“Ha rovinato il povero Enzo Tortora, nonostante gli avessi detto che non c’entrava niente!”. Dopo la morte del “boia delle carceri”, torna a parlare Raffaele Cutolo, il boss della Nuova Camorra Organizzata (NCO), e lo fa dal 41 bis di Parma, per mezzo di sua moglie Immacolata Jacone e del suo legale Gaetano Aufiero.

Sono trascorsi quasi quarant’anni da quella fatidica notte del 24 ottobre 1970, la notte di San Raffaele, durante la quale vennero siglati i patti tra i camorristi che da lì a poco avrebbero segnato un periodo terribile di violenze e omicidi che fece tremare mezza Italia. Picciotti, sgarristi e santisti, attualmente quasi tutti morti, e nel frattempo Raffaele Cutolo, che in carcere sta trascorrendo la sua vita, non ha mai mostrato segni di paura o pentimento.

La sua holding del crimine, basata sulla continua adozione di proseliti e sulla corruzione politica (o connivenza, chissà!), basava la sua esistenza sulla collaborazione di altre forze criminali, italiane e internazionali. Da Vallanzasca ai marsigliesi, ai Corleonesi di New York, la nuova camorra organizzata estendeva le mani sia su affari illeciti di contrabbando, droga e alla prostituzione, sia sugli appalti pubblici, in particolare quelli post terremoto.

Le nuove riflessioni de “’O professor”, rilasciate alle pagine de la Repubblica, scottano e lasciano molti dubbi sul funzionamento della macchina statale. “Per dignità – dice – non mi sono mai pentito o venduto ai magistrati, e forse è per questo che mi stanno lasciando così e mi danno del matto”. Poi aggiunge: “Se parlassi io, farei ballare le scrivanie di mezzo Parlamento, perché chi è al comando oggi è stato messo lì da chi veniva a pregarmi. Al mio difensore ho chiesto di non venire più, perché tanto è tutto inutile”.

“Mi hanno usato e gonfiato il petto, dal caso Cirillo a Moro che, a differenza del primo, hanno voluto morto, visto che Vincenzo Casillo mi ordinò di levarmi di mezzo”. Vincenzo Casillo era il suo braccio destro, divenuto poi parlamentare, che fu ucciso a Roma il 29 gennaio del 1983.

“L’ultimo che ho stimato è stato Berlusconi, poi dei politici penso che siano solo parolai e se parlo io, lo Stato cade. Non sono io il pericolo – ed aggiunge – sarei pericoloso se parlassi, ma non ce l’hanno fatta a diventare un jukebox a gettone: il pentito va a gettone. Parla e guadagna. E ciò è solo un ulteriore oltraggio per le vittime e per chi crede ancora nello Stato”.

Anna Lisa Lo Sapio

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