molestie sessuali (fonte immagine: psicologiacontemporanea.it)

Il tribunale penale di Busto Arsizio ha assolto dalle accuse di molestie sessuali il rappresentante sindacale della CISL Raffaele Meola per “insussistenza del fatto”. La vittima, una hostess, si era rivolta a Meola in una causa di lavoro. I due si erano incontrati negli uffici del sindacato nell’aeroporto di Malpensa ed è in quegli uffici che l’uomo l’ha molestata.

Le tre giudici del processo hanno ritenuto credibile la versione della donna, ma hanno comunque assolto l’imputato perché gli elementi oggettivi sono insussistenti. Durante il dibattimento è emerso che la reazione alle molestie non sarebbe stata tempestiva, ma sarebbe arrivata dopo 20 secondi circa. La contestazione rispetto alla reazione riguarda anche la denuncia sporta contro Meola: sarebbe stata avanzata troppo tardi.

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Questa sentenza ha ovviamente destato polemiche e ha provocato amarezza alla vittima, che si è trovata a doversi difendere non solo dall’uomo prima, ma anche dalle istituzioni, poi.

Al Corriere della Sera la donna ha detto: «Sono arrabbiata, non ho versato una lacrima ma sono proprio arrabbiata perché fatico a capire se una donna ha o no il diritto ad aver paura per venti secondi prima di capire come reagire alle mani addosso di un uomo». «In questi anni trascorsi da quando è iniziata tutta questa storia mi sono fatta una piccola cultura, ho letto molto su questa materia odiosa e ho appreso che c’è stato un giudice che ha affermato che indossare il perizoma è una provocazione, un altro che ha detto che la vittima era brutta e che quindi non poteva indurre in tentazione, un altro che ha sottolineato i comportamenti libertini della donna».

La donna ha raccontato di aver avuto paura, quella paura che molte donne hanno purtroppo provato nella vita: quella dellimpotenza contro la violenza maschile.

Per la legale di parte civile Teresa Manente questa decisione è intrisa di pregiudizi sessisti, visto che ancora una volta si addossa alla vittima la responsabilità del crimine: «La motivazione della sentenza è irricevibile – afferma Antonella Veltri, Presidente di D.i.Re – Donne in Rete contro la violenzaDi fatto, viene condannata la donna che non ha avuto prontezza nel reagire all’aggressione e riporta tutte noi indietro di anni, nutrendo la cultura che rivittimizza le donne, non garantendo la corretta applicazione delle leggi che esistono e dovrebbero essere attuate».

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Ancora una volta ci troviamo davanti a un caso di ingiustizia da parte di organi del sistema giudiziario che agiscono seguendo pregiudizi e stereotipi che portano alla colpevolizzazione della vittima, il cosiddetto victim blaming: un processo psicologico osservabile soprattutto quando accadono crimini violenti o crimini di natura sessuale che porta a ritenere la vittima in qualche modo responsabile del torto subito. Rispetto a un caso di cronaca il pubblico reagisce e polarizza il dibattito su due schieramenti contrapposti. E quando si parla di violenza sulle donne diventa palese come la vittimizzazione secondaria sia la regola e non l’eccezione.

Questa assoluzione ci pone di fronte, nuovamente, a una doppia violenza: quella della violenza machista – quella per cui le donne sono oggetti prestati a soddisfare i desideri e le pulsioni sessuali dei maschi, quella per cui il maschio continua a essere violento per manifestare la propria superiorità in un contesto di mascolinità tossica – e quella delle istituzioni che dovrebbero arginare questi comportamenti. «Dopo oltre 30 anni di attività per il contrasto alla violenza maschile sulle donne, ci troviamo ancora a indignarci su fatti che non dovrebbero accadere. La Rete D.i.Re da tempo sollecita le istituzioni nel rendere obbligatoria e costante la formazione per tutti gli operatori che – a vario titolo – entrano in contatto con le donne che subiscono violenza. Questa sentenza ci mostra come questo non sia più procrastinabile» – conclude Veltri.

La vittima ha confermato la sua volontà di fare appello: «Sì, voglio sapere da altri giudici se davvero avevo soltanto venti secondi per decidere come reagire a quelle mani addosso».

Valentina Cimino

Volevo studiare lettere e alla fine mi sono iscritta a giurisprudenza. Appassionata di libri, poesie e balletto. Proud to be nerd. Lavoro, scrivo, leggo, mangio. Dormo poco.

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