Se quando abbiamo trattato i gemelli de Boer abbiamo fatto riferimento ad una squadra, l’Ajax, che aveva dominato il panorama calcistico degli anni ’90 insieme a Real e Juventus, parlando di Michi e Brian Laudrup, il riferimento doveroso è rivolto alla Nazionale di calcio della Danimarca.

Una meravigliosa storia, tra le più romantiche del calcio moderno. Una storia di destini, di ripescaggi, di vittorie. La storia di una coppa, quella dell’Europeo del 1992, alzata dai Danesi in maniera inaspettata. La storia di due fratelli, che quello storico Campionato d’Europa lo vissero in maniera differente.

Michi nacque nel 1964 a Frederiksberg, in Danimarca; Brian, invece, venne alla luce a Vienna cinque anni dopo. Entrambi crebbero nelle giovanili del Brondby, una delle squadre più importanti in Danimarca. Michael, tuttavia, nel 1983 venne notato dalla Juventus, che lo portò in Italia appena diciannovenne. Il ragazzino, però, aveva bisogno di crescere, tecnicamente e professionalmente, di adattarsi alle necessità di un campionato ben più ostico di quello danese. Venne quindi girato in prestito alla Lazio, facendo ritorno alla casa madre solo nel 1985, dopo la vittoria da parte della Juventus della sua prima Champions League. Da lì fu tutto un crescendo. L’esperienza a Torino e successivamente quelle al Barcellona – dove si laureò Campione d’Europa – e al Real Madrid lo consacrarono come uno dei calciatori danesi più forti di sempre, nonché uno dei più completi in assoluto. Poteva essere impiegato sia da centrocampista che da attaccante, e in entrambe le fasi riusciva ad essere decisivo in termini realizzativi. Concluse la carriera con 608 presenze e 172 reti, raggiungendo il picco di segnature nel quinquennio trascorso in maglia blaugrana.

Brian fu decisamente più modesto a livello di club, ma continua a ricoprire tutt’oggi un grande ruolo nell’immaginario collettivo danese. Viene considerato, infatti, uno dei migliori talenti della storia del calcio del suo Paese, e venne inserito finanche nella lista, stilata da Pelè, dei 125 migliori calciatori di ogni epoca ancora viventi. La sua carriera si articolò in una serie di esperienze che inclusero Bayern Monaco, Milan – dove salì sul tetto d’Europa nel 1994, due anni dopo il trionfo del fratello con il Barcellona -, Fiorentina, e Ajax. Anch’egli fu impiegato tanto da centrocampista quanto da attaccante, contando, per le statistiche attinenti alle gare di campionato, 342 presenze e 83 reti. Si ritirò ad appena trentuno anni, mentre Michi appese le scarpette al chiodo a trentaquattro.

Entrambi sono considerati dei pilastri del calcio danese, tant’è che le loro gesta sono marchiate a fuoco all’interno della Danish Hall of Fame. Riconoscimento doveroso per due giocatori che furono dei punti fissi del periodo d’oro della propria Nazionale nel corso degli anni ’90 (periodo nel quale l’unico neo fu rappresentato dalla mancata qualificazione a USA94). Furono protagonisti della Confederations Cup del 1995, da cui uscirono vincitori battendo l’Argentina in finale per 2-0, e furono i cardini della Nazionale che raggiunse i quarti dei Mondiali del 1998. Precedentemente, però, quella Danimarca uscì anche vincitrice dall’Europeo del ’92 – quello cui approdò attraverso il ripescaggio che seguì l’eliminazione della ex Jugoslavia per via dell’imperversare della Guerra dei Balcani -, passo storico all’interno del libro del calcio di questo Paese, che di gioie calcistiche ne ha vissute poche e tutte concentrate nello stesso decennio. A quell’Europeo, però, solo uno dei due fratelli partecipò: Brian. Screzi con l’allora tecnico biancorosso Nielsen, che non convocò quello che all’epoca era l’attaccante del Barcellona, privarono Michael della più grande gioia che avrebbe potuto vivere con la propria nazionale. Se non altro, oltre ai vari attestati di qualità non scritti, all’ex Juve sono andati una serie di riconoscimenti quali “Premio calciatore danese dell’anno” per due volte consecutive, premio Don Balón nel 1992, quasi ad edulcorare la cocente delusione dell’estate precedente, premio per il miglior calciatore straniero del campionato spagnolo dei precedenti 25 anni nel 1999 e Golden Player UEFA nel 2005.

 

Vincenzo Marotta

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