elezioni europee 2024 AI
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Le elezioni europee sono un momento centrale non solo per il futuro dell’Europa, ma anche per il futuro delle donne, dei diritti e delle questioni di genere.

Dal 6 al 9 giugno 2024 400 milioni di elettori circa, di 27 Paesi diversi, voteranno per il nuovo Parlamento europeo. Ai sensi della legge elettorale europea i paesi membri devono usare un sistema elettorale proporzionale: l’assegnazione dei seggi avviene in maniera tale da assicurare alle diverse liste un numero di posti proporzionale ai voti ricevuti. L’Italia usa il voto di preferenza; questo significa che si possono esprimere da una a tre preferenze (tra candidati di sesso diverso). Determinato il numero dei seggi spettanti alla lista in ogni circoscrizione, vengono eletti i candidati ed elette le candidate con il maggior numero di preferenze. Per l’Italia, si vota per eleggere 76 membri del Parlamento europeo.

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Parità di genere in Europa

La parità di genere è un valore fondamentale dell’Unione Europea; negli ultimi decenni l’UE ha compiuto numerosi passi avanti nel campo della parità di genere; ma nonostante i progressi le disuguaglianze di genere in settori centrali della vita – quali lavoro, occupazione, qualità della vita etc. – persistono.

Il 5 marzo 2020 la Commissione europea ha lanciato la nuova Strategia per la parità di genere 2020-2025 i cui temi principali sono: violenza contro le donne, trasparenza retributiva e divario di genere a livello retributivo, equilibrio di genere negli organi sociali e l’equilibrio tra lavoro e vita privata. È una strategia orientata nel senso di «un’Europa in cui donne e uomini siano liberi di seguire il percorso che hanno scelto nella vita, dove abbiano pari opportunità di prosperare e dove possano ugualmente partecipare e guidare la nostra società europea». Tra i primi risultati della strategia, il 4 marzo 2021 la Commissione ha presentato una proposta su misure vincolanti per la trasparenza retributiva.

Le donne incontrano maggiori difficoltà ad accedere al mondo del lavoro e/o a ricoprire posizioni di potere rispetto agli uomini. A casa vengono ancora considerate come le principali – se non proprio uniche – responsabili del lavoro di cura, tutto questo ovviamente a causa degli stereotipi sui ruoli sociali e di una concezione della famiglia ancora profondamente arcaica e tradizionalista. Queste disparità si concretizzano in maniera diversa nei vari ambiti della vita e anche tra i diversi stati membri dell’UE: è un fenomeno complesso che presenta alcuni tratti di intersezionalità. L’indice di uguaglianza di genere è uno strumento estremamente utile per monitorare e quantificare i divari di genere. A quanto emerge, l’Italia è il paese che più è migliorato negli ultimi anni sotto questo aspetto. Ma il lavoro da fare è ancora lungo.

Il Gender Equality Index è uno strumento che permette di monitorare la disparità tra uomini e donne nei principali settori in cui questa disparità può palesarsi, ed è stato elaborato dall’EIGE. L’indice ha un valore che va da 1 a 10. L’ultima rilevazione è stata pubblicata nel 2023 e fa riferimento a dati del 2021; ciò che è emerso è che l’indice di uguaglianza di genere in Europa è in aumento: per la prima volta ha raggiunto un punteggio superiore a 70. L’ambito in cui si riportano i valori più alti sono la salute, il denaro, il lavoro e l’uso del tempo. Ultimi invece sono i domini relativi alla conoscenza e al potere.

Sono i paesi del nord Europa a riportare i valori più alti; il primo tra tutti è la Svezia. L’Italia è al tredicesimo posto, ed è il paese che ha registrato il miglioramento più elevato dal 2013: + 14,9 punti. L’Italia registra valori superiori alla media per quanto riguarda gli ambiti di tempo, potere e salute, mentre inferiori negli ambiti di lavoro, denaro e conoscenze. L’ambito in cui è più avanti rispetto alla media UE è quello del potere (3,6 punti), mentre al contrario nel lavoro è 8,8 punti indietro. In questo ambito l’Italia è ultima in Europa. In questa ultima edizione del report EIGE ha integrato l’analisi con un sottodominio: quello della violenza di genere. Questo è un ambito che presenta delle criticità a livello di rilevazioni, e per questo i dati disponibili sono limitati e difficilmente comparabili. L’indice è ricavato dai risultati di una serie di indagini sulle donne che hanno subito violenze o molestie e su rilevazioni sugli omicidi volontari da parte di partner, ex partner o familiari. Mediamente l’indice si attesta a 27,2 (nel 2017), il valore più basso tra i domini, e l’Italia riporta un valore leggermente inferiore alla media (26,8).

Programmi elettorali: cosa dicono sulle questioni di genere

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Cosa dicono i programmi elettorali dei partiti italiani candidati alle elezioni europee sulle donne e sulle questioni di genere? Alcuni partiti sembrano non aver alcun interesse a occuparsi di questi argomenti; altri invece si preoccupano della condizione femminile solo relativamente alla maternità.

Il Partito Democratico nel suo programma amplia il tema dell’uguaglianza con la proposta di una Europa femminista «che attui pienamente e concretamente il principio di uguaglianza tra uomini e donne»: si fa riferimento alla trasparenza salariale di genere, alla parità salariale e ovviamente al contrasto alla violenza di genere e contro le donne. Due punti fondamentali: una definizione europea del reato di stupro che parta dalla definizione di consenso; l’introduzione del diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, approvare leggi per parificare i congedi di maternità e paternità, promuovere la salute sessuale e riproduttiva, combattere la marginalizzazione e la discriminazione delle persone con disabilità.

Fratelli d’Italia cita le donne in due punti del programma: nella sezione “Obiettivo natalità“, dove si parla di sostegno alla maternità, alla natalità e dove si propone di istituire fondi e programmi atti a sostenere le donne in condizioni di fragilità che vogliono diventare mamme. Nella sezione “L’Europa delle donne” si propone di contrastare le teorie gender, di favorire i percorsi di PMI, e la promozione delle discipline STEM per le donne. Viene ribadito il contrasto al mercato transnazionale dell’utero in affitto; e ancora, si vuole «combattere la violenza di genere sempre, anche quando le donne sono private della propria libertà e dignità a causa della cultura del Paese di origine».

Il programma del Movimento 5 stelle propone l’educazione sessuale e di genere, l’accesso all’aborto legale e sicuro, l’accesso alla procreazione medicalmente assistita anche alle donne single, i congedi lavorativi per chi soffre di dismenorrea e l’introduzione di una direttiva europea specifica per affrontare i casi di violenza contro le donne nei casi di separazione dal partner. Ha dedicato un paragrafo alla parità salariale, al contrasto al lavoro part-time involontario, all’aumento degli asili nido, all’equità dei congedi parentali e all’obbligo di trasparenza aziendali sui contratti di lavoro; promuove, inoltre, la parità salariale nello sport.

Alleanza Verdi-Sinistra punta su una Europa femminista, considerando fondamentale «la prospettiva femminista per immaginare e creare il futuro dell’Europa» per seppellire il sistema patriarcale e valorizzare il pensiero e l’azione delle donne. Le proposte concrete chiedono di estendere a tutte le aziende la direttiva sulla trasparenza delle retribuzioni, di rivedere la definizione di stupro nella direttiva europea, di inserire la salute, i diritti sessuali e i diritti riproduttivi nella Carta fondamentale europea.

Pace Terra Dignità sottolinea il ruolo delle donne per la promozione della pace. Nella parte Dignità viene sottolineato come le donne sono la parte più povera, più precaria e più sottopagate su cui pesa ancora tutto il lavoro di riproduzione, cura e accudimento.

Il programma di Azione propone di aprire una linea di credito del MES per finanziare le politiche demografiche e promuovere l’accesso delle donne nel mercato del lavoro.

I programmi politici di Lega, Stati Uniti d’Europa e Libertà non ci sono riferimenti alle donne né alle questioni di genere.

Valentina Cimino

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