
Qualsiasi espressione artistica trova le sue regole nella sua stessa natura. La tecnica segue insieme all’ispirazione e la voglia di dare, di lasciare una parte di sé capace di rigenerarsi sempre: l’arte è la vita della nostra vita. Ad erigersi tra le varie manifestazioni artistiche è la poesia, capace di abbracciare il Tutto in fuga: col suo potere cangiante riesce a stigmatizzare la rigidezza dell’essere nonostante l’incessante fluire nello spazio. La totalità delle cose è l’Uno fermo ma al contempo in movimento perenne, una sorta di entropia: nel caos del quotidiano ci regala l’unione di ragione e sentimento, l’unità delle nostre parti scisse, dei nostri piccoli tasselli che insieme, visti da lontano, danno vita a un enorme e variegato mosaico. Pensiamo all’eleganza musicale del verso, la lucida e penetrante descrizione della cruda realtà personale e umana. Nel corso del tempo la poesia ha cambiato radicalmente la sua forma trascinando con sé, inevitabilmente, i suoi contenuti. Ma qual è, oggi, il vero ruolo della poesia? Le scritture d’oggi tendono a reggersi su metadiscorsi che le legittimano, cioè trovando un senso soprattutto nelle teorie che le precedono e le accompagnano.
Innanzitutto è utile riprendere un concetto che da Hegel in poi è stato ripreso da molti studiosi e che però non viene ricordato abbastanza. Le arti della parola, e fra di esse con particolare evidenza la poesia, sono ai margini del sistema delle arti in quanto costituiscono un tipo di espressione estetica meno autonomo rispetto ad altre attività. A sua volta la poesia, fra i modi d’arte deboli, è la più fragile perché a differenza, ad esempio, del teatro, non ha natura mimetica. La poesia tende a restituire l’io con strumenti immediatamente linguistici. Si avvale solo marginalmente della “finzionalità” del racconto. La poesia è una forma sempre sul punto di confondersi con la parola cosiddetta comune, con la non-arte. Ma una cosa è certa: sapremo di essere al cospetto di una poesia solo nel momento in cui essa esprimerà parole che non appartengono a nessuno, perché sono sempre state di tutti. Esemplare è la lezione del poeta Franco Loi il quale sostiene di non ricordare i suoi testi perché “una volta pubblicati, non appartengono più al poeta”.
Ma facciamo un passo indietro: come si è evoluta la poesia nel tempo? Il processo di cambiamento della poesia, più che a livello tematico, si è avuto nello stile e nella sua cellula, la lingua, nella sua modalità di divulgazione. In origine le poesie venivano composte e recitate oralmente. Pensiamo ai racconti dei poemi omerici che, prima di venir messi per iscritto, erano cantati dagli aedi in pubblico e trasmessi oralmente di generazione in generazione attraverso il racconto dei miti. Con la nascita della scrittura, essa ha raggiunto il suo stadio supremo di immortalità e di immutabilità. Consideriamo la poesia di massima elevazione, quella dantesca, ad esempio: è possibile farla risuonare nelle proprie parole come se fosse ancora possibile percepire quell’animus, quel soffio vitale, quel fuoco ipnotico di un viaggio che stiamo ancora compiendo.
Fonte: blogspot.com
C’è chi ad oggi dichiara la morte della poesia. Non viene letta né tantomeno creata: nulla di più falso. Gli editori la stampano poco? Verissimo, ma lei gira in altri modi: come voce, come in internet, come radio, come lettura pubblica o intorno al fuoco. La poesia è come l’acqua, gira in tutti i canali che trova; trae origine dalla vita preconcettuale dell’intelletto che esige il suo spazio gaudente per vivere. Trova un rifugio nell’intima armonia di stranissime e arcane magie, siano esse fatte di suoni, parole, reminiscenze d’echi che le porte dell’inconscio ci spalancano in determinate circostanze e in particolari stati d’animo: essa è un macrogenere dentro il quale convivono esperienze diverse e, perché no, in aperta contraddizione.
Rupi Kaur, ad esempio, poetessa, scrittrice e illustratrice canadese di origine indiana, riesce a rappresentare con le parole e con le forme il suo profondo vissuto all’interno delle sue due raccolte poetiche, Milk and Honey e The Sun and Her Flowers, pubblicate rispettivamente nel 2014 e nel 2017. La sua produzione mostra come la poesia si sia avvicinata di molto alle arti figurative, e non solo.
“Cosa c’è di più forte / del cuore umano / che si schianta di continuo / e ancora vive”
Fonte: vervemagazine.in
In effetti la sua versatilità fa sì che riesca a convivere in piena armonia con ulteriori espressioni artistiche senza alterarne l’essenza. Un esempio lampante è la musica: dal cantautorato al rap, la poesia s’insinua nelle costruzioni testuali con frasi veloci e dinamiche come il pensiero, le quali rimandano direttamente all’oralità e al parlato, offrendo al lettore o all’ascoltatore la sensazione del momento descritto.
Si tratta indubbiamente di due generi estremamente differenti, ma i contenuti di entrambi gli stili sono in egual misura crudi e reali: è questa la realtà, non si va certo per il sottile. Nel contesto italiano la denuncia rap degli anni ’90 e la contestazione cantautorale degli anni ’70 entrano nelle viscere del “vissuto”, del degrado e delle ingiurie con un occhio sempre al futuro. Tra i numerosi artisti del mondo del rap ricordiamo (per citarne alcuni) Neffa, Fabri Fibra, i Sottotono, gli Articolo 31 a cui si sono aggiunti successivamente tanti altri rapper dall’indiscusso talento: ricordiamo Rancore, Claver Gold, Dutch Nazari, Murubutu, al quale è riconosciuto il merito di aver dato vita a uno stile musicale che vede la fusione della letteratura e della poesia di tutti i tempi al rap, rendendo il passato una creatura vivente.
Fonte: open.spotify.com
Nell’ambito cantautorale, ad esempio, ricordiamo Francesco Guccini, Giorgio Gaber, Lucio Battisti, Rino Gaetano, Fabrizio De André: insomma, la lista sarebbe interminabile. Quest’ultimo, con la sua capacità “pittorica”, riesce a rappresentare scene e situazioni tramite l’utilizzo di poche parole estremamente precise. La valenza poetica dei testi del cantautore genovese è innegabile: essi contengono sempre una morale che spesso emerge con sarcasmo, il crudo realismo e il legame all’ebrezza lo rendono un ineguagliabile “poeta maledetto“.
Fonte: discogs.it
Allo stesso modo è importante comprendere la valenza del linguaggio, dello slang, per poter accettare una visione del rap in un ambito poetico e cantautorale. Se crediamo che per essere classificati poeti o cantautori gli artisti debbano utilizzare lingue arcaiche, definite per convenzione “belle” sotto un profilo estetico, siamo completamente fuori strada. La realtà è che siamo eredi di film come “Amore Tossico”: allora perché creare un’opera radicandoci a un idioma che talvolta sembra non appartenerci più?
La poesia, dunque, non è solo retorica che riposa fra pagine scritte da sant’uomini, né ci guarda dall’alto di un tempio come un Dio dimenticato. La poesia è dannazione, è il fiato della profuga in corsa, vive negli occhi del bambino cresciuto troppo in fretta, esplode tra due corpi sudati e affamati. La poesia è uno dei tasselli del nostro mosaico che, una volta al suo posto, ristabilisce l’entropia del nostro intero sistema. La poesia palpita in noi all’infinito.
Mena Trotta















































