“Chi sono io” di Sergio Casabianca, l'Alzheimer in una canzone
Foto di Mattia Di Marco

Nei cassetti segreti della nostra mente sono conservati i ricordi, a volte vicini, a volte remoti, che hanno fatto parte della nostra esperienza più intima. Emozioni, attimi e regali che la vita ci ha fatto sono il segno che abbiamo vissuto appieno. Perdere la ricchezza contenuta nei piccoli scrigni della memoria segna la progressiva scomparsa dell’individuo come tale. Di questi aspetti è pienamente consapevole Sergio Casabianca, artista a tutto tondo che da tempi non sospetti è impegnato nel sociale a stretto contatto con anziani che soffrono del morbo di Alzheimer.

La memoria è una facoltà autonoma, fluida e ingestibile del nostro intelletto: delle volte capita di ricordare a lungo istanti che ci parevano superflui e di dimenticare invece altri che avremmo creduto indelebili. Dal momento che la forza misteriosa che governa l’influenza del nostro passato sul nostro presente è alquanto bizzosa, tenere vive a piacimento alcune reminescenze rispetto ad altre è una sfida piuttosto ardua, specialmente per chi ogni giorno deve convivere con forme di demenza degenerativa progressivamente invalidante.

Coerente con i suoi ideali e forte della sua esperienza di volontariato, Sergio Casabianca ha recentemente pubblicato l’inedito “Chi sono io” con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della demenza presenile e lanciare una sfida allo stigma che segna la malattia. In questo struggente brano il cantante e cantastorie riminese porta alla luce frammenti di quotidianità e riflessioni di chi, facendo i conti con l’Alzheimer, vede ogni giorno progressivamente scomparire la proprie funzioni mnemoniche.

La copertina del singolo di Sergio Casabianca ”Chi sono io”

Lieti di aver ai nostri microfoni Sergio Casabianca, abbiamo approfittato dell’occasione per porre all’artista qualche domanda riguardo il suo operato. Di seguito l’intervista completa:

Autodefinendo la tua figura artistica “canta-attore”, ormai da svariati anni porti avanti in parallelo attività musicale e teatrale. Come e quando hai deciso di coniugare il linguaggio istintivo della musica e quello più ragionato e riflessivo della recitazione?

«Il mio primo approccio al mondo delle arti è avvenuto attraverso la recitazione. Ho iniziato da ragazzino prendendo parte a commedie parrocchiali ed esibizioni nelle varie comunità. Nonostante il mio entusiasmo, accantonai l’arte per qualche anno per poi riprenderla nel periodo in cui ho prestato il servizio militare: fu allora che imbracciai il mio strumento prediletto, ossia la chitarra. Qualche anno dopo, all’età di ventisette anni, decisi di abbandonare il mio lavoro da imprenditore per dedicarmi completamente a quella che sentivo la mia vocazione. La musica e la recitazione mi donano una gioia immensa: sono molto felice di essere riuscito a coniugare queste due meravigliose arti. Ringrazio vivamente il pubblico che mi sostiene e che, fortunatamente, sembrerebbe apprezzare il mio modo di pormi sul palco. Nel corso delle mie performance viene dato ampio spazio alla parte comunicativa ed emotiva. Strappare un sorriso, ancor più che una riflessione, è la mia mission: l’ironia è una costante degli spettacoli di Sergio Casabianca

Oltre a portare avanti la tua carriera da cantante e cantastorie, sei impegnato nel volontariato in strutture per anziani. Puoi gentilmente raccontarci qualche aneddoto in merito questo tuo forte impegno nel sociale ed il tuo avvicinamento al delicato tema dell’Alzheimer?

«Da oltre quindici anni sono volontario presso vari istituti della provincia di Rimini ed altre zone della Romagna; mi occupo principalmente di animazione. Qualche tempo fa ho fondato una onlus che si chiama Una Goccia X il Mondo ed un’associazione culturale denominata Sorridolibero. Assieme agli altri responsabili ho proposto alcuni progetti (Coccole,Prendimi la Mano, Sosteniamoci) con lo scopo di fornire il supporto necessario alle persone affette dal morbo di Alzheimer e, più in generale, da demenze presenili. Queste esperienze mi hanno dato molto a livello umano: nel corso degli anni ho potuto apprendere gli effetti della patologia sulle persone con le quali ho avuto modo di interfacciarmi, alcune delle quali residenti da molto tempo nelle stesse strutture

La demenza presenile comporta l’alterazione progressiva delle funzioni cognitive, il deterioramento della personalità e della vita di relazione. Nel tuo singolo recentemente pubblicato “Chi sono io” hai sapientemente saputo trattare lo spinoso argomento ponendo l’attenzione sul disorientamento e l’ansia che comporta la mancanza della piena consapevolezza di ciò che si è. Sergio, come sei riuscito a cogliere questo aspetto della malattia, ahimè, troppo spesso sottovalutato e a metterlo in musica?

«Grazie alla mia attività da volontario in primis e in secondo luogo di cantante ho compreso le difficoltà che quotidianamente vivono queste persone e chi sta loro accanto. Ho svolto diversi incontri con psicologi e esperti del settore che mi hanno insegnato molto a riguardo. Una mia carissima amica, anche lei volontaria, in giovane età ha avuto i primi sintomi della malattia. Standole vicino fino al suo ultimo giorno di vita ho potuto cogliere aspetti che prima di allora mi erano sconosciuti. Anche Marco Pier Giulio Magnani (uno degli autori di “Chi sono io”) conosceva questa persona; la sua storia ci ha colpiti entrambi nel profondo, di conseguenza abbiamo deciso di collaborare insieme a Francesco Montesi nella stesura del testo. Ho instaurato un forte legame d’amicizia, oltreché professionale, sia con Marco che con Francesco; stesso discorso vale con i musicisti che da anni mi accompagnano sul palco. Capendoci al volo, è bastato poco per mettere in musica la quotidianità di chi soffre di Alzheimer

Ricollegandoti alla domanda precedente, come è avvenuta la produzione del brano che vede la collaborazione in fase di composizione dell’attore Marco Pier Giulio Magnani e di Francesco Montesi in quella di arrangiamento?

«Conosco Marco Pier Giulio Magnani da moltissimo tempo. Sapevo che era un ottimo attore, ma solo in questa occasione ho avuto modo di cogliere ed apprezzare anche il suo talento da paroliere. È stato piacevole collaborare con un caro amico nella stesura del brano. Il testo di “Chi sono io” è stato principalmente idea sua: una volta abbozzato me lo ha fatto leggere e ascoltare in una melodia di solo pianoforte. Sono rimasto fin da subito colpito dall’incisività delle parole. Personalmente ho apportato soltanto qualche modifica; dopodiché ho girato il tutto a Francesco Montesi, grande musicista che suona nella mia band Sergio Casabianca e Le Gocce, chiedendogli di arrangiare il pezzo con sonorità vicine a quelle che propongo solitamente. Nel giro di un giorno il mio fidatissimo collega mi ha fatto avere il materiale al quale aveva lavorato ed una volta in studio abbiamo registrato il pezzo. Infine l’abilissimo regista e coreografo Marco Baldazzi, anche lui nostro amico, ha creato un video ad hoc che mi ha entusiasmato molto per il suo forte impatto emotivo. Ecco come è nato “Chi sono io”

Nonostante il progredire della ricerca ad oggi non esistono cure farmacologiche risolutive per la demenza presenile di tipo Alzheimer; tuttavia, a detta di molti specialisti, la musica può essere un metodo efficace per rendere i sintomi dei pazienti affetti dalla malattia più gestibili. A tuo parere in che modo programmi musicali individualizzati possono contribuire a migliorare la qualità della vita di chi soffre di tale morbo?

« In qualità di cantante posso senza ombra di dubbio garantirvi che la musica è una perfetta alleata per far affiorare i ricordi alla memoria. Ogni addetto ai lavori dovrebbe fare un’esperienza diretta con i pazienti, passare con loro almeno una giornata e tener loro la mano per qualche intenso minuto: sono fermamente convinto che così facendo coglierebbe molti più aspetti di quelli riportati sui libri o riviste riguardanti la malattia. I media dovrebbero prendere il coraggio di sensibilizzare maggiormente il pubblico. Anche se qualcuno vuole farci credere il contrario l’Alzheimer non colpisce soltanto gli ultrasessantacinquenni, ma anche i giovani come nel caso della cara amica di cui vi ho parlato. Bisognerebbe focalizzare l’attenzione degli ascoltatori di musica e spettatori televisivi sulla realtà quotidiana e molto meno sulle banalità e frivolezze alle quali siamo purtroppo abituati. Violenza verbale e volgarità fanno purtroppo oggigiorno una maggiore audience di aspetti concreti della vita, tra cui senza ombra di dubbio la malattia. Non sono per nulla interessato alla ricchezza, il mio intento è raggiungere la popolarità. Per non essere frainteso ci tengo a precisare che con questo termine intendo la capacità di far vibrare le corde dell’anima delle persone. Lo scopo che mi prefiggo attraverso la mia attività artistica è la divulgazione di messaggi positivi, storie di coraggio, altruismo, libertà e condivisione. Ognuno nel suo piccolo attraverso le sue azioni può rendere questo mondo un posto migliore! Ho la piena convinzione di quanto da me affermato e non temo il fatto di dovermi sempre e comunque rimboccare la maniche. Sono un essere umano e come tale ho dei pregi e difetti: una delle qualità che posseggo è la mia energia che voglio mettere a disposizione di tutti. Aiutare gli altri è il principale ruolo che voglio interpretare nel palcoscenico della vita.»

Vincenzo Nicoletti

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