Hai già deciso di smettere Samu? Credevo saresti arrivato fino ai 40“. Il saluto di Messi all’ex compagno ai tempi del Barcellona, Samuel Eto’o, riassume perfettamente il pensiero di coloro che hanno accolto con sorpresa l’annuncio del ritiro dal calcio giocato del Camerunense, che era sparito dai radar dopo il suo trasferimento in Qatar ma che sembrava comunque ancora in discreta forma per i suoi 38 anni. Ma il calcio è fatto di soprattutto di stimoli e non ci resta altro che accettare la scelta dell’ex Inter e ripercorre la straordinaria carriera dell’uomo che dorme in Europa e sogna in Africa.

Eto’o con la maglia del Real Madrid

Una carriera che Eto’o inizia a Douala, nel suo Camerun, prima di essere notato a soli 15 anni dagli osservatori del Real Madrid, che decide di portarlo nella Capitale per unirlo alla sua accademia. Con i blancos colleziona solo 7 presenze, e non potendo essere schierato con la seconda squadra il Segunda Division B per via del vecchio regolamento che non prevedeva extracomunitari in rosa, verrà prima prestato a Leganes ed Espanyol e in seguito ceduto al Mallorca dove in 4 stagioni e mezzo segna la bellezza di 70 reti.

Si fa notare dal Barcellona che lo strappa alla squadra delle Baleari per 27 milioni di euro: Eto’o diventa così il numero 9 inamovibile del tridente formato da lui, un giovanissimo Messi e Ronaldinho. Dal 2004 al 2008 vince un titolo di capocannoniere e ne perde uno per un solo gol di distanza da Diego Forlan. Vince per due volte la Liga ed una Champions League, con tanto di gol in finale contro l’Arsenal. Poi l’arrivo nel 2008 di Pep Guardiola lo mette sulla lista dei partenti per la stagione 08/09, nella quale anche Dinho sveste la maglia blaugrana. Per fortuna del tecnico catalano, quell’anno nessuno si interessa ad Eto’o, reduce da due infortuni piuttosto noiosi al menisco, ed il leone d’Africa rientra a pieno regime nel tridente con Messi ed Henry, che frutta al Barcellona 100 reti in una sola stagione, con il solo Samu in rete per 36 volte, e un triplete, culminato con la finale di Roma contro il Manchester United.

Eto’o ai tempi del Barcellona

Nonostante la straordinaria stagione, Guardiola non cambia idea nei riguardi del suo centravanti e decide così di scambiarlo per prendere Zlatan Ibrahimovic dall’Inter, sulla cui panchina siede Jose Mourinho. Non volendo relegare né lui né l’altro neoacquisto, Diego Milito, in panchina, decide di schierare Samuel Eto’o come esterno d’attacco nel suo 4-2-3-1. Sarà una stagione di assoluto sacrificio per l’ex Barcellona, che passerà dai 36 gol della precedente stagione ai 16 di quella successiva, ma la dedizione di Eto’o in fase difensiva (che ha visto il suo apice proprio nella semifinale contro il Barcellona, in cui ha giocato da terzino aggiunto) permette all’Inter di tornare sul tetto d’Europa dopo 45 anni e di essere la prima squadra italiana a realizzare il triplete, il secondo consecutivo per il camerunense che così smentisce ampiamente chi pensava che il Barcellona avesse fatto un affare vendendolo.

Eto’o e Milito

Dopo la straordinaria stagione 2009/2010, Eto’o si ripresenta in Serie A segnando 21 reti in 35 partite. Il gol contro il Mazembe in finale di mondiale per Club e la doppietta nella finale di Coppa Italia vinta contro il Palermo saranno gli ultimi ruggiti del prodotto del Real Madrid, che decide di lasciare l’Inter e di iniziare a girovagare per l’Europa. Dapprima all’Anži Machačkala, in Russia, percependo la bellezza di 20 milioni all’anno, poi nel 2013 al Chelsea, nuovamente con Mourinho in panchina, decidendo in negativo la semifinale contro l’Atletico Madrid, con un fallo da rigore.

Nel 2014 arriva all’Everton, senza particolari squilli, finendo poi a gennaio 2015 alla Sampdoria, segnando solo due reti. Nelle due stagioni e mezza successive ritorna a segnare con continuità con la maglia dell’Antalyaspor, in Turchia, diventando il primo marcatore per gol fatti con la maglia della squadra di Adalia in Super Lig, con 44 gol. Dopo la breve parentesi di 6 mesi al Konyaspor, decide nel 2018 di trasferirsi al Qatar Sc, per quella che è stata la sua ultima stagione da calciatore.

Una carriera che lo ha visto anche diventare un simbolo per il suo Camerun, con il quale Eto’o ha giocato 118 partite, segnando 56 reti e portando a casa due coppe d’Africa ed un Oro olimpico a Sidney 2000 e diventando il marcatore numero uno per il suo paese.

Eto’o con la fascia da capitano del Camerun

Ma Eto’o non è solo una macchina da reti per il calcio. Il suo nome è stato tristemente legato anche ad episodi di razzismo, che il Camerunense non ha mai fatto passare inosservati e per i quali ha sempre lottato. Significativo è l’episodio del 2006, quando a Saragozza dopo essere bersagliato da ululati razzisti, minacciò di uscire dal campo.

Altro grave episodio avvenne nella sua seconda stagione in Italia, nel 2010, quando il pubblico di Cagliari iniziò a insultare con cori razzisti il nerazzurro Eto’o, che terminarono solo dopo la minaccia della sospensione del match, situazione che peraltro non è cambiata, come hanno ampiamente dimostrato i casi Kean e Lukaku. Lo stesso Eto’o dichiarò nel 2007 che aveva problemi nel portare i propri figli allo stadio proprio a causa del dilagante razzismo che ancora oggi serpeggia tra gli spalti di tutta Europa, e che già nel primi anni del 2000 aveva ampiamente stancato.

Samuel Eto’o è però anche un ambasciatore per l’Unicef nella lotta contro l’AIDS, ed ha fondato con il suo agente la Fundacion Privada Samuel Eto’o per aiutare i giovani bisognosi del suo paese. Non è quindi possibile fare un resoconto ora dell’uomo che è stato: la nuova sfida che ha annunciato sui social – in maniera quasi criptica – potrebbe riservare ancora delle grosse sorprese in positivo. Per quanto riguarda il calciatore, i fatti parlano da sé, ed è impossibile che uno dei centravanti più forti della storia del calcio non possa mancarci.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: popsport.com

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