Elena Cirillo, la passione e il divertimento
Foto di Andrea Morandi

Elena Cirillo: musicista a trecentosessanta gradi, diplomata in violino e canto lirico al Conservatorio Puccini di La Spezia. Grandi collaborazioni e immenso amore per quella che è la sua più grande passione, vale a dire la musica in tutte le sue forme. Strumentale dove il violino diventa un prolungamento del suo corpo, vocale dove la voce prende ritmo e armonia.

Senza pregiudizi: dal lavoro di orchestra, alla fusione della stessa con la musica leggera. Come vuole la mitologia, Elena sa esercitare una malìa, ride ed è gentile, sebbene i suoi occhi profondi raccontano storie di intime contraddizioni e gioie, come solo i veri artisti sanno fare.

Buongiorno Elena, è un piacere averti ai nostri microfoni! Più e più volte, ti sei esibita al Teatro degli Arcimboldi insieme a Francesco De Gregori. Come è nato questo sodalizio tra Elena Cirillo e il Principe?

«Ho iniziato nel 2008 perché chiamata a mettere il violino nei cori del disco “Per brevità chiamato artista“; inizialmente, quindi, è stata una collaborazione dal punto di vista della registrazione in studio. Ho cominciato a lavorare nel live tour dal 2011.»

Puoi, gentilmente, raccontarci le differenze tra i vari artisti con i quali hai avuto modo di lavorare? Come vivi queste esperienze?

«Con molta passione e divertimento! Mi reputo una persona felice dal momento che svolgo una professione che mi consente di mettere in campo quelle che sono le mie reali aspirazioni; credo che ci scelga il mestiere della musica lo faccia principalmente per questa motivazione. La mia ripresa dell’attività orchestrale ha coinciso con l’utilizzo da parte di molti artisti dell’orchestra nel campo della musica leggera. Le mie esperienze orchestrali erano state soprattutto nel sinfonico e nel lirico, mi ha fatto piacere apprendere nuove competenze in materia. Con Francesco Renga abbiamo fatto il Tour Orchestra e Voce, nel quale avevamo tantissimi strumenti, che prevedeva solo l’utilizzo dell’orchestra; con Morgan, erano presenti un nucleo di band, le batterie di Sergio Carnevale, Megaherz che faceva l’effettistica. Si tratta di due approcci completamente differenti: Morgan suona più cose, improvvisa spesso e fa il suo show, Renga bello ma più stabile. Ho lavorato anche con Mario Biondi, orientato verso il jazz, con un complesso musicale adatto al genere: fiati, sax, trombe, serie di ottoni, coristi che si muovevano con dei balletti. E come non citare Sting! Abbiamo preso parte alle date italiane, un’esperienza grandissima, quasi mistica. Credo di aver studiato come in quell’occasione, soltanto quando sono stata sotto diploma!»

Elena, come mai il violino?

«È uno strumento che ho sempre desiderato studiare fin da piccola; in città, però, non era presente nessuno che potesse insegnarmelo ad hoc. Iniziai, così, lo studio del pianoforte fino agli undici anni; aprirono, successivamente, una scuola comunale dove cominciai a studiare violino. Fino ai diciassette anni, portai avanti entrambi gli strumenti, con i relativi esami in conservatorio, da privatista. Con il pianoforte sono arrivata al settimo anno, l’ottavo dovetti, purtroppo, accantonarlo a causa di una tendinite. Scelsi di portare avanti il violino perché, dal punto di vista lavorativo, era quello che mi forniva maggiori opportunità, al di là del fatto che era lo strumento prediletto della piccola Elena Cirillo.»

Un altro strumento è la voce, insegni anche canto…

«La scuola comunale dove iniziai a studiare violino, mi chiese di insegnare lo strumento ad alcuni iscritti. Passai dall’essere allieva ad essere l’insegnante Elena Cirillo! Nel corso degli anni, ci fu un boom di richieste di insegnamento del canto moderno. In via sperimentale, avevo fatto degli stage per questa tipologia di canto, molto differente per impostazione da quella lirica, e me ne appassionai. Nel giro di un paio d’anni, la classe di canto moderno arrivo a ventidue allievi; scelsi di lasciare la classe di violino alla mia collega, dedicandomi principalmente a quella di canto. Nell’ottobre del 2012 nacque, così, l’accademia Play The Voice! Gli allievi vengono preparati a dovere, imparano la tecnica vocale, lo studio di uno strumento, a cantare senza l’uso di basi, a più voci, fanno sessioni di registrazioni e molto altro. Ci sono due tipi di percorso: artistico e didattico, che prevede un anno integrativo in più. Per chi sceglie la strada dell’insegnamento, bisogna svolgere un tirocinio annuale in affiancamento ad un insegnante qualificato.»

La musica la conosci perfettamente, sei laureata in violino e in canto. Non hai mai pensato di uscire con album o un progetto firmato Elena Cirillo?

«Sì, ci ho pensato! Avevo anche scritto dei pezzi. A seguito dell’opportunità di lavorare con De Gregori, ho abbandonato la cosa ma mai dire mai. Sono grata della mia carriera, lavoro con artisti eccezionali, avendo, sempre e comunque, la possibilità di esprimermi, mettendoci del mio negli arrangiamenti, di proporre idee. I concerti non sono mai l’uno uguale all’altro: abbiamo parti stabilite, ma tante improvvisazioni. Sul leggio ho un libro con i testi nel quale ho inserito annotazioni personali che comprendo solo io. Mi ritengo fortunata, tutto ciò è per me una grande fonte di soddisfazione!»

Qual è, in assoluto, il brano che rappresenta maggiormente Elena Cirillo?

«Una canzone che ho sempre adorato è “Save a prayer” dei Duran Duran. Per me ha un effetto terapeutico, mi fa venire i brividi ogni volta che l’ascolto. Tante canzoni hanno rappresentato un momento della mia vita, questa mi rappresenta da una vita!»

Vincenzo Nicoletti

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