Il Qatar è campione d'Asia, ma non è una sorpresa

Il Qatar venerdì ha conquistato per la prima volta nella sua storia la Coppa d’Asia, battendo in finale il più quotato Giappone − almeno alla vigilia della competizione − con un netto 3-1.

Sì, avete letto bene: il piccolo emirato della penisola arabica ora guarda dall’alto tutte le potenze calcistiche (e non solo) del continente asiatico. Un percorso trionfale quello dei ragazzi guidati dallo spagnolo Felix Sanchez che in tutto il torneo sono andati in gol per ben 19 volte e incassando solamente una rete (proprio dai giapponesi in finale), eliminando ai quarti una corazzata come la Corea del Sud, e in semifinale i padroni di casa degli Emirati Arabi, allenati da Alberto Zaccheroni. Una squadra giovane, solida e pronta ad impostare il proprio gioco: questi sono gli elementi che emergono dalla selezione qatariota. Non mancano calciatori di buon livello come il capocannoniere del torneo Almoez Ali, che con 9 reti ha stabilito anche il record di reti siglate in una singola competizione.

Ma come è nata questa vittoria? Molti si soffermano sul successo qatariota e pochi si chiedono da dove derivi – nel caso se lo fossero chiesti per davvero. L’incipit si può racchiudere in due parole, Football Dreams: un progetto nato nel 2004 che, grazie ai finanziamenti della famiglia reale Al-Thani, ha permesso di costruire una reti di osservatori in giro per il mondo per arruolare (nel vero senso della parola) giovani calciatori, soprattutto africani, asiatici e sudamericani, che potessero far crescere il movimento calcistico nazionale. I ragazzi sono affidati all’Aspire Academy, centro sportivo e formativo situato a Doha, dove i giovanissimi talenti possono crescere sportivamente e culturalmente, per poi essere inseriti gradualmente nelle nazionali giovanili qatariote.

I successi non sono tardati ad arrivare: l’Aspire ha ottenuto diverse vittorie in tornei internazionali contro formazioni giovanili molto più blasonate, mentre nel 2014 la nazionale under 19, guidata allora proprio da Felix Sanchez, alzava al cielo la Coppa d’Asia di categoria. Le soddisfazioni più importanti arrivano, però, dalla presenza nel torneo appena vinto di elementi che sono cresciuti nell’Academy, fra i quali il bomber Almoez Ali. Lo stesso ct spagnolo, dopo essere stato al centro del progetto qatariota, ha pian piano scalato le selezioni giovanili nazionali fino al raggiungimento di quella maggiore. Non è da trascurare, inoltre, l’astuta mossa di acquistare e affiliare una società europea dove poter inviare i giovani dell’Aspire a crescere in un campionato competitivo. Il club in questione è il Kas Eupen, formazione che disputa la Pro League, massima competizione belga, con due interessanti prospetti qatarioti: il terzino sinistro Homam Ahmed e il centrocampista Abdollah Ali Saei, entrambi classe ‘99.

Di vitale importanza per la crescita della nazionale qatariota hanno assunto le naturalizzazioni che la Fifa, secondo il proprio statuto, permette solamente a calciatori che, dopo aver compiuto 18 anni, competono nel campionato locale almeno per cinque anni, salvo che uno dei due genitori non sia nato nel paese di cui si voglia indossare la maglia. Proprio questo meccanismo ha fatto storcere il naso a più di qualche nazionale: gli stessi Emirati Arabi hanno presentato ricorso contro la poco chiara documentazione di alcuni calciatori qatarioti. Tra le più contestate c’è quella di Al Rawi, centrocampista di origini irachene, che il Qatar assicura di avere la madre nata nell’emirato, mentre ci sono fonti che provano che non sia così. Ironia della sorte è che agli ottavi a eliminare l’Iraq sia stato proprio un gol di Al Rawi, il quale nell’esultanza ha baciato lo stemma della propria nazionale.

il Qatar è campione d'Asia

Il Qatar è una potenza

Quando nove anni fa i Mondiali di calcio del 2022 furono assegnati al Qatar, le reazioni di stupore e scalpore furono molteplici. Paese con tradizione calcistica pressoché nulla che è stato capace di aggiudicarsi uno dei tornei sportivi più importanti e seguiti al mondo. La domanda sorge spontanea: perché? I modi con i quali la delegazione qatariota abbia raggiunto questo traguardo sono poco chiari (o forse sono chiarissimi), mentre la motivazione è da ricercare nella voglia del governo del Qatar di accrescere la propria leadership politica ed economica attraverso lo sport. Dunque, la conquista del Mondiale, con il conseguente spostamento delle gare in inverno, è da ricollegare a un discorso molto più profondo che non riguarda solo il calcio.

Il Qatar, emirato petroldipendente, sta tentando di diversificare la propria economia con lauti investimenti attraverso la Qatar Investment Authority, la quale detiene quote di molte banche e multinazionali e fattura più di 300 miliardi di dollari l’anno. Il suddetto fondo sovrano è proprietario del Paris Saint Germain dal 2011 e nel giro di pochi anni ha condotto la formazione parigina ai vertici del calcio europeo, grazie a faraoniche sessioni di mercato culminate con l’acquisto nella passata stagione dell’asso brasiliano Neymar per la stratosferica cifra di 222 milioni di euro. L’influenza del Qatar si è avvertita anche a livello politico, soprattutto quando nel 2017 Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi ed Egitto hanno di fatto rotto i rapporti con l’emirato qatariota, accusandolo di finanziare il terrorismo e appoggiare i Fratelli Musulmani. Crisi diplomatica che ha avuto ripercussioni anche sull’ultima Coppa d’Asia. Dato il clima non proprio favorevole, la nazionale di Sanchez non ha potuto contare a pieno sul supporto dei propri tifosi.

Dove può arrivare il Qatar?

Dopo la conquista del torneo continentale, la domanda che molti si pongono è dove può arrivare il calcio qatariota? Prevedere il futuro è impossibile, ma il movimento calcistico dell’Emirato è destinato a crescere. Il lavoro dell’Academy sta continuando e, di certo, nuovi talenti saranno pronti a essere sfornati. Anche il campionato locale sta vivendo un momento fulgido, evidenziato dalla presenza nella massima serie di campioni del calibro di Wesley Sneijder e Xavi Hernandez. Proprio il campionissimo spagnolo aveva predetto la vittoria finale del Qatar, consapevole − molto probabilmente − del valore dei calciatori presenti in rosa, dato che 22 elementi su 23 giocano in patria. Il club che ha offerto più giocatori al ct Sanchez è stato l’Al Sadd, la squadra proprio di Xavi, con 8 convocazioni: esso detiene il record di campionati vinti (ben 13) e nell’ultima Champions asiatica è riuscito a raggiungere le semifinali.

A confermare la forza del calcio qatariota è stato l’approdo ai quarti della competizione continentale dei rivali dell’Al Sadd, i campioni nazionali in carica dell’Al Duhail, il quale ha fornito ben cinque calciatori al Qatar ed è salito alla ribalta mediatica per aver acquistato di recente dalla Juventus − per 15 milioni di euro −  il difensore centrale Medhi Benatia. Affare che dimostra come il livello del campionato sia destinato a impennarsi, grazie a una politica che incoraggia l’arrivo di calciatori stranieri senza perdere di vista la crescita dei talenti locali. L’IFFHS, a onor di prova, ha piazzato, per il 2018, in trentanovesima posizione la massima serie qatariota (nel 2017 era settantunesima) nella classifica dei migliori campionati del mondo.

In Asia solo il campionato coreano è avanti, mentre alle spalle ci sono i più quotati cinese, giapponese, iraniano e arabo. E in estate ci sarà la Coppa America dove il Qatar − insieme al Giappone − sarà una nazionale ospite. Invito che ha fatto sorridere molti addetti ai lavori e che sarà una nuova occasione per mostrare i progressi del calcio qatariota a casa di Messi e Neymar. Una sorta di prova generale per quello che è il vero obiettivo della squadra: andare il più lontano possibile ai Mondiali casalinghi. Il 2022 non è poi così lontano…

Fonte immagine in evidenza: Euronews

Ivan D’Ercole