Perché maggio è stato così freddo, spiegato a Salvini e ai negazionisti del Climate Change

Maggio è pazzo – questo appena trascorso, almeno -, le mezze stagioni sono tornate, e se è vero che una rondine non fa primavera, un maggio così freddo di certo non fa inverno. Il quinto mese dell’anno è ormai trascorso, e quello che di norma è un anticipo di estate si è rivelato insolitamente molto freddo: temperature tutt’altro che primaverili e tanta pioggia su gran parte dell’Italia, ma anche venti forti, mareggiate, grandinate occasionali e la neve, che è tornata eccezionalmente su Alpi e Appennini. Non sono mancati allagamenti, con 1,2 milioni di famiglie a rischio alluvione in Emilia-Romagna, e danni ingenti all’agricoltura, stimati in oltre 10 milioni nella sola regione del nord.

Non di meno, ciò che colpisce è come il freddo di questo mese sia stato strumentalizzato sin dall’inizio, con alcuni giornali e personaggi politici che – loro per primi – hanno introdotto il tema dei cambiamenti climatici, laddove, ça va sans dire, neve e pioggia sarebbero una diretta smentita del global warming. «Riscaldamento del pianeta? Ma se fa freddo», «anche il tempo si è rotto di Greta». Così titolavano, rispettivamente, i quotidiani Libero e Il Tempo il 6 maggio 2019, con gli immancabili insulti ai migliaia di ragazzi del movimento Fridays for Future, gli ormai celebri “gretini“. Il riscaldamento globale sarebbe, insomma, una fake news bella e buona, smentita nei fatti dal maltempo e dalle temperature rigide, “il brivido della realtà”.

Questi attacchi non sono isolati ed è ingenuo pensare a semplici scivoloni dei soliti direttori che vogliono far parlare di sé con titoli clickbait e dai toni sempre più accesi. Sopratutto, perché sono in buona compagnia nel mondo politico: tra i più grandi fan del negazionismo climatico c’è naturalmente il presidentissimo degli States Donald Trump, che non ha mai mancato di ribadire il concetto in tweet sarcastici come questo e secondo cui, come ci ricorda un articolo del New York Times, il global warming sarebbe una bufala inventata dai cinesi. E non si è astenuta nemmeno la sua versione italica, Matteo Salvini, che per ultimo il 2 giugno, ospite del programma “Non è l’Arena” su La7, ha risposto così alle domande del conduttore sulla tenuta del governo: «perché devi essere sempre pessimista, Massimo? È domenica, è il 2 giugno, è la festa della Repubblica, domani mia figlia comincia la scuola estiva di danza, finalmente oggi c’era il sole… c’hanno spiegato per mesi che c’era il riscaldamento globale e abbiamo passato un maggio con l’ombrello e col passamontagna e i guanti di lana, oggi finalmente è uscito il sole quindi da domani tornerà il sole anche nei palazzi del governo, ne sono convinto».

Applausi in studio, nessuno che ribatte, sipario. E l’uomo più in voga del Paese può così andare avanti, tirando fuori l’immancabile rosario, dimenticando che Papa Francesco da anni spinge proprio sul tema del riscaldamento globale, a cui ha dedicato addirittura l’enciclica Laudato Sì, ovvero il massimo messaggio del Pontefice a tutta la cristianità. Salvini lo ignora, o piuttosto cavalca proprio un certo malcontento presente nella frangia più tradizionalista della Chiesa, allo stesso modo in cui le boutade sul clima arrivano in un periodo in cui, secondo un recente report dell’Agcom, il meteo è stato tra i 4 temi più discussi sui siti di disinformazione nel secondo bimestre dell’anno.

Perché abbiamo avuto un maggio così freddo?

Prima di archiviare questo mese e dimenticarcene ai primi (previsti, e speriamo duraturi) tepori di giugno, conviene allora rispondere a un paio di domande che tutti, prima o poi, ci siamo posti: è normale che abbia fatto così freddo a maggio? È stato davvero così anomalo?

In primis, secondo i dati dell’Isac-Cnr, ovvero l’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche, che monitora mensilmente gli andamenti della temperatura, è stato davvero un maggio freddo in modo insolito: le temperature medie registrate nella penisola sono state di 1-2 gradi inferiori agli anni precedenti, con variazioni anche superiori in alcune aree, come tra Molise, Campania e Puglia o sulle Alpi nord-occidentali.

Tali dati, però, fanno da contraltare a un mese di aprile con temperature superiori alla media e in linea con i precedenti, con una scarsa piovosità che aveva fatto lanciare l’allarme per il livello dei fiumi, con il Po in secca come in piena estate. Inoltre dopo un anno, il 2018, che secondo i dati è stato complessivamente il più caldo mai registrato in Italia, con temperature di oltre 1 grado e mezzo superiori alla media di riferimento 1971-2000.

Come riportato anche da Greenpeace, sono proprio i cambiamenti climatici a creare fenomeni meteorologici estremi: non solo siccità e desertificazione, fenomeni già presenti anche in Italia, ma anche allagamenti, tempeste, uragani e temperature occasionalmente molto rigide saranno sempre più frequenti e dovremmo anzi prepararci a resistere.

Tutto ciò è causato dalla destabilizzazione del vortice circumpolare artico: non tutte le zone del Pianeta si riscaldano alla stessa velocità e proprio il polo Nord, infatti, si sta scaldando molto più velocemente, con conseguente nefaste per tutto l’ecosistema artico. Quel che ci interessa sottolineare qui, però, è che proprio le temperature più alte non riescono a mantenere stabile il vortice polare, con la cupola di bassa pressione che sempre più spesso si frantuma in più lobi che possono migrare verso zone normalmente temperate, portando con sé l’aria gelida.

Secondo uno studio di Nature Climate Change, il vortice polare che normalmente si mantiene sull’Artico negli ultimi decenni avrebbe anche cambiato posizione, proprio per la riduzione dei ghiacci: negli ultimi 30 anni si è registrato un suo graduale spostamento verso l’Eurasia, e ciò potrebbe aver contribuito a portare temperature più rigide in primavera inoltrata proprio in molte zone dell’Eurasia e Nord America. Il tema è naturalmente molto complesso, ma anche secondo altri studi, come quest’altro pubblicato sempre su Nature, la destabilizzazione dell’Artico è responsabile di fenomeni meteorologici estremi negli Stati Uniti.

Insomma, divertiamoci quanto vogliamo a fare il verso alla saggezza popolare, ridiamo dei meme su Greta Thunberg e degli insulti sui quotidiani nazionali, ma la meteorologia è una cosa seria. I cambiamenti climatici, pure. Per questo fa sorridere – e ci sarebbe non da piangere ma quantomeno da rimboccarsi le maniche – l’assurda polemica delle ultime settimane, visto che un maggio freddo non fa altro che confermare proprio i cambiamenti climatici che moltissimi ancora negano. Sdrammatizzare è naturale, negare l’evidenza e non preoccuparsi del proprio futuro è da fessi. Se si governa uno Stato, anche da irresponsabili. Il riscaldamento globale purtroppo è già qui ed è un vero problema di sicurezza nazionale con cui dovremo fare i conti: continuare a fare finta di nulla non ci aiuterà, avanza solo ombre e sospetti su quanti ancora si ostinano a negarlo e sul perché lo fanno.

Antonio Acernese

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