Un sogno chiamato Lecce: gioco e sfrontatezza
Leccenews24.it

Il Lecce di Liverani non ce l’ha fatta. La fredda cronaca del campionato di serie A ci racconta di una compagine, quella salentina, che ha fatto letteralmente innamorare gli amanti della “pedata” ma che è uscita soccombente nella corsa alla salvezza rispetto al Genoa del buon Davide Nicola. In tutta franchezza, però, sarebbe sicuramente ingiusto “confinare” il campionato della squadra di mister Liverani al solo – deludente – risultato finale, ma è sicuramente più corretto analizzare a fondo le caratteristiche di una squadra che ha sicuramente colpito il calcio italiano.

Gioco, intraprendenza, rilancio di ottimi calciatori, voglia di imporsi in ogni campo e contro ogni avversario, propensione spiccata al calcio offensivo: queste le principali caratteristiche che il Lecce ha esibito nel corso del torneo appena concluso e che, senza ombra di dubbio, ce la faranno ricordare a lungo.

Un campionato bello e… particolare

Per poter ben comprendere quello che è stato il cammino della squadra giallorossa è sicuramente opportuno cercare di analizzare a 360° tutti le varie sfaccettature che ne hanno caratterizzato la stagione. Colpisce, innanzitutto, la fragilità difensiva della squadra salentina. Il Lecce ha chiuso il torneo con la peggior difesa, il che denota una scarsa attitudine alla fase difensiva. A ciò, peraltro, si aggiunge un altro dato francamente poco felice e riguardante la capacità del Lecce di subire spesso gol a 5 minuti dalla fine delle partite: il gol subito da parte di Berardi all’85’, o quelli di Ramirez al 92′ e di De Paul al 91′ sono esemplificativi di questa debolezza. Una fragilità difensiva che, quindi, va quasi di pari passo con una fragilità probabilmente anche psicologica che ha influito in maniera determinante sul piazzamento finale dei salentini. Per intenderci, se le partite fossero durate 85′ il Lecce sarebbe praticamente salvo. Una visione praticamente irreale, ma che alimenta ancora di più il rammarico per un’impresa solamente sfiorata.

Nonostante tutto, il Lecce ha offerto anche molto altro nel corso del proprio torneo: la squadra giallorossa ha sempre cercato di proporre un calcio particolarmente offensivo, coniugando il bel gioco ai risultati, affidandosi sempre ad un palleggio costante e propositivo, e provando ad imporre la propria filosofia di gioco, su ogni campo e contro qualsiasi avversario. Come dimenticare, a tal proposito, il pareggio imposto all’Inter o il 4-0 inferto al Torino? E ancora, la vittoria ottenuta al San Paolo di Napoli, al termine di una partita epica per i salentini che, proprio grazie a quel risultato, confidavano di potersi davvero salvare.

Ancora altri aspetti, però, hanno caratterizzato il campionato del Lecce. Il mercato di “riparazione” di gennaio, per esempio, ha regalato a Liverano la possibilità di poter contare sulle prestazioni di Saponara, elemento tecnicamente validissimo e che, non a caso, è risultato uno degli uomini decisivi. Tra gli altri aspetti positivi del campionato del Lecce, poi, è doveroso inserire anche il (ri)lancio di giocatori che – dopo tanta gavetta – si sono imposti nel panorama calcistico nazionale ed internazionale. Pensiamo, ad esempio, a Jacopo Petriccione, il metodista del Lecce di Liverani, forse addirittura penalizzato dalla sua evidente somiglianza con Modric che ha fatto passare in secondo piano le sue evidenti ed indiscutibili doti calcistiche.

E poi c’è l’anima della squadra, il difensore-goleador Fabio Lucioni, artefice di un torneo che va ben al di sopra di ogni aspettativa. Bellissimo, poi, il campionato del trequartista Filippo Falco: piccolo, mancino, baricentro basso, autore di gol e assist spettacolari che, addirittura, prima del lockdown, aveva suscitato anche l’interesse del C.T. Mancini in vista dell’Europeo. Su tutti, però, brilla il campionato di Marco Mancosu: trequartista o mezz’ala, ovunque abbia giocato ha fatto la differenza. Un jolly vero e proprio che con i suoi 14 gol e con il marchio di fabbrica del rigore segnato col “passettino” iniziale rappresenta sicuramente il giocatore rivelazione del campionato. Peccato per le uniche due trasformazioni su undici sbagliate contro Lazio e Genoa, uniche macchie di un campionato perfetto che lo ha reso anche il secondo centrocampista più prolifico in Europa dopo Raul Garcia del Bilbao.

L’impronta del Mister

Il Lecce di mister Liverani è stato tutto questo e tanto altro: la sua costante ricerca del gioco e del palleggio partendo dal basso è stata la rappresentazione perfetta della filosofia di gioco che il suo tecnico metteva in campo già da calciatore. Liverani era un onesto trequartista di Serie C che Serse Cosmi, ai tempi del Perugia di Gaucci, reinventò quale regista davanti alla difesa consentendogli letteralmente di dare una svolta alla propria carriera. Poco fisico ma qualità tecniche eccelse, Liverani si impose come regista abile sia nel fraseggio stretto che nel lancio lungo e che mai “buttava” via la palla tanto da imporsi anche come riserva del “Maestro” Andrea Pirlo in Nazionale.

Ebbene, anche il Lecce di Liverani ha messo in pratica la filosofia di gioco del proprio mister, dimostrando una voglia di giocare su ogni campo che ha fatto davvero nascere la storia di una squadra che non ha mai dato l’impressione di essere consapevole della propria condizione (non dimentichiamo, peraltro, che il Lecce veniva da due promozioni consecutive e che quindi due anni fa era in Serie C) e che, con grinta e spensieratezza, ha affrontato il proprio campionato entusiasmando i propri tifosi (e non solo). Il tutto, come detto, anche grazie alle abilità e alla filosofia del proprio mister, capace, evidentemente, di farsi ben conoscere dai propri giocatori e di inserirsi, a pieno titolo e con piena ragione, nella fortunata e importante categoria degli allenatori italiani che ancora oggi mantiene il suo grande e meritato fascino.

Diversi sono i dubbi e le domande che sovvengono. Chissà come sarebbe andata senza la crisi mondiale che stiamo vivendo? Chissà cosa sarebbe successo se il Lecce sulla sua strada per la salvezza non avesse trovato una compagine così esperta in questo settore come il Genoa di Davide Nicola o se non ci fossero state le fatali distrazioni finali? Chissà come sarebbe potuto finire il campionato se il Lecce fosse stato più fortunato in alcune partite (match con la Lazio su tutti)? Con i se e con i ma però non si fa la storia e allora ci piace ricordare il Lecce di Liverani per il gioco offerto, la spensieratezza ed il coraggio proposti e l’allegria dimostrata. Una squadra che ha onorato il torneo forse ben al di là delle proprie caratteristiche tecniche e che ha lanciato tanti calciatori che sapranno essere importanti anche in ottica Nazionale. Non resta, perciò, che ringraziare il club salentino per lo spettacolo fornito e sperare che tante altre squadre prendano esempio dalla mentalità leccese, magari con maggior fortuna.

Salvatore Fiori

Fonte immagine in evidenza: Leccenews24.it

Salvatore Fiori
Mi laureo in Giurisprudenza nel 2002 presso l’Università di Bologna e inizio subito la pratica presso uno studio legale fiorentino occupandomi di diritto civile e penale. Ottenuta l’abilitazione alla professione di avvocato, mi specializzo in diritto dei consumatori e diritto sportivo. Divento, nel frattempo, referente di un’associazione dei consumatori aprendone anche uno sportello presso il mio studio. Parallelamente, coltivo anche la mia passione per l'insegnamento collaborando con alcune scuole private quale insegnante di Diritto. Appassionato di sport in generale e di calcio in particolare e di politica latu sensu intesa, nutro una spiccata propensione per le esigenze dei più deboli, ispirandomi ai principi di giustizia sociale che da sempre muovono il mio pensare e quindi il mio agire.

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