Microlenti gravitazionali, confermati i primi pianeti extragalattici

Pochi giorni fa un gruppo di astrofisici dell’Università dell’Oklahoma ha annunciato la scoperta dei primi pianeti situati al di fuori della Via Lattea. I pianeti in questione, distanti 3,8 anni luce sono stati rintracciati tramite la tecnica delle microlenti gravitazionali (microlensing) grazie alle osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Chandra della NASA.

La tecnica del microlensing è un metodo di osservazione indiretta: l’immagine dei pianeti non compare, quindi, direttamente sugli specchi del telescopio. Quando una massa molto grande transita davanti ad una sorgente di luce qualsiasi quest’ultima ci appare alterata a causa della distorsione spazio-temporale causata dalla gravità. La massa di passaggio (ad esempio una galassia o un buco nero) agisce insomma come una lente “gravitazionale” capace di amplificare il fascio di luce proveniente dallo sfondo. Con la tecnica del microlensing sono già stati scorti 53 pianeti orbitanti intorno a stelle situate all’interno della nostra galassia.

La scoperta dei primi pianeti extragalattici è stata possibile grazie al passaggio di una galassia “lente” lontana 3,8 miliardi di anni luce davanti al quasar RX J1131-1231 situato a 6 miliardi di anni luce di distanza. Pare che la deformazione osservata in alcune zone dello spettro luminoso del quasar sia spiegabile solamente se si ammette la presenza di un vasta popolazione di pianeti interstellari, ossia slegati dal campo gravitazionale di una stella qualsiasi. Gli scienziati stimano che si tratti di circa 2000 pianeti per ogni stella della sequenza principale ciascuno dotato di una massa compresa tra quella della Luna e quella di Giove. In base a questi calcoli il numero totale di corpi celesti potrebbe superare il trilione.

Se fino ad ora tutti i nuovi pianeti individuati appartengono alla nostra galassia questa è la prima volta che vengono scoperti al di fuori di essa” ha commentato Xinyu Dai, uno dei due autori dell’articolo pubblicato su The Astrophysical Journal Letters.

Questo è un esempio di quanto possano essere potenti le tecniche di analisi delle microlenti extragalattiche. ─ ha aggiunto il collega Eduardo Guerras ─ Questa galassia si trova a 3,8 miliardi di anni luce da noi e non c’è la minima possibilità di osservare questi pianeti direttamente, nemmeno con il miglior telescopio che la fantascienza possa immaginare“.

Se i pianeti extragalattici distano 3,8 miliardi di anni luce significa che lo spettro che ne testimonia la presenza ha impiegato precisamente 3,8 miliardi di anni a raggiungere gli specchi del telescopio spaziale Chandra gestito dalla NASA. In altre parole l’immagine che ora “vediamo” in realtà ci mostra ciò che è accaduto 3,8 miliardi di anni fa: il fugace passaggio di un’ancestrale popolazione di pianeti orfani nomadi in una galassia lontana.

Sebastiano Martorana

 

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