Radiofrequenza pulsata, una cura efficace per l'ernia del disco

La radiofrequenza pulsata è una tecnica di interruzione temporanea dello stimolo doloroso che si avvale della tecnologia per curare pazienti con ernia del disco che causa lombalgia o lombosciatalgia.

Essa si basa sull’utilizzo di correnti di radiofrequenze in prossimità dei nervi con lo scopo di promuovere una neuromodulazione delle fibre nervose coinvolte. La radiofrequenza pulsata viene utilizzata nel caso le terapie fisiche e farmacologiche falliscono ed è stato riscontrato che presenta notevoli vantaggi in quanto si tratta di una terapia altamente precisa: prima di effettuare la procedura sul paziente, infatti, vengono effettuati diversi test con correnti di frequenza differenti in modo da capire quale è la più opportuna da utilizzare.

Un’altro notevole vantaggio è il fatto che non c’è necessità di ricovero nel caso il medico decidesse di avvalersi del trattamento. Prima di procedere in via definitiva lo specialista deve discutere con il paziente in modo tale che la scelta di trattare il dolore tramite la radiofrequenza pulsata sia condivisa da entrambi: solo in caso di esito positivo dal parte della persona coinvolta l’equipe di medici procede all’utilizzo della tecnica.

Un team di ricerca guidato dal professore Alessandro Napoli del Dipartimento di Scienze Radiologiche dell’Università La Sapienza di Roma ha studiato i notevoli benefici che l’utilizzo della radiofrequenza pulsata comporta. Stando ai dati pubblicati dai ricercatori il 90% delle persone affette da ernia al disco sottoposte al trattamento è migliorata notevolmente: l’80% dei pazienti ha dichiarato di non aver sentito più dolori lancinanti e soltanto il 3% di essi si è dovuto sottoporre a interventi chirurgici.

L’effetto sul paziente sottoposto a radiofrequenza pulsata può durare dai 3 ai 12 mesi e in parecchi casi è stato definitivo. La ricerca condotta dal professor Napoli ha dimostrato come tale tecnica sia efficace e sicura nella cura dell’ernia al disco: su 59 pazienti (36 uomini e 23 donne con un target d’età tra i 18 e gli 80 anni) i giorni di dolore nel corso dell’anno sono stati in media 13 dopo essersi sottoposti alla terapia.

Eugenio Fiorentino

 

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