Ugo Russo
Ugo Russo, ucciso a 15 anni. Fonte: Meteoweek

Rancore, odio e giustizialismo da far west, sono le tre cose che all’indomani dell’uccisione di Ugo Russo sono emerse da quell’opinione pubblica che attraverso lo strumento dei social network sembra abbia dimenticato il significato dell’empatia verso un ragazzo di 15 anni morto ammazzato.

Perché si, Ugo è stato ammazzato, freddato da un colpo al petto e uno, probabilmente, alla nuca. “Se l’è cercata” dicono i più, come se provare a rubare un Rolex fosse anche solo lontanamente paragonabile ad esplodere un colpo in testa ad un quindicenne, forse anche voltato di spalle. Ed é proprio qui che dovrebbe focalizzarsi l’attenzione: é morto un ragazzo di 15 anni, si chiamava Ugo, ed è la prima grande vittima di questa storia.

Entrare nel dettaglio di quello che è effettivamente accaduto è al momento prematuro, ma non ci interessa neanche farlo: non è importante capire dove sta la ragione e dove sta il torto, è fondamentale invece capire cosa spinge un ragazzo di 15 anni ad uscire di notte alla ricerca di persone da derubare e, soprattutto, quanto conta il contesto nel quale queste cose accadono. Sappiamo bene che la storia di Ugo Russo non rappresenta un caso isolato ma potrebbe essere la storia di tantissimi ragazzini di quei quartieri popolari che sempre più restano soffocati dalla mancanza di alternative reali che la società mette loro a disposizione: non esiste alcun tipo di società meritocratica quando il tuo luogo di nascita e la tua estrazione sociale determinano in maniera preponderante il tuo destino. Ugo Russo a 15 anni avrebbe dovuto scegliere liberamente cosa fare della propria vita, avrebbe dovuto stare con la propria ragazza, i propri amici, la propria famiglia e non essere costretto, per educazione o necessità, a stare in mezzo ad una strada; non è infatti un caso che queste cose accadano molto più frequentemente in particolari zone d’Italia, cioè quelle che maggiormente faticano ad aggrapparsi al treno dello sviluppo e della prosperità economica delle regioni europee più avanzate.

La mancanza di lavoro, di istruzione e il soffocante fenomeno della gentrificazione, gettano le basi per la nascita di quel sottoproletariato individualista, sprezzante delle regole e delle buone maniere che tanto bene viene rappresentato nell’ultimo film da oscar Parasite e che sempre di più si sviluppa all’interno dei quartieri popolari delle città. Ugo proveniva da quelle realtà abbandonate a sé stesse in cui lo Stato è assente e che, per questo motivo, non viene neanche riconosciuto in quanto tale poiché, uno Stato, lo si riconosce dalle opportunità e dai servizi che riesce a metterti a disposizione e non da quante volte esercita il monopolio sull’uso della forza.

É importante sottolineare che tutto ciò non vuole giustificare nulla: non vuole giustificare chi cerca di rapinare altre persone e nemmeno chi sfoga la propria rabbia all’interno di un pronto soccorso e sul personale medico che, in questa vicenda, è la seconda grande vittima dovuta all’assenza di Stato. 

La sicurezza non la si fa con le pistole, con la polizia o con l’uso della violenza, la sicurezza la si raggiunge quando si cerca di non lasciare nessuno indietro, quando si aprono le porte della cultura e dell’educazione a tutti, quando una società si basa innanzitutto sulla stabilità sociale delle persone che la compongono. Senza tutto ciò, la sicurezza tanto decantata si tramuta in repressione, in violenza, in barbarie, ed è proprio così che viene meno la fiducia tra Stato e cittadini. Ed è all’interno di questa visione di Stato-nemico che emerge il concetto di giustizia-fai-da-te come unico possibile: l’insicurezza (intesa in senso lato) si espande a macchia d’olio nella mentalità piccolo-borghese e la paura che qualcuno possa portarti via ciò che negli anni hai faticosamente guadagnato ti spinge a ragionare irrazionalmente, “di pancia”.

In questo contesto, pertanto, la terza vittima della storia è proprio il carabiniere: quando decidi di ammazzare qualcuno per evitare che rubi il tuo “prezioso” Rolex, vuol dire che lo Stato ha fallito con te e con tutti coloro che si riconoscono in questo gesto: la legge del taglione non esiste più – per fortuna – nei manuali giuridici, tuttavia sembra essere ancora ben radicata nella testa delle persone.

Nessun oggetto vale la vita di un essere umano. Mettetevelo in testa.

Nicolò Di Luccio

1 commento

  1. Ma cosa significa un commento del genere,se uno in piena notte insieme alla sua fidanzata viene aggredito con una pistola in pugno è ovvio che si difende come può,a prescindere se ha un orologio di valore al polso che probabilmente gli è costato 1 anno di lavoro,mentre chi decide di delinquere sa bene chè un mestiere pericoloso…nella vita è giusto che chi sbagli paghi,Ugo Russo purtroppo per lui ha pagato con il prezzo più alto.

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