Incendio San Vitaliano, i comitati al Ministro costa:

Il caso dell’incendio a San Vitaliano, che ha visto andare in fiamme un deposito di smaltimento di rifiuti, ha riportato gli abitanti del nolano nell’incubo dei roghi tossici, oltre che l’attenzione di tutta Italia, Ministro Costa compreso, su quello che è ormai un problema storico della provincia di Napoli.
Abbiamo intervistato Vincenzo Forino, portavoce di Stop Biocidio e A sud Campania, associazioni che svolgono attività di informazione, documentazione e supporto ai cittadini e ai comitati locali che vivono in zone contaminate della Regione.

A incendio scoppiato siete stati tra i primi ad accorrere sul posto: che situazione avete trovato?

«L’incendio era davvero grande: il sito è vasto, ci sono volute più di 24 ore e 5 squadre di vigili del fuoco che hanno fatto turni di 12 ore, dandosi il cambio, per estinguerlo.
La nube era alta 30 metri, a differenza di quanto dichiarato da qualcuno, sono andati a fuoco vari tipi di rifiuti: plastica, lattine, cartone e tanto altro.
I fumi partiti da San Vitaliano erano estremamente tossici e si sono diffusi per tutto il nolano e oltre. Un vero disastro.»

Il sospetto di incendio doloso è forte: hanno aperto delle indagini. Cosa ne pensi?

«Come sempre accade in questi, si sono aperte le indagini ma l’iter è lungo.
Capita spessissimo che vadano a fuoco discariche e siti di trattamento dei rifiuti, accade in tutta Italia, non solo in Campania. Di solito c’è la camorra di mezzo, ma i Bruscino non sono mai risultati coinvolti, nonostante i numerevoli sospetti.»

E allora dov’è il sospetto di dolo? Che ci si guadagna a scatenare incendi simili?

«Se è doloso, si tratta probabilmente di qualche altra famiglia che ha interessi nel ciclo di smaltimento ordinario, perché in quel deposito venivano scaricati rifiuti che in realtà dovevano andare negli S.T.I.R.»

Cosa pensi di come stanno reagendo le istituzioni?

«A differenza di anni fa, in questo caso c’è stata una risposta istituzionale, il segnale del Ministro sul luogo del rogo è un segnale forte ma i segnali e i proclami non bastano, servono misure concrete.

Il Ministro Costa è una persona seria che ha affrontato il problema e sa di cosa parla, ma fa comunque parte di un governo insensibile alla questione Una dimostrazione di questo è stata l’eliminazione dall’odg del consiglio dei ministri di qualche giorno fa del punto sulla terra dei fuochi: anche decidere di non fare qualcosa è una scelta. Per quanto riguarda il caso specifico, il Ministro Costa ha promesso un’altra centralina mobile di controllo della qualità dell’aria ma non basta un’altra centralina mobile, c’è bisogno di un controllo costante e capillare in tutta la zona, inoltre servono le bonifiche e serve vigilare su chi le fa, perché se finisce che chi fa le bonifiche è lo stesso che ha inquinato, ci stiamo prendendo in giro.»

Cosa ne pensi invece della risposta delle istituzioni locali?

«I comuni di Pomigliano e San Vitaliano hanno prodotto delle ordinanze per tutelare la salute pubblica, ma oltre questo non possono fare molto in questo caso. Poi ci sarebbe l’annosa questione del patto per la terra dei fuochi a cui hanno aderito 90 comuni: c’erano tutti quando si è trattato di riscuotere i fondi, ma solo una decina stanno rispettando gli impegni e nessuno sa dove questi soldi sono andati a finire.
Un’altra cosa interessante è che i Bruscino hanno ottenuto l’autorizzazione ad ampliare un sito di smaltimento dei rifiuti speciali a Boscofangone (Nola): si tratta della stessa proprietà del capannone andato a fuoco, è chiaro che c’è quantomeno un serio problema di sicurezza.»

Nei mesi scorsi è scoppiata l’inchiesta di Fanpage, che ha avuto proprio San Vitaliano come palcoscenico di una delle ultime puntate. Come è cambiata la situazione dopo quella inchiesta?

«Dopo l’inchiesta si è parlato di nuovo molto di reati ambientali e terra dei fuochi, ma la cosa è andata scemando col tempo. Diverse persone travolte dalle polemiche, che avevano annunciato dimissioni, sono ancora dev’erano prima: il consigliere di Ercolano, Rory Olivieri, oltre che diverse figure della Sma campania. Nessuno si è mosso, come al solito.»

Questo ennesimo incendio ha riportato di nuovo l’attenzione sul dramma ambientale della provincia di Napoli. Voi che invece sul territorio ci siete da anni, come avete intenzione di muovervi adesso?

«L’attenzione torna ciclicamente su questa storia. L’estate scorsa con l’incendio del Vesuvio è successo qualcosa di gravissimo: se ne è parlato un po’ ma poi tutto è rientrato senza portare a risultati. Io credo che noi, come comitati e associazioni, abbiamo bisogno di un cambio di paradigma. È necessario trovare nuove modalità, perché evidentemente fare informazione e alimentare il conflitto non basta più. Intanto noi di Stop Biocidio e A Sud Campania continuiamo a monitorare la situazione, siamo sul posto e ci stiamo organizzando per capire come muoverci, perché non può finire di nuovo tutto nel dimenticatoio.
Qualcosa deve cambiare

Alessandro Cuntreri

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In direzione ostinata e contraria da ancora prima di comprendere il vero significato di quest’espressione. Ho trovato il migliore degli amici in un punto interrogativo, la più calorosa delle amanti in un paio di cuffie e il più stimolante degli avversari in me stesso. Credo fervidamente nel potere delle parole e per nulla nelle parole di potere. I miei aggettivi e insulti preferiti sono, rispettivamente: kafkiano e terrone, probabilmente se fossi stato al posto di Samsa, non mi sarei risvegliato scarafaggio ma zecca. Per il resto seguo il calcio senza capirne nulla, come buona parte degli italiani fa con la politica e viceversa.