L’Amazzonia verso il punto di non ritorno, l’allarme degli scienziati
Foto di David Riaño Cortés da Pexels

Che l’Amazzonia sia essenziale per la sopravvivenza dell’umanità è ormai risaputo, ma che quest’ultima sia vicina al punto di non ritorno è un fatto che sembra non aver suscitato nessuna particolare pressione sulle azioni dei governi negli ultimi anni. Eppure è un allarme che sarebbe meglio non continuare a ignorare, gli scienziati parlano chiaro.

Secondo alcuni studi, entro la fine del ventunesimo secolo si registrerà un forte decadimento e l’Amazzonia, il “polmone verde del Pianeta”, andrà verso un’unica direzione: l’estinzione.

Non bisogna tuttavia aspettare tanto per assistere ai danni che incendi dolosi e deforestazione hanno già provocato: attraverso l’analisi dei dati satellitari degli ultimi venticinque anni, uno studio condotto dall’Università di Exeter, dal Potsdam Institute for Climate Impact Research e dall’Università tecnica di Monaco, ha rivelato la perdita di resilienza a catastrofi ambientali in più di tre quarti della foresta, ormai incapace di rigenerarsi. Da pozzo di carbonio, l’Amazzonia, a causa del clima sempre più arido e asciutto, sta diventando una vera e propria fonte di CO2.

«Di recente in Amazzonia ci sono stati tre periodi di siccità come generalmente ne capitano una volta ogni secolo» dichiara Boulton, uno dei ricercatori. Secondo gli scienziati, mitigare la catastrofe è possibile solo riducendo il consumo di suolo da parte dell’uomo e limitando le emissioni di gas serra a livello globale. Eppure le scelte politiche del presidente brasiliano Jair Bolsonaro sembrano non prendere affatto in considerazione queste problematiche e, oltre a favorire i crimini ambientali, incoraggia le violenze verso i popoli indigeni, abitanti e custodi di queste terre.

Lo sfruttamento delle terre in Amazzonia

L’occupazione dei territori da parte dei coloni e lo sfruttamento delle risorse naturali per mano degli imprenditori agricoli e dei trafficanti di legname, sono il risultato della pessima politica ambientale condotta dal presidente Bolsonaro, che continua a mettere sempre più in crisi la salute dell’Amazzonia.

Secondo un rapporto dell’associazione ambientalista INPE (Istituto Nazionale delle Ricerche Spaziali), il tasso annuo di deforestazione è aumentato da quando, nel 2019, Bolsonaro è entrato in carica. Con lo smantellamento degli enti di protezione ambientale – come il Ministério do Meio Ambiente (MMA), l’Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais (INPE), l’Instituto Brasileiro do Meio Ambiente e dos Recursos Naturais Renováveis (Ibama) e l’Instituto Chico Mendes de Conservação da Biodiversidade (ICMBio) – l’Amazzonia è diventata teatro dei peggiori crimini: incendi dolosi, deforestazione dovuta alla rapida diffusione delle colture intensive e degli allevamenti, attività estrattive illegali, utilizzo di pesticidi e tentativi di sradicamento delle popolazioni indigene dalle loro terre.

Solo tra il 2020 e il 2021 sono stati distrutti 13.235 km2 di Amazzonia, con un aumento del tasso di deforestazione del 75% rispetto al 2018; sono aumentati del 24% gli allarmi per gli incendi forestali e le emissioni di gas serra salgono al 9,5%. Intanto più di 8mila specie vegetali e 2.300 animali rischiano l’estinzione.

«La foresta amazzonica immagazzina parecchia CO2 e, in assenza di una vegetazione appropriata, verrebbe rilasciata tutta nell’atmosfera, incentivando l’innalzamento delle temperature e finendo per pesare sul resto del Pianeta» spiega Boulton. Il patto globale sancito durante la Cop26 per fermare la deforestazione entro il 2030, firmato anche dal Brasile, sembra essere quindi solo un espediente per mettere a tacere il malcontento delle associazioni ambientaliste. «C’è una finestra molto piccola per invertire la rotta. Il destino dell’Amazzonia è cruciale per la soluzione delle crisi globali» commenta Mercedes Bustamante, professoressa dell’Università di Brasilia.

È fondamentale porre fine all’etnocidio e all’ecocidio promossi dal governo brasiliano in nome della speculazione finanziaria e intraprendere azioni reali per proteggere l’Amazzonia e i suoi abitanti.

Melissa Sellitto

5 x mille Survival
Attivista per i diritti degli animali e sostenitrice dei diritti umani, sogno da sempre di diventare una reporter. L’amore per la scrittura mi ha spinto a pubblicare nel 2019 il mio primo libro, "Gli anni difficili". Nel tempo libero leggo e scrivo molto, dormo poco e faccio polemica.

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