Soumahoro, profeta della sinistra tra USB e sardine
Aboubakar Soumahoro. Fonte: sentichiparla.it

Aboubakar Soumahoro, noto ex-sindacalista della sigla USB (Unione Sindacale di Base) di origini ivoriane, ha occupato proficuamente uno spazio mediatico lasciato vacante a sinistra attraverso qualità dialettiche e battaglie sociali, conquistandosi la stima di un campo politico assai vasto, dal Partito Democratico fino alle sinistre extra-parlamentari, passando per le Sardine. Si ipotizza, e si caldeggia, un suo impegno politico diretto, per dare finalmente spessore elettorale al cosiddetto “partito degli ultimi”. L’ennesima discesa in campo che culminerà in una caduta rovinosa?

Il fenomeno Soumahoro

Le apparizioni televisive a Propaganda Live, la presenza organizzata sui social, il linguaggio di prorompente immediatezza, i contenuti incentrati sulle lotte sociali, la sua stessa vita: la miscela di questi elementi ha conferito lentamente ma inesorabilmente sostanza mediatica e politica a Soumahoro, migrante, ex-bracciante e sindacalista, finora praticamente sconosciuto. Diciannovenne, sbarca in Italia nel 1999, lavora nei campi e si laurea alla Federico II di Napoli, mentre già si occupa per USB di lotta al caporalato e allo sfruttamento dei lavoratori lungo la filiera agricola italiana, oggetto di studi e approfondimenti universitari, e di diritti di rifugiati, migranti e apolidi contribuendo a fondare la “Coalizione Internazionale Sans-Papiers“. Le sue efficaci, dotte e coraggiose incursioni politiche durante la crisi migratoria 2015-2018, gli valgono la stima di testate come L’Espresso di Marco Damilano, che gli dedica una copertina del settimanale (“Uomini e No”), per il quale scrive come editorialista, e The Huffington Post, che gli riserva un blog personale.

Quando il sindacalista Sacko Soumayla, amico e collega, viene brutalmente assassinato il 2 giugno 2018 in Calabria, Soumahoro riesce ad ottenere dal governo Conte I un tavolo operativo di contrasto al caporalato e alle disuguaglianze nel settore agricolo: una vittoria politica sorprendente per un piccolo sindacato indipendente come USB, a maggior ragione se si pensa che il risultato è stato raggiunto quando l’intransigente Matteo Salvini era vice-premier e ministro dell’interno, e portava avanti una linea politica di disumana avversità nei confronti delle istanze dei migranti. Proprio nel confronto con la Lega, Soumahoro si è dimostrato capace di grande efficacia. Il castigo dialettico inflitto al comunicatore Salvini a Mezz’ora in + ha costituito probabilmente l’umiliazione pubblica più cocente subita dal leghista, costretto a balbettare in onda senza riuscire a replicare efficacemente. Il grimaldello della comunicazione del “leader bracciante” è presto trovato: rimanere ancorato al merito delle questioni, esprimendo con chiarezza concetti complessi, senza rinunciare alla ricercatezza terminologica così come a citazioni proprie di una solida preparazione politico-culturale.

Soumahoro USB
Il documentario “The Invisibles” racconta il percorso delle lotte sociali di Soumahoro con USB e non solo. Fonte: gastorrinodecima.it

Il successo del blast a Salvini, lo catapulta definitivamente al centro dello spettro mediatico, e ingolosisce, in buona e in cattiva fede, simpatizzanti, movimenti e partiti riconducibili alla sinistra. Disponibile al confronto e al dialogo con tutti ma supino ai compromessi di nessuno, estraneo al politicismo, Soumahoro è stato discretamente strattonato oppure avocato a sé più parti. In seguito al congedo con USB, ha confermato di non paventare nessuna ipotesi di candidarsi con il PD o di essere ricompreso nel movimento delle sardine. Piuttosto, lo scorso 16 giugno si incatena a Villa Pamphilj per protestare contro l’estromissione delle pressanti istanze dei più deboli dal dibattito e dalla rappresentanza degli Stati Generali convocati da Giuseppe Conte: risponde con gli “Stati Popolari”, tenutesi a Roma, in una gremitissima Piazza San Giovanni, lo scorso 5 luglio. Sul palco, che riscuote eminenti endorsement e la partecipazione una miriade di rappresentanze sociali, si esplicita un programma politico cristallino (“Manifesto per la giustizia, la libertà e la felicità”) in cerca di interlocutori istituzionali e non per la sua attuazione senza ricorrere a logiche di concertazione fine a sé stessa.

Un’inversione del consueto modello di legittimazione top down tra classe dirigente politica e società civile non l’ennesima genesi di un micro-soggetto politico nato dal pulviscolo del fu PCI, bensì una strategia intersezionale per una rinnovata cultura collettivistica dai contorni virtuosi, che si può riassumere nelle parole che seguono, così contrappositive, sovversive e destrutturanti per la narrazione sovranista: «alla fine noi diciamo una cosa semplice: prima gli sfruttati». Gli sfruttati e gli invisibili del cosiddetto quarto stato, di qualsiasi latitudine e longitudine geografica e sociale, a prescindere dal colore della pelle, da ricondurre al centro dell’agire politico: non c’è spazio per la retorica del “Prima gli Italiani”. Un’unica lotta, per ridurre il solco delle sofferenze e della disuguaglianza sociale, che saldi le istanze di braccianti agricoli, rider, lavoratori del settore industriale, partite IVA, precari, studenti, associazioni per i diritti delle donne e delle persone LGBT+ e per la tutela dell’ambiente. Non un attacco al governo o alla politica, pur nelle rispettive inefficienze, ma una richiesta di ascolto non settaria ma intransigente a chiunque voglia ascoltare, e che finora è stato colpevolmente sordo, per volontà o incapacità.

I profeti della sinistra italiana

La discesa in campo di un leader nato e cresciuto, senza slogan, dalla sofferenza sociale degli ultimi, non sarebbe solo positiva, ma auspicabile. Eppure, mantenere la sottile linea tattica e strategica appena tracciata, è essenziale per dedicarsi all’attività politica in modo diretto evitando di essere fagocitati dal buco nero della sinistra. Riuscirà Soumahoro, rescisso il legame sindacale con USB, ad attenersi alle indicazione della bussola che egli stesso ha impostato? Se il profilo del personaggio, che non si lesina di paragonare a Sankara e Di Vittorio, ha dimostrato finora grandissimo pregio e non si riesce davvero ad immaginarlo come bluff, la storia e l’ambiente politico che lo circonda impone prudenza.

Qualcuno, provocatoriamente, avvicina il pensiero marxista al fideismo religioso. Se teoreticamente questa affermazione è infondata, nella prassi il parallelismo acquisisce, purtroppo, sostanza. La storia delle utopie religiose è in simbiosi distorta con il destino dei suoi profeti. I cristiani, hanno avuto Gesù, condannato e crocifisso tra i lamenti e le grida di sua madre. I musulmani hanno avuto Maometto, morto senza indicare chiaramente un suo successore alla guida della Umma. Gli ebrei stanno ancora aspettando la sua venuta. La sinistra, soprattutto italiana, ha attraversato ognuna di queste fasi con i suoi numerosissimi profeti (dal magistrato Ingroia al sindacalista Landini), commettendo i medesimi errori. Questi ultimi, sono riconducibili proprio all’atteggiamento “cristologico”, fatto di cicli di acclamazione e crocifissione.

Soumahoro è solo l’ultimo di una lunga lista di rilevazioni incarnate, forse la migliore. Ma puntare ogni speranza sul culto personalistico (e ipocrita) della sua figura, peraltro in contrapposizione con le premesse politiche di farsi portavoce gli invisibili, sarebbe l’ennesimo all-in di un pokerista che perde le sue scommesse da troppo tempo. La sinistra italiana non può davvero permettersi di crocifiggere Soumahoro, di comprometterne l’integrità avvalendosene come foglia di fico tesa a coprire le vergogne di un’endemica inadeguatezza mediatica, morale e/o relativa alle competenze della sua classe dirigente nonché di scelte politiche mai audaci, autentiche, sistemiche, di visione, per poi sbarazzarsene come se nulla fosse, e darsi alla ricerca del prossimo sfortunato profeta. Ci si augura che questa felice “domenica delle palme” possa continuare, e non essere il prodromo dell’esecuzione in croce cinque giorni più tardi.

Luigi Iannone

Luigi Iannone
Classe '93, salernitano, cittadino del mondo. Laureato in "Scienze Politiche e Relazioni Internazionali" e "Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica". Ateo, idealista e comunista convinto, da quando riesca a ricordare. Appassionato di politica e attualità, culture straniere, gastronomia, cinema, videogames, serie TV e musica. Curioso fino al midollo e quindi, naturalmente, tuttologo prestato alla scrittura.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui