Ombra climatica: deresponsabilizzare i singoli cittadini è controproducente
Foto di Felix Mittermeier da Pexels

Carbon Majors: Update of Top Twenty companies 1965 – 2017“: è il titolo della relazione del Climate Accountability Institute con la quale nel 2019 si accertava la responsabilità delle venti grandi aziende, pubbliche e private, più inquinanti al mondo. Secondo Richard Heede, autore dell’analisi, queste compagnie sono responsabili del 35% delle emissioni di metano e CO2 su scala globale per un totale di 480 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio (GtCO2e) rilasciate dal 1965 al 2017. Un dato di fatto inoppugnabile contro cui i decisori politici sembrano non voler intervenire. Un’evidenza scientifica su cui costruire una strategia utile a una tutela dell’ambiente efficace. Un certezza che, in maniera del tutto controproducente, tende però a deresponsabilizzare i singoli cittadini. La somma delle scelte che ogni cittadino intraprende nell’arco di un’intera vita influisce inevitabilmente sulla crisi climatica. L’ombra climatica, un nuovo concetto creato per aiutare tutti noi a comprendere l’impatto delle nostre azioni e, non meno importanti, delle nostre disattenzioni nei confronti dell’ambiente, tenta di fare chiarezza sulle vere responsabilità climatiche dei singoli cittadini.

Ombra climatica: consumo, scelte, attenzione

«Quando la BP (British Petroleum n.d.r.) ha creato il concetto di impronta di carbonio e l’ha collegato a piccole attività, ha spostato in modo decisivo la narrazione della responsabilità, portandola da quella delle aziende a quella individuale. Una conseguenza ancora più tragica è che promuovendo l’impronta di carbonio come la cosa più importante sulla quale i cittadini consapevoli si dovrebbero concentrare, l’industria dei combustibili fossili si è assicurata che non mettessimo le nostre energie in ciò che conta veramente: l’azione collettiva e l’attivismo». Con queste parole la scrittrice climatica Emma Pattee introduce un nuovo termine nel linguaggio utilizzato nella lotta alla crisi ambientale.

Il concetto di ombra climatica, un nuovo parametro utile a misurare il peso ambientale delle nostre azioni, ma anche della nostra inerzia, nasce dall’esigenza di ampliare una metrica, quella data dalla carbon footprint, che non tiene conto di diversi fattori. Per calcolare la nostra impronta di carbonio infatti basta conoscere la quantità di gas serra che una determinata attività emette moltiplicandola per la durata temporale dell’attività stessa. Parametri facilmente calcolabili che però non bastano a darci un quadro completo dell’impatto individuale sull’emergenza del clima. Da qui la necessità della creazione di un nuovo metro di valutazione che tenga conto non solo delle azioni pratiche che compiamo quotidianamente, ma anche di altri due parametri che la carbon footprint non prende in considerazione: scelte e attenzione.

Come spediamo il nostro denaro? Quanti figli o animali domestici decidiamo di avere? Per quale azienda decidiamo di lavorare? Chi votiamo? Anche se tali domande sembrerebbero non aver nulla a che fare con la crisi climatica, prendere in considerazione il peso ambientale delle nostre scelte di vita (lavoro, famiglia, politica etc.) può aiutarci a comprendere meglio l’effettiva influenza che abbiamo sulla natura. Scegliere una forza politica che metta in primo piano l’urgenza dell’azione climatica, lavorare per un’azienda che tuteli l’ambiente, acquistare vestiti prodotti con fibre naturali, che durino nel tempo, eliminando quelli di bassa qualità e di breve durata (fast fashion): scelte precise che possono alzare il livello di attenzione verso le problematiche ambientali.

Per Emma Pattee infatti: «La componente forse più sfuggente, ma anche la più importante, è quella della mia attenzione: quanta della mia attenzione è focalizzata sulla crisi climatica? Quante ore sto dedicando all’azione per il clima? Sono almeno tante quante ne passo a guardare Netflix, a pianificare la mia prossima vacanza o a fare una lezione di cardio?». Conoscere il peso delle nostre azioni pratiche e scegliere stili di vita con un minore impatto ambientale rappresentano due passi certamente importanti. Per completare il quadro delle nostre responsabilità ambientali bisogna però tener conto anche della nostra attenzione verso la questione climatica. Impegnarsi attivamente, diffondere consapevolezza sull’emergenza che stiamo vivendo, prendere posizione e, se necessario, fare un po’ di sana autocritica, intraprendere azioni contagiose, come l’istallazione di pannelli solari, sostenere progetti ecologici, rinunciare all’utilizzo di prodotti usa e getta. Prestare attenzione per dare l’esempio, dare l’esempio per aumentare la consapevolezza di altri cittadini. Tutto questo è l’ombra climatica, un nuovo concetto che ci aiuterà a comprendere non solo l’impatto quotidiano che ognuno di noi ha sulla natura, ma anche a capire che la deresponsabilizzazione dei singoli individui non rappresenta di certo la strada giusta da percorrere.

Marco Pisano

Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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