Moder: «L'insoddisfazione ci annienta rendendoci ciò che odiamo»
Fonte: sferacubica.it

Forte dell’ottimo riscontro ottenuto dal suo esordio discografico “8 dicembre” torna in scena Moder con il secondo lavoro solista “Ci sentiamo poi”, disponibile su tutte le piattaforme digitali a partire da martedì 3 marzo.

Nelle sedici tracce presenti nell’album il rapper ravennate dimostra appieno la sua polivalenza artistica frutto di un’esperienza ultraventennale nell’arte dell’mcing e nella scrittura di rime. Per l’occasione Moder – al secolo Lanfranco Vicari – ha deciso di oltrepassare i confini dell’underground e di esplorare nuovi lidi sonori, pur mantenendo le tipiche sonorità old school alle quali ci aveva precedentemente abituati. Il meticoloso lavoro di arrangiamento dei pezzi, il sodalizio con Duna al quale è stata affidata la produzione del disco e il coinvolgimento in featuring di artisti del calibro di Murubutu, Claver Gold e Forelock, senza nulla togliere agli altri ospiti presenti, hanno contribuito a rendere “Ci sentiamo poi” un prodotto notevolmente variegato e strutturato dal punto di vista stilistico.

I brani contenuti nell’ultima fatica discografica di Moder offrono uno spaccato di vita personale e artistica dell’mc emiliano che fin da sempre ha dimostrato una certa predilezione per il rap narrativo e lo storytelling. La scrittura evocativa, solida e concreta è pronta a colpire con la forza di parole l’ascoltatore creando immedesimazione. Le numerose citazioni che vanno dalla letteratura, al cantautorato e all’hip hop non fanno altro che arricchire i testi pregni di significato scaturiti dalla penna matura di Lanfranco.

Ai nostri microfoni, Moder ci rivela alcune curiosità in merito la sua persona, il suo percorso musicale e il suo recente progetto discografico in uscita per Glory Hole Records:

Da tempi non sospetti hai lasciato una traccia indelebile nel suono del rap nostrano contribuendo all’esplosione del genere in Italia. Sei soddisfatto di quanto raccolto fino ad oggi nel corso della tua longeva carriera? Quali momenti hai riposto nel cassetto dei ricordi più cari?

«Sono orgoglioso di quello che ho seminato, ma non direi soddisfatto. In questa fase della mia vita artistica mi sento come agli inizi, ossia con una fame che mi spinge a correre come forse non ho mai fatto. Credo di aver commesso molti errori durante gli anni, sopratutto a livello promozionale, e anche di non essere stato fortunatissimo nella mia carriera da rapper. Ora sono più consapevole dei miei mezzi e di chi sono: può sembrare strano ma questo per me è solo l’inizio! Nel cassetto dei ricordi più cari ci metto sicuramente il CISIM (il centro culturale che gestisco), alcune amicizie e serate nelle quali i pianeti erano allineati come ad esempio l’apertura a DJ Premier a Reggio Emilia. Tutto ciò che sono riuscito a costruire nel corso del tempo è merito di un duro lavoro che ha contribuito a tenermi in gioco e al di fuori da cose che mi avrebbero fatto del male.»

Reduce dal successo del tuo disco d’esordio “8 dicembre” hai recentemente pubblicato “Ci sentiamo poi”. Rispetto al tuo precedente lavoro hai deciso di porre ancor più l’accento sulla ricerca del suono affidando la produzione della tracce ad artisti con un differente background. Quali motivazioni si celano dietro la scelta di aprire il sound a varie contaminazioni?

«Fin dagli albori del mio percorso amo sperimentare. Non sempre riuscivo a trasmettere la mia curiosità all’interno dei miei lavori; questa volta volevo fortemente che emergesse e pertanto ho cercato di creare un prodotto nuovo che andasse al di là della mera scena hip hop. “Ci sentiamo poi” è un percorso che racchiude tutte le influenze musicali con le quali ho avuto modo di rapportarmi da quando mi sono approcciato al bellissimo mondo della musica rap. Ero spesso catalogato come rapper duro e puro, etichetta che mi è sempre stata stretta. Chiaramente non rinnego l’hip hop che considero il mio genere di riferimento a tutti gli effetti, ma nella mia musica c’è molto altro.»

Il primo estratto dell’album è “Non ne posso più”, brano atipico rispetto a quanto Moder ci ha abituati. Il singolo è l’occasione per una sarcastica e pungente critica ad una società che tende a concentrarsi sulle frivolezze anziché su ciò che realmente conta. Quanto dannosa è per Ale e Marco la loro costante corsa verso il nulla?

«È una corsa logorante che finisce per inghiottire chi sei. In questa epoca l’insoddisfazione è a mio parere una grave patologia che ci annienta lentamente fino a renderci ciò che abbiamo sempre odiato.»

Come mai accaduto prima nell’arco del tuo percorso hai incentrato i pezzi sulla sfera emotiva e personale segnando un lieve cambiamento nella tua produzione musicale. È corretto o sbaglio?

«Sicuramente “Ci sentiamo poi” segna una svolta nella mia carriera sia dal punto di vista sonoro che da quello contenutistico. Avevo bisogno di comunicare le mie emozioni con chiarezza, di costruire canzoni e non solo classiche strofe da rapper.»

La tua passione per la musica ti ha portato ad occuparti della direzione artistica dell’Under Fest, festival ravennate con la nobile mission di promuovere la cultura hip hop che si sviluppa in un contesto underground. In un periodo storico in cui il rap in Italia ha perso parte del suo ruolo comunicativo diventando puro esibizionismo ed enfatizzazione quanto è importante preservare l’essenza e la coesione di questo movimento sociale e culturale?

«Under Fest è condivisione, confronto e perché no competizione tra vari rapper. Senza questi elementi ogni forma d’arte zoppica divenendo pura masturbazione. Non credo nelle rievocazioni storiche dello jam. Sono sicuramente dell’opinione che il saper apprendere dal passato e il riuscire a renderlo attuale siano i motivi per i quali l’hip hop continua a contagiare così tanta gente rinnovandosi in continuazione.»

Vincenzo Nicoletti

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