo Gigliotti – è nato un gruppo capace di riportare in auge quel pizzico di sano rock ‘n’ roll che ormai da tempo mancava nel panorama musicale nostrano, vendendo miriadi di copie dei loro dischi e riempiendo di emozioni i palazzetti gremiti di persone pronte a cantare a squarciagola, saltare fino a sentire il sudore scorrere lungo la schiena e, perché no, a sognare puntando gli occhi verso l’alto.

Da una sala prove dalle pareti rosa nel cuore dell’Umbria, i Fast di strada ne hanno fatta: a dimostrazione di ciò, la nomina nel 2010 come migliore band emergente italiana, la partecipazione all’ultima edizione pre-Covid del concertone del Primo Maggio e lo stesso anno l’uscita “Animali notturni”, primo album prodotto sotto l’etichetta Warner Music Italy, che ha riscosso un notevole successo.

Con l’emergenza epidemiologica, l’Italia si è fermata e con essa anche i Fast Animals and Slow Kids hanno dovuto stravolgere i propri piani, posticipare l’uscita del sesto lavoro in studio “È già domani” allo scorso 17 settembre e, di conseguenza, le date del loro tour.

La voce dei Fask, Aimone Romizi, ci ha parlato del progetto nato in un garage e che ora suona in tutte le radio.

Com’è stato, da un giorno all’altro, sconvolgere il vostro equilibrio?

«Inizialmente, abbiamo provato amarezza e dispiacere per la situazione venutasi a creare; poi abbiamo colto lo stare in case come un’opportunità per migliorarsi. Stiamo scrivendo a raffica, continuano a venirci stimoli continui. Ci sentiamo pronti e carichi, abbiamo provato più e più volte in sala e non vediamo l’ora di tornare sul palco, ma adesso la priorità è la salute collettiva. Per questa motivazione, abbiamo spostato il tutto a fine aprile perché, in fin dei conti, non avrebbe avuto alcun senso suonare privati di quella leggerezza d’animo e spirito di socialità che contraddistingue ogni esperienza sul palco dei Fast Animals e Slow Kids.»

Dopo una non voluta fase di stallo, ecco l’uscita del vostro ultimo disco che avete deciso di intitolare È già domani. Ascoltandone le tracce, direi che mai scelta fu più azzeccata vista la visione dualistica in esso contenuta…

«Il viaggio racchiuso nelle canzoni di “È già domani” è profondamente riflessivo e liberatorio: si compone di due tempi differenti di vita. L’album vuole fornire uno slancio verso la leggerezza e, al contempo, suscitare all’ascolto quell’oscurità di emozioni indefinibili tanto care a chi come noi Fast Animals and Slow Kids vive, vittima delle velleità, andando in giro senza meta, credendo che il domani si preoccuperà di sé stesso e il mattino seguente rimuginando sul tempo perso con uno sguardo tendente all’avvenire.»

Si può, quindi, definire un racconto autobiografico?

«Direi proprio di sì. Ci definiamo una band che compone musica in maniera piuttosto egoistica: scriviamo di noi stessi, delle vicissitudini quotidiane, analizzando con una lente di ingrandimento il nostro vissuto. Perciò ogni nostro disco rispecchia sprazzi della nostra esistenza, come se fosse una cronistoria dei sentimenti specifici provati in una determinata fase.»

Come spesso e volentieri ricordate, venite da Perugia, una realtà in cui non risulta semplice emergere. Qual è stato il vostro asso nella manica?

«Coltiviamo un legame fortissimo con la nostra Perugia: se i Fast Animals and Slow Kids sono riusciti a diventare quello che ad oggi sono, lo devono in primis all’ambiente in cui sono cresciuti, agli amici di una vita, al conoscersi tutti. Come giustamente hai sottolineato non è facile affiorare nel mare in tempesta di un panorama musicale in moto perpetuo, specialmente per chi viene dalla provincia; a difesa della nostra città d’origine, possiamo dire che la dimensione collettiva venutasi a creare ha inciso parecchio sul fattore creativo. E poi, chi se le scorda più le prime registrazioni con strumenti prestati da conoscenti, i bar dimenticati da Dio e i locali malfamati dove andavamo a suonare ai tempi del liceo!»

Vincenzo Nicoletti

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