Amanda e la banda

Amanda e la Banda è un gruppo musicale milanese composto da Amanda Tosoni (voce), Andrea Caggiari (basso), Alex Canella (batteria) e Marco Confalonieri (pianoforte).

Il progetto nasce nel 2001 grazie alla passione di Amanda Tosoni per la musica blues e i suoi derivati. La cantante ha poi coinvolto gli altri membri della band fino ad arrivare, nel 2007, alla formazione attuale.

Dopo vari anni di sperimentazione, gli Amanda e la Banda decidono di pubblicare nel 2011 il loro primo album, “The first and the last” (Odd time records/Egea Distribution), che riscuote immediato successo presso gli appassionati del genere.

Nel corso della loro carriera il quartetto blues si è esibito in noti music club, teatri e moltissimi festival blues e jazz nazionali ed internazionali, ha aperto concerti a gruppi musicali di caratura internazionale tra cui Earth Wind and Fire Experience (USA) e Nine Below Zero (GB) e collaborato con artisti del calibro di Fabio Treves, Eugenio Finardi, La Banda Osiris, Andrea Valeri, Sandra Hall, Peaches States e Blessig Chimanga, solo per citarne alcuni.

Dopo circa 8 anni dal loro esordio discografico, la scoppiettante formazione milanese ha recentemente presentato il secondo lavoro in studio “Grand Hotel“, su etichetta Il Popolo del Blues e distribuito da Audioglobe.

La redazione di Libero Pensiero News ha avuto il piacere di intervistare la vocalist e fondatrice del progetto Amanda Tosoni che ha gentilmente risposto ad alcune domande. Di seguito l’intervista completa.

Partiamo da una presentazione generale. Come e quando avete deciso di fare musica insieme? A cosa è dovuta la scelta del nome?

«Era il 2001 ed ero alla ricerca di musicisti per provare a far blues perché sentivo dentro che questa era la musica che mi faceva vibrare l’anima. Avete presente quando è un genere musicale a scegliere te e non il contrario? Per me è stato così. All’epoca non sapevo quasi nulla di musica e di come si cantasse, ma tutto ha funzionato a meraviglia grazie al supporto di amici musicisti. Un giorno ci siamo trovati, abbiamo provato insieme e tutto ad un tratto è iniziata questa nostra fantastica avventura!  Per quanto riguarda il nome del gruppo ci siamo ispirati al celebre film “The Blues Brothers”: i mitici Blues Brothers ricevettero il messaggio di ”rimettere insieme la banda” dopo aver visto per la prima volta “la luce” in seguito all’omelia infuocata del reverendo James Brown. È stato il nostro amore per il blues, il soul e il funky la causa di questa scelta.»

La musica odierna è improntata su suoni nuovi e internazionali. Voi siete completamente in controtendenza dato che le vostre canzoni sono ispirate da vari generi musicali del passato come il jazz, blues, folk, gospel. Qual è la motivazione che vi ha spinto a tale scelta stilistica?

«Come dicevo prima ci sono generi musicali, soprattutto se parliamo di capostipiti e non sottogeneri, che semplicemente ti scelgono. Il blues e le sue origini (gospel, spirituals, worksongs ) ed eredità (funky, soul, r’n’b) mi hanno sempre parlato dritto alle aree di risonanza più profonde, fisiche e non. C’è da dire che si tratta di un filone musicale che ha influenzato gran parte della musica odierna: stilemi e sonorità del blues si possono ritrovare a distanza di un secolo in brani di caratura internazionale. Il passato è il terreno per far germogliare il nuovo. Io ho ritrovato in esso una forza vitale, espressiva ed emotiva che vale la pena mantenere viva e diffondere. Pensiamo a ”Natural Blues” di Moby che campiona, infarcendo di elettronica, un antico spiritual cantato dalla mitica Vera Hall: è la prova che passato e presente possono coesistere e arricchirsi a vicenda. Ognuno deve fare la musica che sente dentro! Inoltre penso che cantare un genere che parla della schiavitù sia quanto mai attuale; siamo spesso schiavi nella società moderna anche se le catene non sono sempre visibili.»

Amanda e la Banda

Il vostro debutto discografico avviene nel 2011 con il disco ”The first and the last” con cui avete avuto modo di farvi conoscere e apprezzare sia in Italia che all’estero. Di recente ne avete pubblicato un secondo, intitolato ”Grand Hotel” su etichetta Il Popolo del Blues. Quali sono le tematiche affrontate in questo ultimo disco?

«Grand Hotel rappresenta un viaggio attraverso sonorità roots blues, gospel, boogie woogie, ragtime, soul e latin che racconta storie di vita contemporanee e autobiografiche. Le tematiche dei brani sono varie: sorrisi e lacrime, amori, amicizia, viaggi, grandi domande esistenziali e piccole risposte quotidiane. Come dicevo prima, si tratta di sonorità antiche rivisitate e portate in vita in tempi odierni per raccontare temi trasversali alle epoche e alle distanze geografiche. Nella nostra canzone “Sweet Mary Ann” affrontiamo il tema della schiavitù dei giorni nostri; in “I Do My Best” parliamo della disillusione in chiave ironica nei confronti dell’intervento divino che dovrebbe render migliore il mondo; “Princess” è un brano dedicato a una fanciulla di Haiti che ballava sulle macerie del suo mondo mentre nel 2012 suonavamo in giro per l’isola accompagnando una Onlus; “My Friend” è dedicata ad un amico che ora è scomparso e infine “Fairy Tale” racconta una storia d’amore da favola.»

Oltre che vocalist e leader della blues band, hai avuto esperienze nei più svariati campi. Sei stata docente, direttrice artistica e didattica del progetto ”Accademia del Blues”, hai tenuto seminari sullo stile blues e progetto di affiancamento della logopedia al canto e laboratori vocali/musicali con bambini sordomuti nella scuole di Haiti, collaborando con Geologos Sin Fronteras. Potresti gentilmente raccontarci qualcosa a riguardo?

«Sono una appassionata insegnante di canto, tecnica, fisiologia vocale, stile blues, musicoterapia, yoga del suono. Amo molto aiutare le persone a vibrare e trovare la propria voce, strumento di affermazione interiore ed esteriore. Grazie al cielo ho avuto la fortuna di poter trasmettere la mia passione in scuole, college, piazze, palchi, piccoli villaggi e grandi festival internazionali ad adulti e bambini. L’esperienza ad Haiti e quelle in Africa, in particolare in Zimbabwe presso l’Hifa (Harare International Festival of Arts) sono state tra le più forti e meravigliose della mia vita. Ho scritto un brano, si intitola “Jacaranda” che racconta tutto questo. Potete trovarlo su YouTube se vi va di ascoltarlo!»

La vostra formazione ha all’attivo concerti in noti club, teatri, festival blues e jazz nazionali e internazionali. Quali sono le esperienze affrontate finora nel corso della tua carriera che ritieni più importanti?

«Come detto prima, suonare nei diversi festival internazionali in Zimbabwe (dove siamo tornati diverse volte negli ultimi 8 anni), in collaborazione con l’Ambasciata Italiana, è stata sicuramente una delle esperienze più esaltanti della mia carriera così come anche le collaborazioni musicali con i diversi musicisti del posto. Molto importanti per la mia formazione sono stati anche i vari festival blues europei al quale abbiamo partecipato, in particolare quello nella vicina Svizzera, che mi hanno dato la possibilità di esibirmi insieme a molti bluesman e blueswoman d’oltreoceano.»

Vincenzo Nicoletti

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