
L’adozione del Ddl Romeo contro l’antisemitismo come testo base in commissione Affari costituzionali del Senato, avvenuta a ridosso del Giorno della Memoria, solleva una serie di preoccupazioni che vanno ben oltre il necessario contrasto all’odio antiebraico. In gioco non c’è soltanto l’introduzione di nuove tutele, ma il modo in cui il legislatore interviene sullo spazio del dissenso politico, ridefinendone preventivamente i confini.
Che cos’è l’antisemitismo: definizione storica
L’antisemitismo non è una semplice forma di intolleranza religiosa né una variante generica del razzismo. È una costruzione storica specifica, nata in Europa e stratificatasi nel corso dei secoli, che identifica gli ebrei come un corpo estraneo, minaccioso o cospirativo all’interno della società. A differenza di altre forme di discriminazione, l’antisemitismo non si limita a colpire una minoranza per ciò che è, ma la rappresenta come portatrice di un potere occulto, responsabile di crisi economiche, morali o politiche.
Le sue radici affondano nell’antigiudaismo cristiano medievale, che accusava gli ebrei di aver ucciso Cristo e li escludeva dalla vita sociale ed economica. Con la modernità, queste narrazioni religiose si trasformano in teorie laiche e pseudo-scientifiche: tra XIX e XX secolo, l’antisemitismo assume una forma razziale, sostenendo l’idea che l’ebraicità sia un tratto biologico immutabile e pericoloso. È in questo contesto che nascono i pogrom, le leggi discriminatorie e, infine, il progetto genocidario del nazismo.
La Shoah rappresenta l’esito estremo di questa ideologia: lo sterminio sistematico di sei milioni di ebrei, perseguitati non per ciò che facevano, ma per ciò che erano. Dopo il 1945, l’antisemitismo non scompare, ma si riorganizza, assumendo forme nuove, talvolta mascherate, che vanno dalla negazione della Shoah alle teorie complottiste, fino agli attacchi contro persone o luoghi della vita ebraica.
Contrastare l’antisemitismo significa quindi riconoscere questa genealogia storica e colpire ogni forma di discriminazione, violenza o incitamento all’odio nei confronti degli ebrei in quanto tali. Significa anche distinguere con rigore tra l’antisemitismo, che prende di mira un popolo, una cultura, una storia, e la critica politica a uno Stato o a un governo, che appartiene invece al campo del dibattito democratico. Confondere questi due piani non rafforza la lotta all’odio, ma rischia di indebolirla.
Il confine sottile tra contrasto all’odio e repressione del dissenso
Il provvedimento si presenta formalmente come una risposta a un fenomeno reale e grave: l’antisemitismo, inteso come pregiudizio, ostilità o discriminazione nei confronti degli ebrei in quanto tali, storicamente radicato in Europa e culminato nella persecuzione e nello sterminio nazista. Contrastare l’antisemitismo significa colpire atti, discorsi e pratiche che negano diritti, dignità e sicurezza a una minoranza sulla base della sua identità. Su questo principio esiste, e dovrebbe esistere, una convergenza ampia, dunque resta necessario inserire in questa riflessione il rapporto tra Ddl Antisemitismo e libertà di manifestare.
È proprio per questo che il Ddl Romeo suscita allarme: perché utilizza una nozione sacrosanta come scudo per introdurre meccanismi che rischiano di colpire non l’odio, ma il dissenso politico. Il nodo centrale è l’adozione integrale della definizione di antisemitismo dell’IHRA, accompagnata dai suoi esempi applicativi, alcuni dei quali stabiliscono una continuità problematica tra antisemitismo e critica allo Stato di Israele. In questo slittamento semantico, la lotta al pregiudizio rischia di trasformarsi in uno strumento di regolazione dell’opinione.
Particolarmente controverso è l’Articolo 3 del disegno di legge, che prevede la possibilità di vietare o sciogliere manifestazioni sulla base di una valutazione preventiva di “rischio” legato alla possibile espressione di contenuti antisemiti. Si tratta di una previsione che sposta l’asse dall’accertamento di comportamenti effettivamente discriminatori alla repressione preventiva di opinioni potenzialmente problematiche. Un passaggio che entra in rotta di collisione con l’Articolo 21 della Costituzione, che tutela la libertà di manifestazione del pensiero, e con il principio secondo cui le libertà fondamentali possono essere limitate solo in presenza di fatti concreti, non di ipotesi. Dunque, con il ddl Romeo su antisemitismo e libertà di manifestare si affronta un conflitto delicato tra sicurezza e diritti civili.
In questo quadro, le manifestazioni pro-palestina diventano il terreno più esposto. La possibilità che la critica alle politiche dello Stato di Israele, comprese quelle che denunciano crimini di guerra o parlano apertamente di genocidio, venga interpretata come antisemitismo apre la strada a un uso selettivo e politico della norma. Il rischio non è astratto: è quello di rendere di fatto illegali forme di protesta che contestano una violenza in corso, utilizzando la tutela della memoria della Shoah come dispositivo di silenziamento del presente. Per questo motivo, la discussione sul ddl Antisemitismo Romeo e libertà di manifestare assume centralità nelle battaglie per i diritti democratici.
La mossa appare allora come un escamotage efficace sul piano simbolico: porre al centro l’antisemitismo, una realtà che nessuno può né deve negare, per costruire consenso attorno a un impianto normativo che restringe lo spazio della mobilitazione politica. In questo modo, la memoria non viene onorata, ma funzionalizzata; non serve a impedire nuove violenze, bensì a delimitare ciò che può essere detto e contestato nello spazio pubblico.
Il problema del Ddl Romeo non è dunque la lotta all’antisemitismo, ma il suo uso normativo come categoria ombrello sotto cui far rientrare il conflitto politico contemporaneo. Una democrazia solida non combatte l’odio restringendo preventivamente la parola, ma distinguendo con rigore tra discriminazione e critica, tra violenza e dissenso. Quando questa distinzione si fa opaca, il rischio non è solo giuridico, ma profondamente politico.
Catia Somma















































