Figli di stesso padre ma di madre diversa: Kevin Prince e Jerome Boateng sono una delle coppie di fratelli attualmente in attività più famose del mondo del calcio. Entrambi nati a Berlino ovest da papà Prince, che si era trasferito in Germania dopo aver lasciato il Ghana per studiare Microeconomia aziendale. Nonostante ciò, il calcio i due ce l’avevano già nel sangue: lo zio Robert, infatti, è stato un calciatore professionista ghanese con un passato anche in nazionale.

Entrambi crebbero nelle giovanili dell’Herta, poi le carriere presero il via in modi diversi. Per prima cosa, Kevin Prince ha scelto il Ghana come Nazionale cui prestare servizio, nonostante la possibilità di essere convocato anche per i Teutonici (dopo aver, invero, attraversato tutta la trafila di giovanili), mentre Jerome ha scelto di preservare il suo passaporto tedesco senza prendere anche quello ghanese, che gli sarebbe comunque potuto spettare. In secondo luogo, la carriera di Kevin Prince, da quel 2009 in cui lasciò Berlino, divenne tortuosa, mentre quella del fratello fu piuttosto lineare, e nettamente più vincente.

Il percorso del primo si diramò nelle esperienze al Tottenham, al Dortmund e al Portsmouth, prima di approdare dove sarebbe diventato una superstar: al Milan. In rossonero, Prince divenne uno dei giocatori più forti dell’intero panorama europeo. A centrocampo o sulla trequarti, non faceva differenza, il Ghanese spadroneggiava ovunque e tutti iniziarono a sentire la necessità di averlo in squadra. In coppia con Ibra portò il Milan alla vittoria dello scudetto nel 2011 e fu grande protagonista della Champions dell’anno successivo. Nella memoria dei tifosi rossoneri è ancora impressa la rete segnata ai danni del Barcellona, un vero e proprio capolavoro. Nell’estate del 2013 venne ceduto allo Schalke, dove rimase per due anni e mezzo senza riuscire a riproporre le incredibili skills mostrate al Milan. Forse fu proprio la nostalgia di quello che fu a convincerlo a tornare per una brevissima esperienza a Milano, dove, dal gennaio al giugno 2016, sembrava aver ripreso confidenza con le sue eccellenti capacità. Alla fine di quell’anno calcistico iniziò un altro pellegrinaggio, che lo portò prima al Las Palmas, dove disputò un’ottima stagione, poi all’Eintracht, dove mantenne una buona media realizzativa, fino ad arrivare alla firma con il Sassuolo di qualche giorno fa. L’impressione è che l’ambiente e le motivazioni che gli verranno offerte potranno essere stimolanti per una sua ripresa, che è quello di cui lui e il calcio in generale hanno bisogno. Un giocatore tecnico, versatile, in grado di ricoprire qualsiasi ruolo del centrocampo e dell’attacco. Visione di gioco straordinaria e ottime capacità realizzative, che aumentano in maniera vertiginosa quanto più lo si colloca vicino alla porta.

I fratelli Boateng in Ghana-Germania (0-1) ai Mondiali di Sudafrica nel 2010.

Jerome è uno dei difensori maggiormente quotati nel panorama calcistico internazionale. Le sue esperienze sono certamente meno variegate di quelle del fratello, ma, come detto, sono nettamente più vincenti, grazie anche ad un minor numero di infortuni subiti, che non hanno quindi impedito al tedesco di saltare troppi impegni importanti. Nella sua esperienza successiva all’Herta Berlino troviamo l’Amburgo (2007-2010) e il Manchester City (2010-2011), con cui vinse una FA Cup, facendo coppia con quel Kolo Touré di cui abbiamo già parlato. Nel 2011 la sua carriera vide una svolta importante: venne acquistato, infatti, per la modica cifra di 13 milioni di euro, dal Bayern Monaco, con cui ha vinto una Champions, un Mondiale per Club, una Supercoppa europea, sei campionati consecutivi, quattro coppe di Germania e tre Supercoppe tedesche. In più, con la Nazionale teutonica, si è reso protagonista della vittoria del Mondiale del 2014 e dei bronzi conquistati in Sudafrica (2010) e all’Europeo di Francia (2016). Un palmares di tutto rispetto per un giocatore che è riuscito ad abbinare una buonissima tecnica di base alla qualità (o alla fortuna?) di sapersi trovare nel posto giusto al momento giusto, cosa che, nonostante le migliori qualità di base, non ha saputo fare KPB.

 

Vincenzo Marotta

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