Calcio Uefa
Fonte Laroma24

Anche il mondo del calcio sta combattendo la sua dura battaglia contro un terribile nemico come il Covid-19, che ha metaforicamente stoppato “il pallone” impedendogli di continuare a rotolare sul terreno verde. Per poter vincere una battaglia, però, si sa, è importante anche cercare di guardare al futuro, provando a capire quando tutto potrà tornare alla normalità. Ovviamente, anche il calcio non è esente da questi ragionamenti, ed è più che legittimo iniziare ad interrogarsi sull’eventuale ripartenza e ripresa delle stagioni attualmente sospese. L’antefatto è chiaro: il Coronavirus ha di fatto costretto le varie Leghe mondiali ad imporre un temporaneo stop alle stagioni in corso, bloccando l’attività di migliaia di calciatori. Sia le leghe nazionali che la UEFA, infatti, con tempistiche diversa ed in alcuni casi a dir poco “discutibili” hanno fermato le varie competizioni che sono tutte, ad oggi, in attesa di verdetto.

Gli argomenti che vedono maggiormente coinvolti i massimi esponenti dirigenziali calcistici sono attualmente due: la ricerca di una modalità che possa arginare la crisi del mondo del calcio e la ripresa delle competizioni. Per quanto riguarda l’eventuale ripartenza, va detto che la discussione è veramente molto aspra e vede contrapposte diverse prese di posizione. In Italia, le tensioni fra i presidenti delle squadre di Serie A continuano a farsi sempre più delicate: sì, perché se da un lato c’è chi propende per la riapertura (Lotito in primis), dall’altro lato c’è invece chi spinge per il definitivo stop ai campionati anche nell’ottica di potersi concentrare direttamente sulla prossima stagione (Cellino ed altri).

Anche le altre leghe si stanno interrogando sul punto e se, ad esempio, la Premier League inglese ha deciso di sospendere i campionati – per ora – sino al 30 aprile, c’è il Belgio che ha deciso di dichiarare chiusa la stagione agonistica con il conseguente congelamento della classifica e titolo assegnato al Bruges.

IL DIKTAT DELLA UEFA

Detto ciò, sullo scenario internazionale è quindi intervenuta a gamba tesa la UEFA che, attraverso il proprio Presidente Aleksander Ceferin, ha chiaramente fatto capire di non approvare la decisione belga aggiungendo chi farà come loro “rischierà la partecipazione alle coppe europee del prossimo anno“. A ciò va aggiunto che in una lettera inviata giovedì sera a tutte le leghe nazionali e sottoscritta da Uefa, Eca ed European Leagues, lo stop alle competizioni nazionali viene definito “ultima spiaggia” e che si deve fare in modo che i campionati vengano ripresi e decisi in base ai risultati del campo.

Sono quindi molto forti (per usare un eufemismo) le pressioni della UEFA e dei massimi vertici calcistici sulle varie leghe nazionali al fine di poter ripartire con le varie competizioni. A conferma di ciò, peraltro, vi è anche la disponibilità ad utilizzare come termine ultimo della stagione la data del 3 agosto, andando ben al di là non solo del canonico termine del 30 giugno, ma anche dell’ipotizzata estensione a luglio.

Eloquente, a tal proposito, è un’intervista rilasciata dal Presidente Ceferin al quotidiano sloveno Ekipa.

Il massimo esponente della UEFA, infatti, non solo ha ribadito la ferma intenzione di portare a termine i campionati ma ha lasciato trapelare – neanche troppo velatamente – la chiara volontà della massima autorità calcistica europea di percorrere ogni legittima strada al fine di poter giungere alla ripresa dei campionati.

Ciò che colpisce, in particolare, è la “fiducia” espressa da Ceferin sulla riapertura dei tornei che, da un lato, bontà sua, tiene sì conto delle varie esigenze – anche sanitarie – dei diversi Paesi coinvolti ma che, dall’altro, non esita a considerare poco “influenti” le considerazioni di chi, come Cellino, si è detto poco propenso all’ipotesi di ripartenza ma che, essendo Presidente di una squadra non coinvolta nella lotta per le zone europee, secondo Ceferin non avrebbe una grande voce in capitolo.

È quindi opportuno analizzare per bene le parole della UEFA e capire le vere ragioni che ci sono dietro questa insistenza e questa “fiducia”. Ciò per poter ben comprendere ogni aspetto della vicenda.

I MOTIVI DELLA UEFA

I motivi di tale presa di posizione di Ceferin & compagni, però, non appaiono solo ed esclusivamente sportivi ma, piuttosto, sembrano dettati da una logica meramente economica che – ora più che mai – appare decisamente poco condivisibile.

Con lo “stop” alle competizioni il danno economico che sta subendo il mondo del calcio è chiaro ed evidente, e ne siamo tutti ben consapevoli. A solo titolo di esempio, va detto che – laddove la stagione non dovesse ripartire – la cifra a cui i club di Serie A sarebbero costretti a rinunciare, tra diritti televisivi italiani ed esteri, ammonterebbe, spicciolo più o spicciolo meno, a ben 225 milioni di euro.

LE ALTRE PRIORITÀ

Se, quindi, il ragionamento dell’UEFA è chiaro lo stesso, però, va in aperto contrasto con altre diverse esigenze e/o necessità che sembrano (e che in effetti) sono primarie.

Innanzitutto, non si può non ignorare l’interesse primario, quello alla salute, sancito peraltro a chiare lettere anche nella nostra Carta Costituzionale, in ordine al quale pare francamente molto difficile “garantire” un’adeguata ripartenza. Anche laddove dovesse azzerarsi il numero dei contagi tanto da poterli contare sulle dita di una mano (situazione auspicata da chi – in ambito sanitario – sta affrontando il virus al fine di poterlo definire debellato) è evidente che ai vari atleti dovrebbero essere garantiti controlli adeguati ed approfonditi, tamponi e condizioni “particolari” anche negli spogliatoi e nelle infermierie. Ma c’è di più: come noto, il calcio è uno sport di contatto (dentro e fuori dal campo) e quindi pensare di vedere in campo i calciatori a neanche un mese dall’eventuale – e per ora solo ipotizzata – riapertura appare eccessivo.

Il tutto, poi, senza ignorare che terminare la stagione 2019-2020 entro agosto significherebbe, ovviamente, farlo “a porte chiuse” e sottovalutare tale aspetto non sembra giusto. Lo sport vive anche e soprattutto della passione dei propri tifosi, della loro presenza e del loro entusiasmo. Il calcio è uno sport popolare, o meglio, è lo sport popolare per antonomasia ed immaginare il “regolare” svolgimento delle competizioni senza la loro componente essenziale non solo rende tristi, ma non appare francamente possibile.

LA POSIZIONE DEL CONI

A dir poco opportune, quindi, appaiono le parole del Coni che, per mezzo del suo Presidente Malagò, si è definito a dir poco scettico sulla ripresa dei campionati.

Malagò, infatti, oltre a ricordare gli scenari sopra ipotizzati, è andato oltre, sottolineando l’evidente difficoltà in cui si incorrerebbe laddove, dopo la ripresa, fosse individuato un eventuale nuovo positivo che di fatto “bloccherebbe tutto di nuovo”.

Il Coni, poi, si è interrogato sull’effettiva e reale possibilità di disputare le ultime partite della stagione in estate, ogni tre giorni, con temperature proibitive e, in aggiunta, con la necessità di dover continuamente utilizzare aereoporti e/o stazioni ferroviarie.

Uno scenario che, se lascia dubbi al Coni, appare stridente con l’attuale situazione sociale e sanitaria.

PRENDERE REALE COSCIENZA

La situazione, indubbiamente, è complessa. Le opinioni, evidentemente differenti, sono espressione di interessi contrapposti e spesso tra loro confliggenti.

Il bandolo della matassa, quindi, è indubbiamente “aggrovigliato” ma va sciolto. Quanto prima, e ciò al fine di dare credibilità allo sport calcio e al sistema che lo riguarda.

Per farlo, come spesso accade, appare opportuno tornare a quella che è la vera anima di questo sport e cioè la passione dei suoi tifosi, la bellezza del gioco, il gesto tecnico, il gol subito, quello evitato, la giocata strabiliante.

Va da sé, quindi, che imporre una ripresa della stagione in queste condizioni sembra davvero una forzatura che non è compatibile con il calcio e con il suo vero scopo.

Pensare di riaprire il torneo in questa situazione di preoccupazione nazionale non è affatto consigliabile e sembra davvero una grave “stonatura”. Meglio ripartire, piuttosto, quando ci saranno le condizioni per farlo, con meno preoccupazioni e la possibilità, per la gente, di saper davvero apprezzare questo fantastico gioco.

Consentiamo al pallone di tornare a rotolare sui campi, ma facciamolo quando sarà effettivamente possibile, preparandoci anche a cancellare una stagione ormai ferma da tempo e a ripartire quando sarà debellato definitivamente anche il nemico attuale.

Fonte immagine in evidenza: laroma24.it

Salvatore Fiori

Salvatore Fiori
Mi laureo in Giurisprudenza nel 2002 presso l’Università di Bologna e inizio subito la pratica presso uno studio legale fiorentino occupandomi di diritto civile e penale. Ottenuta l’abilitazione alla professione di avvocato, mi specializzo in diritto dei consumatori e diritto sportivo. Divento, nel frattempo, referente di un’associazione dei consumatori aprendone anche uno sportello presso il mio studio. Parallelamente, coltivo anche la mia passione per l'insegnamento collaborando con alcune scuole private quale insegnante di Diritto. Appassionato di sport in generale e di calcio in particolare e di politica latu sensu intesa, nutro una spiccata propensione per le esigenze dei più deboli, ispirandomi ai principi di giustizia sociale che da sempre muovono il mio pensare e quindi il mio agire.

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