Per i ragazzi Salernitani nati intorno alla metà degli anni ’80 la poesia più bella è quella che recita: Chimenti, Grimaudo, Tosto, Breda, Circati, Fresi, Ricchetti, Tudisco, Pisano, Strada, De Silvestro. Ripetuta a terzine, a mò di cantilena, come si faceva una volta quando il calcio era più genuino e meno show business. Per i ragazzi di Salerno quella poesia è semplicemente la formazione della Salernitana che li ha fatti innamorare del gioco del gioco calcio. Una squadra tanto bella quanto maledetta, come impone il DNA della compagine granata, che segnò per sempre la percezione del calcio nella sua città.

Eppure quella che sarebbe diventata una favola non era certo iniziata nel migliore dei modi. Tornata immediatamente in C1 dopo un rapidissimo passaggio in serie B atteso 24 lunghissimi anni, la Salernitana sembrava persa in un inferno di incertezze tecniche e societarie. Quando nell’Estate del 1993 la guida della squadra, arrivata quinta la stagione precedente, fu assegnata ad un ragazzo di appena 33 anni le polemiche e le contestazioni infuriarono feroci. Nessuno poteva sapere che quel ragazzo sarebbe diventato di lì a poco “il Profeta”, nessuno poteva immaginare che quel ragazzo li avrebbe fatti divertire come mai prima di allora, nessuno poteva pensare che il nome di quel ragazzo sarebbe passato alla storia calcistica della città. Nessuno prima di quella calda Estate del ’93 aveva mai sentito parlare di Delio Rossi.

Che qualcosa in quella stagione sarebbe stato diverso dal solito lo si intuì sin dalla partita di Coppa Italia contro l’Udinese, allora come oggi squadra militante in Serie A, alla quale la Salernitana tenne testa degnamente in una torrida serata di fine Agosto. Passata in vantaggio con un gol di Giovanni Pisano, fu rimontata e battuta soltanto nel finale dalla maggiore malizia ed esperienza di giocatori come Marco Branca e Stefano Desideri. L’Arechi, desolatamente vuoto nelle prime partite di quella stagione, andò via via riempiendosi di pari passo con l’arrivo dei risultati del campo. La Salernitana iniziò ad occupare stabilmente i primi posti della graduatoria del girone B della Serie C1 riportando in città entusiasmo e colore. Memorabile in questo senso la doppia semifinale play off contro la Lodigiani, con i tifosi a dare spettacolo sugli spalti e la squadra sul campo dapprima nell’andata all’Olimpico di Roma e poi al ritorno all’Arechi. In questa occasione, dopo un primo rinvio a causa di un acquazzone torrenziale ancora ben impresso nella memoria di molti Salernitani, la Salernitana conquistò la finale con un perentorio 4-0 davanti a circa 30.000 spettatori. Numeri che oggi fanno invidia a parecchie squadre militanti nella massima divisione nazionale. La finale, disputata al San Paolo con la Curva B per una volta totalmente colorata di granata, regalò alla Salernitana un ritorno in B che soltanto qualche mese prima nessuno avrebbe osato pronosticare.

Ormai innamorata dei suoi ragazzi la città si apprestò ad affrontare un nuovo campionato di Serie B senza modifiche all’organico, tra lo scetticismo generale degli addetti ai lavori ma non dei tifosi che ormai conoscevano il valore della loro squadra. Nella categoria superiore la Salernitana di Delio Rossi stupì l’Italia intera con un gioco spumeggiante e veloce esaltato dalla tecnica sopraffina di Pietro Strada, dalle geometrie di Roberto Breda e dalla capacità realizzativa del suo capitano Giovanni Pisano. Per larghi tratti del campionato la squadra Granata si collocò stabilmente in zona promozione facendo sognare si suoi tifosi un ritorno in Serie A a quasi cinquant’anni dall’ultima volta. Rimangono memorabili partite come le vittorie interne con Como (4-0), Cosenza (5-2), Cesena (5-2) e Verona (4-1) o le imprese corsare di Acireale (1-3), Pescara (1-4) e Verona sponda Chievo (1-3). Fermata da qualche ingenuità e qualche palo di troppo la Salernitana arrivò a giocarsi il sogno di sempre contro la corazzata Atalanta che, partita con i favori del pronostico, aveva però mal cominciato il campionato costringendosi ad una lunga rimonta. La favola dei ragazzi di Delio Rossi si fermò a Bergamo, davanti alle parate di un Fabrizio Ferron in stato di grazia e alla solita maledetta sfortuna. Mentre a Bergamo si festeggiava un ritorno in Serie A appena più faticoso del previsto a Salerno la sensazione era quella di aver visto passare senza fermarsi uno di quei treni che passano una volta sola nella vita. In realtà quel treno sarebbe ripassato molto prima del previsto e stavolta la città intera ci sarebbe salita in pompa magna viaggiando in prima classe, ma, come in quell’Estate di appena due anni prima nessuno poteva nemmeno lontanamente immaginarlo.

Fonte immagine: Salernitana Story

Flavio Giordano

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