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Giornata mondiale dell’ambiente, un impegno lungo 10 anni

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Giornata mondiale dell'ambiente - ecosistemi
Fonte immagine: genevaenvironmentnetwork.org

La Giornata mondiale dell’ambiente giunge alla sua 47esima edizione. Celebrata per la prima volta il 5 giugno 1974, tale ricorrenza green nacque con l’obiettivo di incoraggiare a livello mondiale la consapevolezza e l’azione per la tutela dell’ambiente.

In questo anno ancora segnato dalla pandemia, il tema scelto per la Giornata 2021 è il Ripristino degli Ecosistemi. Proprio come noi, infatti, anche gli ecosistemi del pianeta sono in pericolo. A minacciare la loro salute però non è un virus, ma un nemico ancor più temibile: il cambiamento climatico. Come riportato su uno studio pubblicato su Nature, se le temperature – come sta accadendo – continueranno ad aumentare, la perdita di biodiversità nelle regioni di tutto il mondo sarà ineluttabile e questo non potrà che tradursi in gravi e irreversibili danni agli ecosistemi della Terra, che già versano in una situazione a dir poco allarmante. Secondo le stime, infatti, solo il 3% delle terre emerse sarebbe ecologicamente intatto, con una popolazione sana di tutti i suoi animali e un habitat non violato.

Da qui la decisione di porre il focus di questa 47esima Giornata mondiale dell’ambiente sulla necessità di prevenire, fermare e invertire i danni inflitti agli ecosistemi del pianeta, cercando di passare dallo sfruttamento della natura alla sua guarigione. Un obiettivo ambizioso, la cui realizzazione non può chiaramente esaurirsi nell’istituzione di una singola giornata dedicata. Quella del 5 giugno però è molto più che una semplice giornata tematica, è il giorno scelto dall’UNEP per il lancio ufficiale del Decennio delle Nazioni Unite per il Ripristino dell’Ecosistema. Non un impegno giornaliero dunque, ma una vera e propria missione perché cambiamento climatico, perdita di biodiversità e deterioramento degli ecosistemi non si combattono, né certo si prevengono, a furia di slogan e azioni simboliche. Ma 3650 giorni di impegno costante e collettivo dovrebbero invece essere sufficienti a rigenerare quel mondo naturale dal quale tutti dipendiamo. Non che ci sia, d’altro canto, un’alternativa contemplabile dato che solo ecosistemi sani possono migliorare le condizioni di vita delle persone. Infatti, come la crisi pandemica che stiamo vivendo dovrebbe aver reso noto a tutti, il nesso tra il declino della biodiversità e la comparsa di nuove pandemie è ormai inconfutabile. Ecco perché prendersi cura degli ecosistemi costituisce anche la strada obbligata per superare la pandemia di Covid-19 e contemporaneamente scongiurare il verificarsi di crisi future.

Gli ecosistemi sani forniscono alla popolazione mondiale benefici di ogni tipo, il cui valore economico ammonta, secondo la FAO, a circa 125 trilioni di dollari. I servizi di approvvigionamento, per esempio, sono l’insieme di quei vantaggi materiali che le persone ottengono dagli ecosistemi. Fornitura di cibo, acqua, fibre e materiali come il legno rientrano all’interno di questa categoria. Molti di questi beni vengono scambiati nei mercati, ma in molte regioni del mondo il sostentamento delle famiglie rurali dipende direttamente dal consumo dei servizi di approvvigionamento. Nessuna occasione migliore della Giornata mondiale dell’ambiente, dunque, per cominciare a impegnarsi attivamente nel tentativo di arrestare e, se possibile, invertire il declino a cui abbiamo condannato il mondo naturale. Dieci sono le azioni proposte nella strategia del Decennio delle Nazioni Unite per costruire un #GenerationRestoration.

La prima consiste nel potenziamento di un movimento globale. Ripristinare miliardi di ettari di ecosistemi – da foreste minacciate da incendi a suoli agricoli erosi a tal punto da poter portare solo pochi anni in più di raccolti – è un compito arduo, che nessuna entità o organizzazione sarebbe in grado di fronteggiare singolarmente. Ecco perché il Decennio delle Nazioni Unite si ripropone, tra le altre cose, di collegare e potenziare le azioni dei gruppi a quelle dei singoli. Ma restaurare gli ecosistemi richiede anche ingenti risorse finanziarie, di cui spesso sono sprovviste quelle organizzazioni che guidano le attività sul campo. Pertanto, governi, istituti di credito internazionali, agenzie di sviluppo e settore privato dovranno aumentare i loro investimenti nelle attività di ripristino e, allo stesso tempo, rinunciare a quei guadagni finanziari derivanti da pratiche non sostenibili. Avere a cuore la natura infatti significa anche ridurre quei sussidi che finanziano pratiche dannose nell’agricoltura e nella pesca.

Ma il Decennio delle Nazioni Unite, che si apre durante la Giornata mondiale dell’ambiente, non può prescindere da un cambiamento radicale nell’agire di ciascuno poiché deforestazione, esaurimento degli stock ittici e degrado dei suoli agricoli sono tutti fenomeni causati dagli irresponsabili modelli di consumo globale. Celebrare gli esempi positivi di leadership in materia di contrasto al cambiamento climatico è il passo successivo. Tra le doti di un buon leader figurano sicuramente gli investimenti nella ricerca. Con i cambiamenti climatici sorgono nuove incertezze e le pratiche che funzionano in un ecosistema possono risultare dannose per un altro. La ricerca scientifica è pertanto indispensabile per comprendere cosa fare per favorire il benessere del nostro pianeta. Allo stesso modo, risulta fondamentale incentivare lo sviluppo delle capacità necessarie ad abbattere quelle barriere che spesso impediscono – soprattutto ai gruppi più emarginati – di assumere un ruolo attivo nella restaurazione.

Proprio nel tentativo di identificare le barriere che potrebbero ostacolare la buona riuscita di questa missione di restauro, il Programma ambientale delle Nazioni Unite ha intervistato ambientalisti, finanzieri, attivisti e pubblico in generale. L’ascolto di tutte le parti coinvolte è infatti necessario per rendere più approfondita la comprensione del problema e più efficace la sua risoluzione. Una soluzione che non può non passare anche attraverso l’istruzione scolastica, necessaria a trasformare i bambini di oggi in futuri ambasciatori degli ecosistemi di domani. 

Virgilia De Cicco

Greenpeace

Ecofemminista. Autocritica, tanto. Autoironica, di più. Mi piace leggere, ma non ho un genere preferito. Spazio dall'etichetta dello Svelto a Murakami, passando per S.J. Gould. Mi sto appassionando all'ecologia politica e, a quanto pare, alla scrittura. Non ho un buon senso dell'orientamento, ma mi piace pensare che "se impari la strada a memoria di certo non trovi granché. Se invece smarrisci la rotta il mondo è lì tutto per te".

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