propaganda occidentale
fonte: open.online

Un breve e doveroso disclaimer: chi scrive non è così folle da pensare o sottintendere che la guerra in Ucraina non sia un deliberato atto di aggressione di uno stato sovrano, che le tragedia immane nel territorio non sia responsabilità precipua di Putin e dell’apparato politico-militare russo. Semplicemente il qui presente articolo vuole illustrare anche le dinamiche della propaganda Occidentale, dinamiche sempre esistite, i cui meccanismi, in questo preciso periodo storico, possono favorire una nefasta “eterogenesi dei fini” globale finché si cavalcano autolesionistici sentimenti di vendetta e si pretende di inquadrare una volta e per tutte il male assoluto.

Gli ultimi dolorosissimi giorni ci hanno ribadito che le guerre moderne sono anche guerre di comunicazione. Non potrebbe essere altrimenti. La società dell’informazione è qui, in tutte le sue perversioni. Gli attori sociali che la abitano sono sempre più connessi gli uni con gli altri in un’arena virtuale, dove il termine “arena” non è usato a caso. Siamo più utenti che cittadini, più follower che membri di una comunità, sempre pronti ad aggredire l’altro sotto l’egida rassicurante e protettiva dello schermo nero. 


La propaganda, insomma, é l’arma più scintillante di queste guerre 2.0, sfoderata dalle forze in campo intorno ad alcuni eventi per raggiungere i propri obiettivi di convincimento. In questo contesto la verità viene continuamente mutilata dalle forze comunicative in campo, diventa sempre più fluida e proteiforme, la ricerca della stessa diventa sempre più ardua.

In Russia affermare che esista una pervasiva forma di propaganda è un pleonasmo. Parimenti, affermare che l’Occidente sia scevro di una forma di propaganda è ridicolo – se ne convincano tutti quei sedicenti intellettuali sedotti dalle utopie della democrazia da laboratorio. La differenza fondamentale è che si tratta di due tipologie molto diverse di propaganda nelle premesse e nelle modalità applicazione (ma non nelle intenzioni) dove il fine ultimo è conquistare il sostegno acritico (o almeno sostenibile) dell’opinione pubblica. 

Propaganda a confronto: il modello russo e quello occidentale

propaganda occidentale
fonte: raicultura.it

La propaganda russa può vederla anche un cieco: essa è violenta, verticale, imposta politicamente. Essa, quando non incide con le tradizionali strategie di somministrazione, passa all’imposizione violenta della narrazione ufficiale, alla repressione di ogni voce dissonante, alla rimozione fisica, e ribadiamo fisica, non solo dell’opinione, ma anche del personaggio che la esprime. 

La propaganda occidentale, piuttosto, ha uno stile e delle modalità di applicazione molto diverse – per nostra fortuna. Senza scomodare troppo Noam Chomsky e la sua teoria sul “Modello di Propaganda”, la propaganda Occidentale è elitaria ma non ha una matrice eminentemente politica (come in Russia), bensì – anche – economica e culturale. Si tratta di un sistema di pressioni oliato e sostenuto dalla voracità del comparto mediatico e pubblicitario dove il culturale è subordinato alle stesse influenza economico-politiche.

Proviamo a spiegarlo in modo più semplice: la propaganda a ovest ha delle meccaniche complesse e permette ad una narrazione di diventare dominante (e accettabile) grazie a un élite culturale ricettiva che la adotta e la sostiene, forte delle influenze che vengono dall’economia e della politica. I media, infine, sono lo strumento di amplificazione che suffragano la narrazione e rendono autorevoli alcune voci e ne mortificano altre. La propaganda occidentale garantisce – in teoria – una tensione tra tutte le parti in campo, il pluralismo democratico delle opinioni non è messo in discussione, le voci dissonanti non sono rimosse tout court ma, al massimo, ridicolizzate.

La propaganda occidentale e l’isolamento culturale

Nella pratica, soprattutto negli ultimi anni, un discostamento dalla narrazione dominante, nelle nostre democrazie, porta alla squalifica non solo dell’opinione ma anche della persona che l’ha proferita. Un’etichettatura inesorabile che finisce per determinare un’emarginazione culturale e il discredito mediatico della persona che si trasforma, suo malgrado, in un giullare dei tempi moderni.

Il sistema culturale, insomma, con il sostegno delle forze economico-politiche, applica un certificato arbitrario di incapacità che si trasforma in un pregiudizio sistemico verso la persona. Quella Occidentale, insomma, è una propaganda celata e per questo più camaleontica e subdola che, soprattutto negli ultimi tempi, si adorna di forme striscianti di isolamento culturale.

tony capuozzo, propaganda occidentale
Tony Capuozzo, reporter di guerra screditato per aver espresso dubbi sulla narrazione bellicista della guerra in Ucraina

La prova empirica della dinamica sopra riportata è osservabile quotidianamente. In questo contesto, per il singolo giornalista o intellettuale, è più conveniente ribadire i principi della narrazione dominante (la cui genealogia è espressa in soldoni sopra) che comporta meno tenzoni culturali, meno ripicche economiche (contratti stracciati di redazione) meno ingerenze politiche. I media, dal canto loro, in quanto amplificatori e certificatori di certe dinamiche, tendono ad essere acquiescenti con il potere economico e le sue visioni. 

La cosa importante da comprendere è una soltanto: ogni pensiero espresso, anche quando sottostà a un rigoroso percorso democratico, risente delle forze comunicative in campo. Queste ultime, anche in Occidente, anche nelle nostre democrazie liberali, non sono mai alla pari, ma vengono dotate di un preciso appoggio economico-politico da determinanti gruppi d’interesse e – di conseguenza – di una specifica autorevolezza culturale. L’Occidente, forse, è il miglior posto in cui crescere e vivere. Ma questo non significa che non bisogna evidenziarne le criticità e i potenziali fattori degenerativi e auto-sabotanti. La propaganda in Occidente esiste, da sempre. Accettiamolo.

Enrico Ciccarelli

5 x mille Survival
Sociologo, specializzato in Comunicazione pubblica, sociale e mediale. Giornalista. Scrittore. Cinemaniaco, appassionato di storie.

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