Antonio Sparano

Ambire ad uno stato perfetto pare possibile coniugando natura e legge, ovvero quello che i greci chiamavano physis e nomos. Ecco che ne prende spunto Antonio Sparano per la sua opera che reca il titolo  “Dall’Aghatòn alla vita sufficiens: declino e rinascita del dialogos poltico”: lo studioso intraprende un’indagine storica e filosofica partendo dagli albori dei tempi giungendo al Tardo Medioevo, periodo in cui si nota la deriva metafisica e teologica del “buon governo”.

L’analisi dei vari periodi storici e quella dell’evoluzione del dialogo politico secondo l’autore Antonio Sparano: «Non è solo una digressione storica. È soprattutto un’indagine di otto grandi pensatori del passato, per vedere come, prima che si arrivasse alle grandi intuizioni dell’ultimo, Marsilio Da Padova tutti i precedenti sette analizzati,partendo da Platone e Dante, fossero inciampati in quel che nel mio libro chiamo un cortocircuito logico-linguistico.»

Il linguaggio politico nasconde quindi un rischio insito, che è stesso della natura del linguaggio.  Ma il periodo medievale analizzato da Antonio Sparano è solo un punto di vista più moderno rispetto a quello greco da cui tutto ha avuto inizio: basti pensare che  Marsilio da Padova muove i suoi passi tenendo presente la lezione offertaci da Socrate agli albori della filosofia greca.

Il filosofo medioevale lombardo intuì che il pensiero politico non è per tutti. A tal proposito  Antonio Sparano dichiara: «Il governo di uno stato deve essere affidato ai migliori cittadini, ovvero a chi è competente e capace, quelli che il padovano chiama le ‘valentior pars’.»

La caratteristica curiosa del pensiero di Marsilio da Padova sta nel fatto di essere un’anticipazione di quello che sarà il pensiero di grandi filosofi illuministi, ma possiede addirittura dei tratti rappresentativi dell’idea contemporanea di dialogo politico.

La vera peculiarità del pensiero è la volontà di come tutti i cittadini debbano partecipare attivamente per il bene della propria città; infatti l’autore per concludere dichiara: «In una comunità politica, in uno Stato, ciascun cittadino (politico o meno) deve fare ciò che sa fare, ma deve farlo.» È bene, quindi, che ogni uomo debba rispettare i propri doveri nei confronti di quella che è la propria patria: non farlo sarebbe il peggior crimine.

Quello che l’autore scrive è prova di ciò che si è trovato a vivere nel corso della sua vita: amante sin dall’adolescenza della filosofia, ha deciso di farla parte della sua stessa esistenza. Dopo aver conseguito la laurea e un dottorato di ricerca a pieni voti, Antonio Sparano si è trovato pervaso di un sentimento che non gli appartiene: l’amarezza. Amarezza per il sistema universitario, in cui la selezione dei ricercatori si basa su giochi di potere e non sul merito; amarezza nei confronti della politica che non incentiva la formazione, la cultura e lo studio, ma mira soltanto a sprecare soldi e tasse dei cittadini. Così, durante una ricerca in rete, Sparano si è imbattuto nel curriculum vitae del direttore della facoltà di Filosofia dell’Università di Buenos Aires, trovando una serie di affinità tra i suoi studi e quelli del professore. Dopo avergli inviato il proprio curriculum, si è trasferito in Argentina vincendo una borsa di studio per due anni.

In Argentina ha condotto una ricerca sulle varie politiche presenti in tutto il mondo, ma ha anche notato in cui ha notato un piano politico sorprendente e completamente diverso da quello che aveva immaginato: «Prima di arrivare in Argentina pensavo che lo schema politico del paese si riducesse ad due soli schieramenti: i peronisti (assistenzialisti) e gli anti-peronisti (i neoliberisti); quindi, niente sinistra. Invece, una volta lì, ho visto che soprattutto tra le nuove generazioni è viva l’esigenza di una Sinistra forte, che faccia proprie le istanze dei lavoratori e, in generale, dei ceti più deboli della società». 

E, in tema di dialogo politico, è di fondamentale importanza la figura dei ceti più deboli, che sono sempre chiamati in causa dai politici soltanto per ottenere voti. Ecco quindi quella che è la proposta di Sparano: rendere un popolo maggiormente consapevole della cosa pubblica attraverso il dialogos politico sarebbe la giusta medicina per curare una politica ormai malata.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Eugenio Fiorentino

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