Famiglie favolose libro per bambini
Famiglie favolose

Essere genitori è il mestiere più difficile del mondo e per alcuni, forse, lo è ancora di più se intendono dover spiegare a un bambino che nel mondo, o sarebbe meglio dire in natura, esiste la diversità, a diversi livelli: familiare, personale e sociale. Una giovane coppia, Guido e Francesco, ha dunque ben pensato di venire incontro alle difficoltà dei genitori e alla fantasia dei bambini adoperandosi nella scrittura di un libro dal titolo “Famiglie Favolose”.

Il libro, edito da Salani, contiene una serie di storie ispirate al mondo animale ed è indirizzato a bambini dai quattro ai sette anni. Nella sua semplicità e attraverso i suoi colori, “Famiglie favolose” vuol parlare dell’amore al di là di ogni convenzione sociale o personale. Un libro che, è il caso di dirlo, può fare filosofia a genitori e bambini. Partendo da uno stato di natura tipicamente animale, gli autori hanno spiegato quanto la diversità, o meglio la non convenzionalità, non sia un’eccezione, ma uno splendido colore che la natura stessa ha inventato per fare più bello il mondo. Abbassino, dunque, gli occhiali da sole i chiusi di mente e accolgano negli occhi lo stupore del mondo, proprio come sanno fare i bambini. Nulla è più naturale del non convenzionale.

Abbiamo incontrato Guido e Francesco per conoscere da vicino la bella iniziativa.

Qual è la genesi di “Famiglie Favolose”?

«Da tempo coltiviamo il sogno di diventare genitori e ci chiedevamo come avremmo potuto eventualmente spiegare a nostro figlio la diversità della sua famiglia rispetto a quelle convenzionali. Abbiamo cercato un libro che potesse aiutarci in questo senso. Siamo andati nelle librerie di New York, dove ci trovavamo allora, ma non abbiamo trovato molto perché erano incentrati su singoli casi o troppo schematici. Noi volevamo raccontare dei tanti tipi di famiglie in cui l’unica cosa che conta è l’amore e non la composizione strutturale. Rispetto alle favole che leggevamo da piccoli erano abbastanza diversi. Abbiamo quindi pensato di adoperarci in prima persona per realizzare un libro dal carattere favoloso.»

Chi ha scritto le favole e a cosa si ispirano?

«Le favole sono state scritte da noi e ci siamo avvalsi dell’aiuto di alcuni illustratori con cui abbiamo corredato il libro. “Famiglie Favolose”, inoltre, è stato sviluppato con un team di neomamme, una psicologa dell’infanzia e due maestre, perché volevamo che le storie e il modo di raccontarle fossero a misura di bambino e non solo il riflesso di ciò che avevamo nella nostra testa. Le favole sono ispirate a fatti realmente accaduti nel mondo animale e ci hanno fornito lo spunto per parlare di famiglie non convenzionali, in cui non ci sono necessariamente una mamma e un papà uniti in matrimonio. Per esempio, la prima favola parla di una pecora australiana di nome Mirtilla, diversa dalle altre che in genere sono totalmente bianche. Mirtilla era nata col manto a macchie e per questo veniva emarginata dai genitori. La sua diversità però l’ha resa familiare agli occhi di un dalmata che ha deciso di prendersene cura divenendo una sorta di genitore adottivo. Su internet si possono vedere video in cui la pecorella ronza intorno al cane come se fosse una nuova mamma. Noi facciamo un po’ come Fedro: usare gli animali per trasmettere dei valori. Abbiamo scelto gli animali perché sono il modo migliore per creare storie accattivanti, comunicare ai bambini e per dire che non c’è niente di più naturale della non convenzionalità. Gli animali lo dimostrano. Siamo finiti in un corto circuito culturale in cui la cultura definisce la natura, ma non è così. Quindi volevamo riportare questo elemento di naturalità in modo semplice attraverso gli animali.»

Quali tematiche affronta “Famiglie favolose”?

«Nel nostro libro raccontiamo tutte le realtà. Lo sguardo va dalle famiglie omogenitoriali per arrivare alle adozioni, passando per le famiglie allargate e gli amori che finiscono. Nel libro oltre alla famiglia parliamo di diversità di genere e di razzismo derivante dal colore della pelle. Riportiamo, ad esempio, la condizione di un delfino albino o di una leoncina transgender che si comporta come un maschio (cosa realmente accaduta). Ogni storia, dunque, ha sempre un riscontro effettivo nella realtà del mondo animale da cui ha origine.»

Qual è l’idea di famiglia che volete promuovere?

«Famiglia è dove c’è amore, un posto in cui i soli confini sono quelli dell’amore e del rispetto reciproco. Gli unici che definiscono tutto quello che c’è all’interno.»

Qual è l’insegnamento più importante che un bambino può ricavare assieme ai genitori leggendo “Famiglie Favolose”?

«L’insegnamento più grande per entrambi sta sicuramente nel comprendere che la diversità è naturale, fa parte dell’ordine delle cose ed è bello così. Spesso però la diversità fa paura: questo spesso succede perché le cose non si conosco. Quello che vogliamo fare, dunque, è farle conoscere ai bambini sin da piccoli e al contempo far comprendere che la verità è che siamo noi adulti a farci paranoie per cose che i bambini capiscono in modo rapido e semplice. Ciò che sentiamo di dire ai genitori che possono trovare più ostico trattare queste tematiche è di osservare le cose per quelle che sono e lasciarle essere. Se un bambino fa una domanda è un’occasione di discussione con lui. A un certo punto della vita tutti noi ci troviamo ad affrontare qualcosa di inatteso che può essere un’invalidità, la fine di un amore o altro. È probabile che ognuno debba prima o poi confrontarsi col diverso. È bene quindi esercitarsi ad aprirsi verso gli altri, perché in tal modo accettiamo noi stessi e gli altri. Concedere agli altri la possibilità di essere diversi significa accettare anche le nostre diversità.»

Qual è l’obiettivo che vi augurate di raggiungere?

«L’obiettivo è costruire un mondo più accogliente, in cui le persone abbracciano la diversità. Se queste cose vengono spiegate sin da piccoli diventano più semplici e quindi non serve spiegargliele da grandi. In un mondo ideale in cui tutti i bambini hanno letto un libro simile a “Famiglie Favolose”, un DDL ZAN non servirebbe, perché spesso la legge interviene dove l’educazione fallisce. Vorremmo creare un mondo accogliente e rispettoso, ma anche se solo un bambino riuscisse a crescere in maniera serena rivedendosi in queste storie per noi è già una grande vittoria. Quando eravamo piccoli non c’erano grandi storie che parlassero di famiglie o storie lgbt. Volevamo creare nei bambini delle situazioni di felicità in cui essere gay o diversi per il colore della pelle possono comprendere la felicità.»

Alessio Arvonio

Classe 1993, laureato in lettere moderne e specializzato in filologia moderna alla Federico II di Napoli. Il mio corpo e la mia anima non vanno spesso d'accordo. A quest'ultima devo la necessità di scrivere, filosofare, guardare il cielo e sognare. In attesa di altre cose, vivo.

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