Biblioteca umana
Biblioteca umana

Legni caldi e antichi, libri vari e ordinati, soffitti dipinti e silenzi imperanti hanno plasmato per secoli l’immagine di una biblioteca in cui la parola era concessa esclusivamente a trattati e romanzi. Dall’altra parte delle scrivanie, lettori e ricercatori silenziosi con capi chini a leggere e sondare fogli scritti. Da oggi, però, un nuovo luogo si presta ad accogliere parole che non scrivono sulla carta, ma nell’anima di chi ascolta e racconta. Se per molto tempo, dunque, in una biblioteca è stato categorico stare in silenzio, ora può capitare di imbattersi in un contesto totalmente diverso, in cui è “vietato fare silenzio”. La parola, o meglio il dialogo, è la regola a cui attenersi per chi entra nella “Human library” (Biblioteca umana).

L’idea della biblioteca umana è nata nel 2000 in Danimarca, grazie ad un gruppo di ragazzi organizzatisi in seguito ad un aggressione razzista subita da un loro amico nel 1993, e dal 2003 è stata riconosciuta dal Consiglio d’Europa. Gli inventori, Ronni Abergel e suo fratello Dany e i suoi colleghi Asma Mouna e Christoffer Erichsen, hanno intravisto nell’iniziativa il modo migliore per educare alla tolleranza e al rispetto, convinti che un dialogo sicuro e aperto possa cambiare la realtà. La biblioteca ospita chiunque ha subito o subisca discriminazioni e, di conseguenza, senta la necessità di far valere le proprie ragioni, raccontare la propria storia per sconfiggere l’intolleranza e l’ignoranza dilaganti.

Al posto di quei caldi legni di ciliegio e di scrivanie silenziose, vi sono sedie: da una parte chi racconta e dall’altra chi sa, o vuole imparare, a esplicare la virtù dell’ascolto. Il “catalogo” di persone da leggere è ampio. Vi sono: “La donna musulmana”, “ Il ragazzo gay”, “il senzatetto” ecc. Ogni “Titolo” non è altro che una vita, degna di essere vissuta come tutte le altre, ma che intanto deve fare i conti con una società spesso chiusa e riluttante alle diversità. Per farlo, chiunque può recarsi in una biblioteca umana e intraprendere una conversazione di 30 minuti con un libro che ha mani e gambe al posto di fogli e copertine, parole trasparenti invece di quelle dall’inchiostro nero. Il contenuto è immenso: la vita, qualunque essa sia.

La biblioteca umana offre, dunque, la possibilità a chiunque di potersi candidare e raccontare la propria storia in totale sicurezza e rispetto delle regole.  Prima di ogni dialogo, infatti, i libri viventi espongono i propri diritti e sono liberi di interrompere la conversazione qualora si facesse disagevole o irrispettosa. Non resta che scegliere se diventare un libro vivente o un lettore per circa mezz’ora. Una durata  apparentemente piccola, ma che aiuterebbe a mettere in contatto persone generalmente distanti, che in strada si ignorerebbero. Insomma, un tempo ristretto permetterebbe di accorciare le distanze più lontane a cavallo di occhi che si guardano e bocche che si parlano francamente.

Dopo circa vent’anni di esistenza, la biblioteca umana ha valicato i confini di sei continenti, è presente in oltre 80 paesi, tra i quali l’Italia, e in diversi contesti come quello ospedaliero, scolastico ecc. Il progetto si propone di crescere ulteriormente, e chiunque può farsi promotore di tale pratica e creare una biblioteca umana nel proprio paese. Al momento, gli eventi si svolgono in maniera prevalentemente virtuale. Sul sito ufficiale della biblioteca è disponibile un vero è proprio catalogo corredato di foto dei libri viventi, dal motivo per cui sono lì e dagli stereotipi che si propongono di abbattere. Chiunque può richiedere un colloquio, anche a più riprese, per rivedere le proprie convinzioni o semplicemente per confrontarsi e conoscere realtà diverse.

Se è vero che “Verba volant, scripta manent”, bisogna anche ammettere che il dialogo può davvero essere il volo a cavallo del quale l’uomo può accorciare le più lontane distanze. Già il filosofo greco Socrate aveva individuato nel dialogo la strada ideale per abbattere pregiudizi e pervenire alla verità, liberando in tal modo l’uomo dalla superstizione e dalla confusione. Similmente aveva fatto Cristo, il cui insegnamento ha trovato spazio su carta grazie agli evangelisti, ma non a lui medesimo, che, invece, preferiva dialogare con chi lo avversava o lo seguiva. Senza scrivere una parola, Socrate e Cristo hanno cambiato il mondo e, a distanza di secoli, i loro dialoghi riecheggiano ancora tra le persone. Chissà che non possano fare lo stesso le parole che si parlano in tutte le biblioteche umane del mondo.

Alessio Arvonio

5 x mille Survival
Classe 1993, laureato in lettere moderne e specializzato in filologia moderna alla Federico II di Napoli. Il mio corpo e la mia anima non vanno spesso d'accordo. A quest'ultima devo la necessità di scrivere, filosofare, guardare il cielo e sognare. In attesa di altre cose, vivo.

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