Siamo nel 1943, la Seconda Guerra Mondiale sta volgendo al termine, ma gli orrori da lei causati non sono ancora finiti, anzi, un’altra delle pagine più cupe della sua storia sta per cominciare: lo sterminio delle Foibe. Le foibe sono delle cavità carsiche che si estendono dal golfo di Trieste lungo tutta la costa della Dalmazia, sino al Montenegro. Al suo interno furono uccisi o gettati ancora vivi centinaia di italiani per volere dei partigiani jugoslavi, in nome di una pulizia etnica che doveva eliminare la presenza italiana in Istria e in Dalmazia, e politica, in particolare fu una reazione alle violenze subite dai fascisti e dal timore che ostacolassero la nascita del governo comunista del dittatore Tito.
La violenza esplode l’8 settembre del 1943, quando viene reso noto che il maresciallo Badoglio e il re Vittorio Emanuele III hanno firmato un armistizio con le forze Alleate: l’Italia si spacca. Mentre le truppe di Hitler occupano Trieste, Pola e Fiume, il resto della Venezia Giulia (allora comprendente anche l’Istria e la Carniola) è teatro degli scontri tra nazifascisti tedeschi e italiani e partigiani comunisti slavi. Inizia l’esodo degli italiani che dalla Dalmazia, non più italiana, cercano di fuggire da quelle terre. Ma il 13 settembre del 1943, nel comune di Pisino, i Comitati di liberazione jugoslava improvvisano dei tribunali che emettono centinaia di condanne a morte contro gli italiani, impedendo a molti la fuga. Da sottolineare come fosse stato un tentativo di “legalizzare” ed al contempo limitare le rappresaglie slave contro i “fascisti” che avevano perseguito, sin dal 1919, una politica di italianizzazione forzata delle “terre irredente”, talvolta attizzando le rivalità tra serbi, croati e sloveni. Dal 1943 al 1947 tra le 500 e le 700 persone furono gettate vive o morte in queste cavità rocciose senza distinzione di età, sesso o religione. Non solo gli italiani furono uccisi, ma anche molti istriani che non vollero aderire al movimento partigiano jugoslavo e dunque vennero marchiati come fascisti, come Norma Cossetto, una studentessa che nella notte tra il 4 e il 5 ottobre del 1943 fu gettata, forse ancora viva, nelle foibe.
Questo orrore terminerà solo il 10 Febbario 1947 con la firma dei Trattati di Pace di Parigi imposti dagli Alleati alle potenze responsabili della Seconda Guerra Mondiale. L’Italia, scesa in guerra come alleata della Germania, sarà punita con la definitiva perdita della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia e con l’internazionalizzazione della città di Trieste (cessata de facto nel 1954 e de iure nel 1975 con gli accordi di Osimo). La firma dell’Italia pose fine alle violenze delle truppe di Tito e portò alla scoperta di questo eccidio etnico-razziale, sul quale però fu taciuto per quasi sessant’anni al fine di non parlare delle precedenti violenze italiane. Dal 2004, con la legge numero 92, è stata istituita la “Giornata del ricordo”, in memoria dei Martiri delle Foibe e dell’Esodo italiano lungo le coste dalmate.
«La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale»

Questa giornata, oltre ad essere stata preceduta dalla tensione di ieri a Trento davanti al palazzo di Giustizia, che ha visto anarchici e 
Claudia Cepollaro















































