Il Daino: «Ogni sentimento porta in seno il suo opposto»
Foto di Bianca Chiarot

È “Ottavo Piano” il titolo del nuovo EP de Il Daino (all’anagrafe Andrea Daini) in uscita in data 2 ottobre per l’etichetta discografica Emic Entertainment.

Frutto di più di un anno di lavoro presso gli studi della label bolognese, “Ottavo Piano si compone di quattro freschissime tracce in un cui l’MC dà piena prova della sua abilità poetica e del suo modo del tutto originale di intendere il rap. Beat eterei, flow blando rispetto ai canoni tradizionali della vecchia scuola, arrangiamenti musicali ipnotici e ripetitivi che trasportano all’ascolto tutto d’un fiato in un’atmosfera allo stesso tempo malinconica e sognante sono le peculiarità de Il Daino. Il merito dell’artista è l’aver saputo guardare più in là: in questo disco il rapper pisano è riuscito sapientemente ad oltrepassare i confini dell’hip hop classico donando al suo genere di riferimento un’attitudine lo-fi al quale non eravamo prima d’ora abituati.

Cambiare prospettiva e osservare la propria realtà in maniera differente suscita ai più un forte senso d’inadeguatezza. Navigare in acque conosciute illude il singolo di possedere una maggiore capacità gestionale; l’inaspettato, al contrario, lo fa sentire sulle spine ed inidoneo. Filtrare selettivamente ciò che si desidera conservare e sminuire aspetti non graditi della propria esistenza è alquanto improduttivo e nocivo. Come ci insegna Il Daino in questa breve ma intensa raccolta di brani, la vita è un susseguirsi di momenti in cui si ha la percezione di toccare il cielo ed altri in cui si ha la sensazione di sprofondare nell’abisso. Saper aspettare il proprio momento ed accogliere il cambiamento senza alcun timore è la chiave di svolta.

La copertina dell’ultimo EP de Il Daino ”Ottavo Piano”

In occasione dell’imminente pubblicazione di “Ottavo Piano”, abbiamo riaccolto ai nostri microfoni Il Daino che avevamo avuto modo di conoscere nella nostra precedente intervista. Ecco quanto rilasciatoci:

Ciao Andrea, è un piacere averti nuovamente con noi. Pur non fornendoci alcun ulteriore dettaglio in merito, nel corso della nostra precedente chiacchierata hai reso noto di aver in cantiere un EP ufficiale. Ora che il tuo lavoro in studio è stato finalmente pubblicato, puoi spiegarci come è avvenuta la lavorazione del disco?

«La lavorazione del nuovo disco è stato un lavoro abbastanza lungo e dispendioso: le quattro tracce di cui si compone sono il frutto di un collaborazione durata all’incirca un anno con la mia attuale etichetta discografica, Emic Entertainment. Su una base di canzoni da me portate in studio, abbiamo selezionato le produzioni più idonee. Una volta scelti i pezzi che ci convincevano di più, li abbiamo registrati in un paio di sessioni; ci hanno pensato i ragazzi della label a far suonare il tutto a puntino. Personalmente ho supervisionato anche la post-produzione: verso l’inizio dell’estate ho capito che eravamo sulla strada giusta e che da lì a breve avremmo dovuto chiudere il progetto.»

Procrastinare è una strategia efficace solo nel breve termine; la cronicizzazione di questa tendenza assume le dimensioni di un macigno che blocca l’individuo influendo negativamente in aree più vaste del proprio percorso vitale. È il timore della responsabilità che spinge il protagonista de “Il mio momento” a “chiedere ai suoi mostri se lo salvano anziché agire per migliorarsi?

«Procrastinare o rifugiarsi nel proprio passato a lungo andare diventa nocivo per noi stessi e per le persone che ci amano. In un’industria musicale che spesso e volentieri si nasconde dietro ad una facciata di spensieratezza e divertimento, ho sentito la necessità di esprimere il vero (o meglio, quello che ritengo tale). Dal momento che i brani de Il Daino cercano sempre di raccontare in note le emozioni che provo e le mie esperienze di vita personale, in questa canzone ho portato alla luce demoni e debolezze che affliggono quotidianamente l’animo umano. Per quanto possa apparire difficile mostrarsi vulnerabili in una società che ci vuole forti a tutti i costi, portare una maschera non è mai corretto sia nei nostri confronti che di chi ci sta intorno: perché dovremmo tenerci addosso un sorriso ipocrita tirato da un orecchio all’altro quando avremmo magari voglia di piangere senza un motivo apparente? Riveliamoci all’altro per ciò che siamo! Più che il timore di assumersi delle responsabilità, ciò che spinge il protagonista a procrastinare e ad assumere un certo tipo di comportamenti discutibili è l’eterno conflitto che si porta dentro: pur non essendo del tutto felice di una vita in cui produrre, consumare e pianificare è all’ordine del giorno non trova alcuna via d’uscita se non viverla così com’è. Prendersi un giorno di pausa o assumere sostanze che facciano pensar meno è l’unica forma di ribellione ed escapismo da una realtà che lo surclassa.»

Come giustamente hai sottolineato nel brano “Veleno”, affrontare il culmine di una relazione tossica e disfunzionale solo con l’ausilio del pensiero razionale è piuttosto complicato e porta nella gran parte dei casi ad una sola conclusione: la spiacevole sensazione di trovarsi di fronte ad un baratro. A tuo parere Andrea, perché risulta così difficile comprendere che la contemplazione interiore è la via migliore per non uscire sconfitti da simili situazioni?

«Per rispondere a questa domanda, tirerei in ballo una storiella che forse a molti di voi sarà nota. Per essere bollita, una rana viene gettata in un pentolone. Visto il torpore che le annebbia i sensi, quando l’acqua è ancora tiepida la sensazione potrà sembrarle inizialmente piacevole; man man che la temperatura aumenterà si renderà conto di essere vicina all’epilogo della sua esistenza. È così anche nella vita reale: finché viviamo una situazione esternamente o con superficialità non ci rendiamo conto delle eventuali problematiche che potrebbe comportare, quando ci siamo dentro fino al collo appare più complicata.»

L’amor proprio è una nostra esclusiva, è nostra responsabilità accudire e rafforzare ogni giorno questo aspetto della psiche umana: se da una parte non bisogna trascurarlo, dall’altra non bisogna esagerare per non alimentare un ego spropositato. È questo il messaggio che Il Daino vuol lasciar trasparire in “Incubi d’oro”?

«Condivido pienamente la tua interpretazione. Sinceramente quando scrivo non sto molto a pensare ad un eventuale significato che un brano debba assumere; sempre e comunque ognuno la interpreterà a suo modo in base al suo vissuto. “Incubi d’oro” è un invito trovare da soli il proprio equilibrio personale. La maggior parte delle nostre ansie sono infondate in quanto derivano dal giudizio altrui: mantenere salda l’opinione che si ha di sé, anziché rifugiarsi in quelle degli altri è il grande passo avanti da fare. In sintesi bisognerebbe crearsi una persona, non un personaggio. Anche se nel frattempo qualcosa di gigantesco potrebbe tenervi saldi a terra, il mio consiglio è aggrapparsi lo stesso a qualunque cosa, anche la più stupida, se vi fa estasiare.»

Una volta in cima all’“Ottavo piano” (figura da te utilizzata come un’allegoria della felicità), guardando in basso la paura di cadere nel vuoto esistenziale non cessa. Perché appare così difficile coltivare e custodire la gioia di vivere?

«Per fortuna e purtroppo, ogni sentimento umano porta in seno il suo opposto: nell’amore puoi trovare odio, nel piacere il dolore, nella gioia la tristezza. Componendo la title track dell’EP ho immaginato di essere all’ottavo piano di un palazzo con la mia regina contemplando un panorama mozzafiato al tramonto. Non esiste attimo migliore nella vita e ciò comporta un’immensa gioia; tuttavia sono certo che se per qualsiasi motivo tutto questo dovesse prima o poi cessare, in quel dato attimo proverei tanto dolore quanta la mia attuale felicità.»

Covid permettendo, hai in programma degli eventi per presentare il nuovo progetto de Il Daino?

«In questo momento non abbiamo ancora nulla di pianificato. Non vi nascondo che mi farebbe piacere portare le canzoni che compongono l’EP anche in una dimensione live; credo che ci siano delle ottime possibilità di farlo. Staremo a vedere in futuro!»

Vincenzo Nicoletti

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