ddl antisemitismo
ddl antisemitismo

Il ddl antisemitismo torna in commissione a Montecitorio, dopo che a marzo – in Senato – era stato approvato con il sì di destra, partiti liberali e una minoranza di centro – sinistra.

Ddl antisemitismo: cosa dice

Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo.

Questo è il titolo del disegno di legge di cui si discute alla Camera. La scusa è quella di contrastare la recente crescita di pregiudizi e manifestazioni, anche violente, di intolleranza nei confronti degli ebrei, anche in conseguenza degli sviluppi della crisi in Medio Oriente.

La definizione dell’Ihra (International Holocaust Remebrance Alliance) sul significato di antisemitismo – definizione che la proposta n.1004 prevede di introdurre all’interno della legislazione vigente – dice che per antisemitismo si intende una percezione degli Ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni, le istituzioni della comunità e i luoghi di culto ebraici.

Il disegno di legge prevede l’adozione di una serie di misure volte a contrastare il fenomeno dell’antisemitismo, tra cui l’implementazione di una banca dati sugli episodi di antisemitismo, il controllo della diffusione dei messaggi di odio online, campagne informative tramite i vari mezzi di comunicazione, e iniziative di formazione per insegnanti e forze di polizia.

Questa norma equipara di fatto all’antisemitismo le critiche alle politiche di Israele, andando a reprimere quindi, sempre di più, il diritto al dissenso, e andando a tagliare il ramo della libertà di espressione e di informazione. L’obiettivo palese di questo disegno di legge è quello di perseguire legalmente chiunque denunci le politiche coloniali e genocide dello Stato di Israele – “politiche” iniziate ben prima del 7 ottobre, per chi si fosse perso 80 anni di storia.

Gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini di odio esistono già: la legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n.205), per dirne una. La legge Mancino è la norma che punisce gesti, slogan, azioni e propaganda basati sull’odio, sulla discriminazione o sulla violenza per motivi razziali, etnici, religiosi; è il principale strumento legislativo per il contrasto ai reati di odio e discriminazione; questa norma nasce per prevenire e reprimere la diffusione di qualsiasi ideologia discriminatoria. Nel 1993, proprio grazie a questa legge, venne sciolto il Movimento Politico Occidentale, organizzazione di estrema destra fondata nel 1994 da Maurizio Boccacci.

La definizione di antisemitismo assorbita nel testo normativo è chiara: non si può criticare il governo israeliano. Criticare Israele equivale a criticare gli ebrei. Ma antisemitismo e antisionismo non sono sinonimi.

Antisionismo e antisemitismo

Definire oggi l’antisemitismo non è un lavoro semplice; la narrazione per anni ha mischiato antisionismo e antisemitismo, creando una miscellanea di inesattezze. Si è cercato di darne una descrizione ufficiale, che è appunto quella dell’ Ihra – adottata da 43 Stati – dove si riportano esempi per spiegarne il significato, e questi esempi sono per la maggior parte riferiti non al popolo ebraico ma allo stato di Israele, e solo in pochi casi si sottolineano quelli che sono i classici tipi di antisemitismo.

Secondo questa definizione l’antisemitismo ha oggi in comune molte caratteristiche con l’antisionismo e fa riferimento soprattutto al rifiuto dello stato di Israele e delle sue politiche.

Nel 2021, per cercare di arginare questa deriva che accorpa antisemitismo e antisionismo in un unico calderone, è stata presentata la Dichiarazione di Gerusalemme: La Dichiarazione di Gerusalemme sull’Antisemitismo è una risposta alla “Definizione IHRA”, il documento che è stato adottato nel 2016 dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA [Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto]). Poiché la Definizione IHRA è poco chiara in alcuni punti chiave e largamente aperta a differenti interpretazioni, ha causato confusione e generato controversie, indebolendo perciò la lotta contro l’antisemitismo. Notando che si auto-definisce “una dichiarazione operativa”, abbiamo cercato di migliorarla offrendo (a) una definizione di base più chiara e (b) un insieme coerente di linee guida. Speriamo che sia utile per monitorare e combattere l’antisemitismo, così come per scopi educativi. Proponiamo la nostra Dichiarazione non legalmente vincolante come un’alternativa alla Definizione IHRA. Le istituzioni che già hanno adottato la Definizione IHRA possono usare il nostro testo come uno strumento per interpretarla.

La definizione Ihra contiene 11 esempi di antisemitismo, 7 dei quali incentrati sullo stato di Israele. C’è quindi il bisogno di chiarire quali sono i limiti di azioni e discorsi politici che riguardano il sionismo, la Palestina e Israele. L’ostilità verso Israele è una reazione alla violazione dei diritti umani, non una battaglia contro l’ebraismo. Quanti ebrei sono contro il genocidio palestinese? Decine di membri delle istituzioni ebraiche inglesi hanno pubblicato sul Financial Times una lettera in cui chiedono la fine dei massacri verso il popolo palestinese. Sono anche loro antisemiti? (Domanda retorica.)

Netanyahu ha creato alleanze politiche con i veri eredi dell’antisemitismo: Le Pen, Orban, politici di destra, la destra fascista complice di Hitler. Sta svuotando la verità della Shoah per difendere le proprie politiche; questo è pericoloso.

E per noi sarà pericoloso se passasse questa legge: sono stati gli stessi estensori a chiedere di non trasformare in legge la definizione di antisemitismo dell’Ihra, né di utilizzarla in contesti accademici di formazione universitaria, poiché alto è il rischio che possa trasformarsi in strumento di censura e repressione. Ed è proprio per questo che i membri dell’Ihra avevano sottolineato che «le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite».

E tuttavia, nel dossier prodotto dal Senato sul ddl, c’è scritto che: «Nel rispetto dei diritti costituzionali di libere manifestazioni e di espressioni del libero pensiero – ivi incluso il diritto di criticare le azioni del governo israeliano – appare evidente come dietro a posizioni antisioniste/anti-israeliane si celino atteggiamenti riconducibili all’antisemitismo»

Il dissenso, la critica, le manifestazioni: tutto può essere inquadrato in una logica antisemita e come minaccia alla sicurezza nazionale. Questa norma criminalizza qualsiasi azione che vuole sensibilizzare su ciò che sta accadendo in Palestina (e in Libano, in Cisgiordania…): apartheid, genocidio, espansione illegale degli insediamenti.

Criticare Israele non è antisemita: è un diritto. È un diritto quello di esprimere il proprio dissenso contro politiche genocide, per la salvaguardia dei diritti umani.

Oggi, 9 settembre, oltre 250 sigle sono scese in piazza Montecitorio, a Roma, per un presidio contro il ddl antisemitismo. Una mobilitazione diffusa lanciata dalla Rete #NoBavaglio insieme ad associazioni e organizzazioni sociali e politiche.

Valentina Cimino

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