Yas Marina Circuit, Abu Dhabi, United Arab Emirates. Sunday 25 November 2018 Fernando Alonso, McLaren. World Copyright: Steven Tee/McLaren ref: _1ST4205

Neanche quattro anni lontano dai podi hanno fatto di Fernando Alonso un pilota in pensione. Non sono bastati un progetto e una macchina che ha disatteso ogni aspettativa a relegarlo lontano dagli occhi dei tifosi e dalle attenzioni di un Circus che per anni ha continuato a fortificarne l’immagine e a riconoscerne il potenziale. Un potenziale che stenta a spegnersi nonostante gli anni passino, e che anzi tende a reinventarsi su altri fronti (pensiamo all’esperienza in WEC con la vittoria alla 24 ore di Le Mans), a dimostrazione che da Oviedo il motorsport pretende ancora qualcosa.

Eppure non sarà la F1 che a partire dal prossimo anno riscoprirà il Fernando Alonso pilota, a dispetto di quanto non abbia già chiesto in passato all’uomo dietro al casco. Un pilota schietto, estremamente conscio di se stesso e del peso che ha su chi lo ha circondato, eppure tanto unico nel suo genere che ha riuscito a portare passione, speranza in molti e a pizzicare il malumori di altri. Odi et amo, with or without you o come volete. Insomma, Alonso gode sicuramente di una stima particolare, che dalle nostre parti rifiutiamo quasi a chiamare affetto (e spesso si trasforma in tutt’altro).

Andrea Stella di piloti ne ha visti, ed è proprio in un’intervista che riguardava Alonso che ha detto che quello dell’asturiano è un talento costruito, razionale e minuzioso.

“Se si prende un determinato insieme di caratteristiche, Fernando è molto forte, ma potenzialmente non è il migliore in nessuna di esse. Parimenti, penso che Schumacher fosse potenzialmente il migliore in alcune, mentre in altre era più debole di Fernando – ha detto l’ingegnere italiano – “Perciò Michael sarebbe più simile ad una stella, mentre Fernando sarebbe più simile ad un cerchio perfetto”.

Forse gli stessi che da mesi sottolineano i cerchi forati della Mercedes all’epoca lo fecero per il mass damper, questo presunto sistema anti vibrazioni che copriva Renault di un sospetto di irregolarità. Tuttavia, in un biennio Fernando Alonso si dimostrò il rivale che in poco tempo valse la spina dorsale del miglior Kimi Raikkonen e dell’ultimo Michael Schumacher (in rosso).

“Fernando è una persona concisa. Quando torna ai box, nelle prime tre parole del suo feedback, ha detto il 95% del suo punto di vista”.

Non fu una bella cosa contestare extra pista il talento naturale di un giovanissimo Hamilton nel 2007, né incespicare in un rapporto che con Ron Dennis faticava a decollare e che finì, peraltro, a consumarsi in un’aula di tribunale per la vicenda Spy Story. Alla fine dell’anno ritornò a vincere la Ferrari, a pochi punti dalla coppia McLaren che di lì a poco avrebbe perso un componente.

Michael era un attaccante. Si avvicinava alla cose andando oltre il limite per poi rientrarci. Fernando, invece, inizia un po’ sotto al limite per poi arrivarci”. Limiti che Fernando Alonso ha conosciuto nella sua seconda esperienza in Renault, e poi negli anni successivi in Ferrari. Anni che hanno raccontato di un pilota inarrivabile in gara (meno performante in qualifica) che sembrava trarre il massimo da vetture non sempre all’altezza, in un ambiente che però lo spagnolo non ha saputo sempre vivere al meglio.

Nonostante un paio di titoli sfiorati, Abu Dhabi 2010 si presentò come primo segnale d’allarme di una convivenza che finì per diventare stretta per entrambe le parti.

“La Ferrari deve puntare ai numero 1 e non ai numero… 25!”, diceva Flavio Briatore, probabilmente traducendo pubblicamente i sentori del pilota che rappresentava. Incontinenza e visioni diverse portarono Alonso nella morsa di un box che l’asturiano non considerava all’altezza, tanto da averne la conferma con l’inizio dell’era ibrida. Questo periodo non regalò grandi speranze né in casa Ferrari, né per lo stesso Alonso che smise di metterci una pezza e strinse la mano al Cavallino.

Non sarà oggi che qualcuno negherà il talento che ha fatto dello spagnolo un due volte campione del mondo, nonché il rivale per eccellenza da battere su ogni fronte (oltre che idolo di un paese poco avvezzo alle quattro ruote prima di lui), eppure sono forse le scelte che ha fatto che lo hanno condotto a non consacrare ancora di più il suo talento. Negli anni ha saputo meritarsi il successo in pista molto più che fuori, e il più delle volte lo ha portato in un posto sbagliato al momento sbagliato. Questione di fiuto, che a un grande pilota della sua stazza non sarebbe mai dovuto mancare. Chissà, però, che le scelte che ha compiuto oggi non gli siano solo valse grandi aspettative che non avrebbe soddisfatto mai.

Nell’ultima parte della sua intramontabile carriera ha ripreso un team in piena rinascita, e ne è diventato presto un leader tutt’altro che silenzioso, con la situazione che è presto precipitata e i suoi sfoghi che non hanno tardato a venire fuori. Ha ridicolizzato in diretta mondiale un’esperienza che ha definito da gp2; la stessa a cui si era candidato mesi prima per tornare a grandi livelli e che al giorno d’oggi rappresenta una forza da metà classifica in F1.

Ad Abu Dhabi il Circus ha realizzato una indimenticabile festa di addio per Alonso, e il tributo della pista (tra Hamilton e Vettel) non è mancato. 

Al di là di tutto, la F1 inizierà la prossima stagione con una line up che non prevederà la presenza di Fernando Alonso: il motorsport, è il caso di dirlo, ha salutato un pezzo di storia, anche se lo stesso protagonista sembra interessato a scriverne altre importanti pagine. Abbiamo sorriso, applaudito dentro di noi a una carriera che abbiamo rispettato, e soprattutto al tempo che in passato ci ha tenuto uniti nel nome della passione. Nella buona e cattiva sorte.

 

Fonte immagine in evidenza: autoblog

Nicola Puca

 

 

 

 

 

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Studio Ingegneria Aerospaziale alla Seconda Università degli Studi di Napoli. Sostengo la politica giovanile e comunale insieme agli amici di Agorà-Lavoro, Partecipazione e Libertà; scrivo per passione, per la necessità di leggermi e di imparare dai miei errori. Sono un alfista senza un'Alfa, un seriofilo senza DVD, un Jedi senza una spada laser.

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