Terza sconfitta in una settimana per l'Arsenal, la quarta consecutiva tenendo conto di tutte le competizioni. Dopo quasi 22 anni sulla panchina dei gunners, il futuro di Arsène Wenger sembra più che mai incerto. Chi raccoglierà la sua eredità?

La settimana appena terminata non sarà dimenticata tanto facilmente da giocatori, staff e tifosi dell’Arsenal, visto che in appena sette giorni sono arrivate ben tre sconfitte. La prima (e più pesante) è stata quella in finale di “Carabao Cup” contro il Manchester City, vittorioso per 3-0. Pochi giorni più tardi le due squadre si sono ritrovate contro in campionato all’ “Emirates Stadium” e la sostanza non è cambiata: altro pesante 3-0 in favore dei citizens. Ad infliggere il colpo di grazia ai gunners ci ha pensato il Brighton, vittorioso per 2-1 grazie alle reti di Dunk e Murray.

Sul banco degli imputati, per l’ennesima volta, è finito in primis il manager Arsène Wenger.

MOMENTO NERO

Il 2018 non sembra proprio essere l’anno giusto per l’Arsenal: in 14 gare ufficiali giocate dall’inizio dell’anno, tenendo conto di tutte le competizioni, sono arrivate appena quattro vittorie, a fronte di due pareggi e ben otto sconfitte.

In particolar modo l’Arsenal ha perso tutte le ultime quattro gare ufficiali (Ostersund, due volte Manchester City e Brighton): non accadeva dal 2002.

A certificare il momento nerissimo ci pensano, in maniera impietosa, i numeri negativi raccolti giornata dopo giornata:

  • quella contro il Manchester City è stata la sconfitta più pesante mai subita in una coppa nazionale nella storia del club
  • nelle ultime undici giornate di campionato Cech non ha mai mantenuto la sua porta inviolata (anche in questo caso l’ultima volta era stata nel 2002)
  • nelle quindici trasferte giocate in questa edizione di Premier League, l’Arsenal ha raccolto appena 13 punti: peggio aveva fatto solo nel campionato 1989/1990, con 12.
  • quella contro il Brighton è stata la prima sconfitta in 35 gare giocate dall’Arsenal contro squadre neopromosse.

Quando l’Arsenal scende in campo si osserva una squadra svogliata, incapace di lottare su ogni pallone come invece fanno gli avversari. Gli stessi calciatori si intestardiscono in azioni personali anche quando avrebbero un compagno da servire, sintomo di uno spirito di squadra assente.

WENGER: FINE DI UN’EPOCA?

La crisi dell’Arsenal, seppur accentuatasi nell’ultimo periodo, affonda le sue radici in una serie di risultati negativi che il club del nord di Londra colleziona già da un paio di stagioni.

Il maggiore responsabile dei problemi dell’Arsenal è stato da sempre identificato in Arsène Wenger. Il francese siede su quella panchina dal lontano ottobre 1996 ed è, ad oggi, il manager più longevo e vincente della storia dei gunners, nonché allenatore di club ancora in attività più a lungo alla guida della stessa squadra. Con lui l’Arsenal ha vinto tre volte il campionato, oltre a conquistare sette coppe d’Inghilterra ed altrettante Supercoppe (Community Shield).

Dopo quasi ventidue anni l’avventura del manager nato a Strasburgo sembra però essere arrivata al capolinea: nonostante abbia sempre avuto a disposizione grandi somme di denaro da investire nel calciomercato e rose altamente competitive, negli ultimi anni qualcosa sembra essersi rotto. L’evidente discontinuità nei risultati non permette al club di poter competere, giornata dopo giornata, nella lotta per il titolo. L’ultimo trionfo in campionato è datato 2003/2004 e porta la firma del meraviglioso “Arsenal degli Invincibili”.

Al manager è stata inoltre più volte attribuita la colpa di aver speso male in sede di calciomercato: se è vero che nelle ultime stagioni sono state tante le stelle che hanno composto il mosaico offensivo dei gunners, è altrettanto vero che a centrocampo ma soprattutto in difesa nessun campione ha mai sposato il progetto.

 

“WENGER OUT”

Lo slogan lanciato sotto forma di striscioni, cori e bandiere da qualche stagione a questa parte da una buona fetta dei sostenitori dell’Arsenal è Wenger Out“. Il motto è diventato un vero e proprio fenomeno mondiale, tanto da essere comparso sugli spalti in occasione di una gara di cricket, in alcune manifestazioni anti-Trump o addirittura al concerto dei Coldplay. Tralasciando per un attimo la “viralità” dello slogan, è chiaro come gran parte dei tifosi consideri ormai necessario un avvicendamento al timone del club.

L’esonero sembrava vicinissimo a luglio scorso, prima dell’inizio della stagione: la vittoria sul Chelsea nella “Community Shield” valse di fatto a Wenger la conferma da parte di Stan Kroenke, azionista di maggioranza del club e primo estimatore del francese.

 

CHI SARÀ IL SUCCESSORE?

Il regno di Wenger questa volta sembra essere davvero prossimo alla fine. È tuttavia improbabile che l’esonero arrivi in brevissimo tempo: il piano della societàsembra essere quello di voler puntare su di lui fino al termine di un campionato che vede, al momento, l’Arsenal distante ben tredici punti dalla zona Champions. Discorso diverso in Europa League, dove affronterà il Milan negli ottavi di finale e che, di fatto, rimane l’unica strada percorribile per poter disputare la massima competizione europea per club la prossima stagione.

In estate dovrebbe insediarsi il nuovo tecnico, che avrà a disposizione tempo e denaro per costruire una rosa all’altezza. La lista dei papabili per il posto di nuovo manager dell’Arsenal è in continua evoluzione, secondo quanto riportato da Sky Sports FootballMassimiliano Allegri, nome caldissimo l’estate scorsa, rimane ancora uno dei favoriti. Chi ha acquisito molte preferenze è invece Maurizio Sarri, che non ha mai nascosto il suo desiderio, un giorno, di voler allenare in Premier League. Qualcuno punta invece sul portoghese Paulo Fonseca, messosi in luce soprattutto grazie all’ottima Champions League giocata finora dal suo Shaktar Donetsk. Ipotesi molto appetibile, infine, anche quella di Brendan Rodgers, ex tecnico del Liverpool ed attualmente alla guida del Celtic.

I prossimi mesi ci diranno molto sul futuro dell’Arsenal: l’epilogo sembrerebbe già scritto, ma quando si parla di Arséne Wenger bisogna sempre stare attenti ai colpi di scena.

 

Ugo D’Andrea

 

 

 

 

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