Attentato al primo ministro del Sudan fallito, per fortuna
Credit: Il Post.it

Il primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, è sopravvissuto a un attentato il 9 marzo scorso, quando un ordigno è stato fatto esplodere in una strada della capitale proprio al momento del passaggio dell’auto su cui viaggiava. Le autorità chiedono l’aiuto dei Paesi amici per arrestare i colpevoli, suggerendo la possibile responsabilità di un coinvolgimento straniero.

Secondo quanto riferito dal portavoce di Hamdok, nel momento del passaggio dell’auto del primo ministro c’è stata un’esplosione, ma nessuno è stato ferito. Reuters scrive che l’esplosione è avvenuta nei pressi di un ponte che collega la zona settentrionale della città al centro, dove Hamdok si stava dirigendo. Non è chiara l’esatta dinamica dell’attentato ma alcuni testimoni hanno detto a Reuters che l’attacco sarebbe arrivato “dall’alto”. Il primo ministro, dice la tv locale, è stato trasferito in «località sicura».

L’attentato arriva mentre il Paese africano sta avviando una faticosa ricostruzione, a poco meno di un anno dalla rivolta civile e dal colpo di Stato militare che hanno deposto Omar al-Bashir, oggi accusato di genocidio e crimini contro l’umanità, trasferendo il potere al Governo di transizione guidato dal Premier e dal Consiglio sovrano, composto da rappresentanze della società civile e delle Forze armate.

Abdallah Hamdok ha 64 anni e in passato è stato vice segretario esecutivo della Commissione Economica dell’ONU per l’Africa. È stato nominato primo ministro lo scorso agosto, diventando capo di uno dei due organi che guideranno il Paese in una fase di transizione che fra tre anni dovrebbe portare a nuove elezioni. I due organi sono stati istituiti grazie a un accordo tra i militari e i civili le cui proteste, la scorsa primavera, avevano portato alla fine del regime quasi trentennale di Omar al Bashir. È un rispettato economista e ha una lunga esperienza diplomatica e di cooperazione internazionale. È stato nominato dal Consiglio sovrano del Sudan, l’altro organo che gestirà la fase di transizione: ha 11 membri, in parte militari e in parte civili, ed è guidato dal generale Abdel Fattah Abdelrahman Burhan. Hamdok era stato nominato ministro delle Finanze l’anno scorso da Bashir, ma aveva rifiutato l’incarico.

La nomina di Hamdok a primo ministro del Sudan è uno dei risultati dell’accordo firmato tra militari e civili, dopo lunghe trattative mediate dall’Unione Africana e dall’Etiopia. Oltre alla formazione del Consiglio e del governo guidato da Hamdok, è prevista anche l’istituzione di un organo legislativo la cui maggioranza sarà garantita alle ‘Forze per la dichiarazione della libertà e del cambiamento’, la principale coalizione filo-democratica. Sarà costituito entro tre mesi e secondo i termini dell’accordo dovrà essere per almeno il 40 per cento composto da donne. L’accordo prevede che la fase di transizione finisca tra tre anni, quando saranno organizzate elezioni democratiche.

Per adesso nessuno ha rivendicato l’attentato contro il primo ministro del Sudan, ma la polizia locale ha arrestato decine di persone, alcune delle quali vicine al vecchio regime di Bashir. Il governatore di Khartoum, Ahmed Abdoon, ha riferito al quotidiano Al Jazeera che diversi sospettati, accusati di coinvolgimento nell’attentato, sono stati messi in detenzione. Da parte sua, il massimo procuratore del Paese, Taj al-Ser Ali al-Hebr, ha dichiarato che i pubblici ministeri hanno avviato le loro indagini sull’attacco, che, a suo dire, sarebbe stato diretto professionalmente.

Anche il ministro delle Informazioni sudanese, Falih Salih, ha assicurato che è in corso un’indagine per determinare chi c’è dietro l’attentato, affermando che i tentativi terroristici e lo smantellamento del vecchio regime saranno affrontati in modo preciso e importante. Nel frattempo, il Consiglio di sicurezza nazionale e di difesa del Sudan ha dichiarato che sta cercando anche il sostegno degli alleati del governo del primo ministro sudanese per scoprire chi siano i responsabili dell’attentato.

La massima autorità del Paese, il Consiglio sovrano di transizione, ha dichiarato, martedì 10 marzo, che intende rimuovere tutti i fedeli dell’ex presidente Omar al-Bashir dal potere e procedere in maniera più decisa con lo smantellamento del vecchio regime. Secondo quanto reso noto dal portavoce del Consiglio, Mohamed al-Faki, un gruppo di agenti dei servizi di sicurezza legati ad al-Bashir verrà posto sotto il controllo del governo civile, e una commissione incaricata di facilitare la transizione verso la democrazia rimuovendo tutti gli elementi della vecchia guardia riceverà poteri aggiuntivi. Alcuni funzionari del Servizio di Sicurezza e Intelligence Nazionale (NISS) sono già stati licenziati e il nome dell’agenzia è stato sostituito con quello di Servizio di Intelligence Generale (GIS).

Dopo questo attentato al primo ministro del Suadan, l’Associazione dei Professionisti Sudanesi (SPA), che ha guidato il movimento contro al-Bashir, ha chiesto ulteriori manifestazioni per mostrare unità e sostegno al governo civile, guidato da Hamdok. Una dichiarazione delle Forze per la Libertà e il Cambiamento (FFC) ha poi invitato le persone a scendere in piazza per «mostrare l’unità e la coesione del popolo sudanese e per proteggere l’autorità del governo di transizione». Il giorno dopo il tentato omicidio, decine di manifestanti a Khartoum hanno gridato il loro supporto al primo ministro, cantando «con il nostro sangue e la nostra anima, ci sacrificheremo per voi». «Questa è la nostra patria e Hamdok è il nostro leader», hanno più volte ripetuto.

In Sudan, dopo mesi di proteste, vige attualmente un governo di transizione, il cui leader è il primo ministro Hamdok. Le manifestazioni contro il vecchio regime erano iniziate il 19 dicembre 2018 e in pochi mesi avevano portato al rovesciamento dell’ex presidente, Omar al Bashir, estromesso dal potere l’11 aprile, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese aveva dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo il generale Abdel-Fattah Al-Burhan.

I manifestanti, tuttavia, continuavano a scendere nelle strade della capitale per protestare e chiedere che fosse lasciato il posto a un esecutivo civile. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato il 17 luglio e, in base a quanto stabilito nel trattato, il nuovo governo, a composizione mista, avrebbe dovuto guidare la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario.

Il nuovo primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha prestato giuramento come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, Abdel Fattah al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni.

Certo è che dopo questo attentato al primo ministro, il Sudan torna a tremare. L’attivista politico Khalid Omar, segretario generale del Partito del Congresso, sostiene che, come riportato dal Time,  l’attentato sia «un nuovo capitolo della cospirazione per sabotare la rivoluzione sudanese».

Martina Guadalti

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