Cari lettori, WhatsHappening vi saluta con un’ultima edizione dedicata allo stato della legalizzazione del matrimonio omosessuale nel mondo: dalla lontana Cina sino alla vicina Turchia, questo diritto è riconosciuto?
È possibile premettere che il matrimonio tra persone dello stesso sesso e la variante data dalle unioni civili sono realtà ancora negate in diversi Stati del globo. Inoltre, l’assenza del riconoscimento del matrimonio omosessuale è talvolta la punta di un iceberg repressivo e discriminatorio nei confronti dell’omosessualità. Di seguito, WhatsHappening vi propone le indagini relative alle singole regioni:
ASIA PACIFICA
A maggio di quest’anno una sentenza storica impone al parlamento di Taiwan di rimuovere il divieto per gli omosessuali di contrarre matrimonio. È una realtà che viene salutata dagli attivisti dei Paesi dell’Asia pacifica come un passo importante per il riconoscimento dei pieni diritti per le comunità LGBTQI dell’area. La Cambogia e la Cina sembrano tra i più quotati per seguire l’esempio della piccola repubblica. In Cambogia, infatti, le forze politiche di opposizione hanno dichiarato l’intenzione di legiferare in materia in caso di vittoria alle prossime elezioni, mentre il partito al governo, nonostante non abbia la questione in agenda, ha espresso la sua disponibilità ad affrontarla qualora ci fosse una forte domanda della comunità. 
AFRICA SUBSAHARIANA
La situazione giuridica per le coppie omosessuali nell’area dell’Africa subsahariana non è delle migliori. L’unico Paese in cui il matrimonio omosessuale è legalmente riconosciuto è il Sudafrica, che si staglia come eccezione dell’intera area: qui nel 2006 è stato approvato il Civil Union Act ed esiste una legislazione a protezione della comunità LGBTQI. Al contrario, gli altri Paesi dell’area subsahariana presentano un quadro legislativo carente o negativo: in Paesi come il Madagascar, il Mozambico e il Gabon non esistono leggi specifiche al riguardo e la situazione è piuttosto incerta, mentre altri prevedono delle pene per le persone omosessuali ma non le applicano (Botswana, Namibia, Angola) e altri ancora addirittura la rendono illegale (Zambia, Zimbabwe) o la sanzionano con l’ergastolo (Tanzania, Uganda).
EUROPA
Su 28 Paesi membri dell’Unione Europea, 11 riconoscono il matrimonio egualitario e altri 11 hanno le unioni civili. Anche se attraverso il trattato di Amsterdam l’Unione Europea richiede ai suoi membri l’approvazione di leggi di tutela e regolamento dei diritti delle coppie omosessuali, sei di questi Paesi si trovano ancora sul fronte opposto: in Bulgaria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia, il matrimonio omosessuale è vietato dalla Costituzione e non è presente alcuna legislazione sulle coppie dello stesso sesso. I Paesi nordici sono, invece, l’avanguardia dei diritti civili del Vecchio Continente: i parlamenti di Paesi Bassi (2001 – primo Paese al mondo), Finlandia (2016), Svezia (2009), Norvegia (2008) e Danimarca (2012) hanno riconosciuto il matrimonio omosessuale senza dover passare l’onere a tribunali o alle Corti Costituzionali. 
AMERICHE
Negli Stati Uniti una sentenza della Corte Suprema del 26 giugno 2015 ha definito le leggi anti-matrimonio omosessuale in contrasto con il XIV Emendamento della Costituzione. Da allora ogni Stato d’America ammette le nozze tra persone dello stesso, nonostante le iniziali resistenze locali. Il Kansas è stato l’ultimo Stato ad adeguarsi, mentre nel solo Alabama resiste una legge dei tempi della schiavitù che permette a delle piccole contee di esimersi dalle celebrazioni. La situazione in America Latina è più che mai variegata: in ogni Paese la legislazione cambia molto e i matrimoni tra persone dello stesso sesso vengono legalmente celebrati o addirittura perseguiti a seconda dei casi.
MEDIO ORIENTE
Affermare che il matrimonio omosessuale sia mera utopia in Medio Oriente non rappresenta un giudizio ingiusto nei riguardi di questa regione del globo. Difatti, non solo gran parte dei Paesi non riconosce il diritto di regolamentare attraverso un istituto giuridico una relazione omosessuale, ma l’omosessualità stessa è ostracizzata, punita e fonte di discriminazione. Particolare rilevanza assume in questo ambito lo stretto legame che intercorre tra la religione e l’apparato giuridico ed etico verso cui è orientato il singolo Stato – ad esempio, la dedotta contrarietà dell’islam nei riguardi dei rapporti omosessuali ha prodotto in alcuni Stati l’assenza di tutela, la visione dell’omosessualità quale malattia e la discriminazione. 
Hanno collaborato: Rosa Ciglio, Elisabetta Elia, Marcella Esposito, Valerio Santori, Rosa Uliassi















































