Esopianeti, troppa acqua può impedire la vita

Un nuovo studio suggerisce che alcuni tra gli esopianeti orbitanti intorno alla stella Trappist-1 potrebbero essere immersi in oceani profondissimi. Nonostante la presenza di acqua sia essenziale per la vita, un’eccessiva quantità potrebbe costituire un ostacolo alla sua comparsa.

Trappist-1 è una nana rossa situata a 39,5 anni luce di distanza dal Sole e visibile all’interno della costellazione dell’Acquario. Due analisi effettuate nel 2016 e nel 2017 hanno rivelato la presenza di sette esopianeti orbitanti intorno alla stella, dei quali almeno tre (Trappist-1e, f, g) residenti nella fascia abitabile. Le loro masse (distribuite in un arco compreso tra le 0,36 e 1,38 masse terrestri) e il calcolo della densità suggeriscono che i suddetti pianeti siano di composizione prevalentemente rocciosa.

La scoperta di un sistema tanto curioso ha persuaso un gran numero di scienziati diversi (astrofisici, esobiologi, geologi) ad indagare la natura dei suoi pianeti: sono potenzialmente abitabili? C’è la possibilità che forme di vita autoctone si siano sviluppate su di essi? Il fatto che tre di loro si trovino all’interno della fascia abitabile significa soltanto che, tenendo conto della natura della stella intorno a cui orbitano, questi sono situati alla distanza adeguata a conservare l’acqua allo stato liquido; ma la reale abitabilità di un pianeta dipende in ultima analisi dalle caratteristiche fisiche e dalle condizioni atmosferiche loro proprie, nonché dall’attività della stella di riferimento. Ad esempio, in base ad uno studio pubblicato l’anno scorso, l’imponente flusso di radiazioni emesso da nane rosse come Trappist-1 potrebbe essere letale per ogni forma di vita eventualmente presente sui pianeti circostanti.

Le ragioni per cui un pianeta risulti inadeguato ad ospitare la vita possono essere molteplici: in base a un nuovo studio pubblicato su Nature Astronomy gli esopianeti del sistema Trappist-1 potrebbero essere addirittura troppo umidi. Gli scienziati hanno stimato che la massa dei pianeti più interni risulti composta per circa il 10% di acqua, mentre in quelli più esterni tale percentuale crescerebbe addirittura fino al 50%. In confronto la Terra possiede solo lo 0,2% di acqua rispetto alla sua massa complessiva. I pianeti di Trappist-1 ha affermato Cayman Unterborn, responsabile della ricerca, sono probabilmente “dei mondi acquatici privi di terre emerse che rompano la monotonia di vento e onde”. Si tratta insomma di pianeti globalmente ricoperti da profondissimi oceani, incapaci di innescare i complessi cicli geochimici necessari per la vita.

Nonostante ciò, ci sono almeno due ragioni fondamentali per cui il sistema Trappist-1 possa continuare a meritare sia l’attenzione dei ricercatori che quella del pubblico appassionato. Innanzitutto, secondo alcuni scienziati la vita su questi ed altri simili pianeti potrebbe aver trovato altre strade per proliferare: i requisiti considerati necessari per la sua crescita sono, infatti, studiati sulla base delle uniche modalità di sviluppo conosciute al momento, ossia quelle che si sono verificate sulla Terra. Inoltre, come ha ricordato lo stesso Unterborn, i pianeti di Trappist-1 possono essere interessanti anche nel caso fosse definitivamente dimostrata la loro inadeguatezza ad ospitare la vita. Che ne sarebbe del fascino esercitato dai mondi alieni se ciascuno di loro presentasse le stesse caratteristiche di quello d’origine?

Sebastiano Martorana

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