Arctic Monkeys, la scossa di cui il rock moderno aveva bisogno
Fonte: arcticmonkeysitalia.com

Gli Arctic Monkeys sono una indie rock band inglese proveniente da High Green, Sheffield. Capitanata dal chitarrista e paroliere Alex Turner, arrivarono sulla scena musicale internazionale nel 2003, stesso anno della nascita del gruppo.

Inizialmente il quartetto britannico si fece conoscere in tutto il Regno Unito con un demo distribuito su Internet perché, come spiegò all’epoca il loro frontman, non apprezzavano i gruppi che vendevano i loro CD durante i live. Di questa versione dimostrativa gli Arctic Monkeys si limitarono a distribuirne solo alcune copie, diventate ormai preziosissime nonché ricercatissime da ammiratori provenienti da ogni dove.

La band raccolse fin dagli albori del proprio percorso musicale un ottimo seguito in termini di pubblico; nel 2005 venne messa sotto contratto niente poco di meno che dalla Domino Records. L’uscita del loro primo album “Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not” valse loro l’entrata nel Guinness dei primati: Turner e soci batterono il precedente record di incassi detenuto dagli Oasis, vendendo in soli otto giorni un milione di dischi.

Grazie al loro secondo lavoro in studio del 2007, “Favourite Worst Nightmare”, che, come il precedente, arrivò subito in cima alle classifiche britanniche, vinsero l’anno successivo ai Brit Awards i premi miglior album inglese e miglior band britannica. Al di là del fatto che a distanza di anni è ancor’oggi uno dei brani più amati e richiesti ai concerti, il secondo singolo estratto “Fluorescent Adolescent” rappresenta una vera e propria pietra miliare del rock moderno.

Il terzo e apprezzatissimo album, “Humbug”, uscito nel 2009, rappresentò la svolta dal punto di vista del sound e dello stile degli Arctic Monkeys, che per l’occasione rivendicarono la loro piena libertà d’espressione artistica: il suono leggermente più cupo e ipnotico rispetto alle prime produzioni del complesso inglese caratterizzò anche quelle successive fino ad arrivare ad oggi.

Nel 2011 fu la volta di “Suck It and See”. Le numerose collaborazioni e i progetti multipli tra cui i The Last Shadow Puppets in compartecipazione con Miles Kane dei Rascals avviato nel 2007, sembrerebbero aver fatto disperdere l’ispirazione in primis di Turner e in secondo luogo dei suoi compagni d’avventura. In questo caso gli Arctic Monkeys apparirono creativamente pigri: il risultato è un album, se non per qualche ballata, abbastanza fiacco in termini di contenuti.

A eclissare le critiche e a segnare un ritorno al grande successo per la band di Sheffield fu “AM” pubblicato nel 2013, seguito all’incirca cinque anni dopo da “Tranquility Base Hotel & Casino”. Anticipato dal fortunoso singolo “R U Mine?”, reso noto nei primi mesi del 2012, il quinto lavoro in studio degli Arctic Monkeys scalò nel giro di poco le classifiche di allora superando le due milioni di copie distribuite nel 2014. Altro record registrato: primo gruppo musicale sotto contratto con un’etichetta indipendente a debuttare con ben cinque album in cima alla classifica dei dischi più venduti.

La canzone di punta di “AM”, “Do I Wanna Know?”, è entrata di diritto tra i brani più in voga del secondo millennio. L’inconfondibile successione di note iniziale, l’atmosfera paranoica che si protrae per tutta la durata del pezzo, la ritmica scarna e al contempo efficace hanno conquistato il cuore degli adolescenti del secondo decennio degli anni zero, ergendo il brano a vero e proprio classico del rock indipendente. A testimoniare la potenza della canzone uscita sette anni fa è il recente traguardo in termini di visualizzazioni raggiunto sul celeberrimo sito di videosharing You Tube, ossia oltre un miliardo di views da quando il video è stato messo online.

Sapere o non sapere, questo è il dilemma che affligge quotidianamente chi vive una relazione che vacilla in termini di stabilità. In veste di songwriter, il carismatico leader degli Arctic Monkeys Alex Turner mette nero su bianco i suoi innumerevoli interrogativi riguardo la corrispondenza biunivoca del sentimento che lo lega alla propria amante (Do I wanna know?/ If this feelin’ flows both ways?), sottolineando come delle volte sia meglio rimanere in uno stato di quasi totale incertezza pur di non rimanere emotivamente feriti.

Nonostante siano piuttosto restii alle apparizioni televisive e a far parlar di sé, vuoi per i riff magnetici, vuoi le liriche estremamente intimiste, gli Arctic Monkeys hanno saputo ritagliarsi un importante spazio nell’attuale universo rock, apparendo agli occhi della critica come uno dei complessi musicali con maggiori potenzialità del panorama musicale odierno. Numeri sopra riportati alla mano, appare lecito chiedersi: il collettivo composto da Alex, Jamie, Matt e Nick sarà in grado di proseguire nella linea spazio temporale Beatles-Oasis?

Vincenzo Nicoletti

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