Barriere coralline: perso il 14% in appena dieci anni
Foto di Jeremy Bishop da Pexels

5 ottobre 2021, Nairobi. «Dal 2009 abbiamo perso più coralli, in tutto il mondo, di tutti i coralli viventi in Australia. Il tempo sta per scadere: possiamo invertire le perdite, ma dobbiamo agire ora». Le parole di Inger Andersen, direttrice esecutiva del Programma della Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) rompono il silenzio assordante in cui la discussione sullo stato di salute delle barriere coralline era caduta da tempo. Le buone intenzioni politiche in ambito ambientale non bastano più e anzi rappresentano un limite al progresso ecologico, un muro da abbattere quanto prima con azioni efficaci. Le ultime speranze per un futuro vivibile non possono essere più riposte in una classe politica che continua imperterrita a salvaguardare gli interessi economici delle grandi multinazionali dei combustibili fossili, le stesse che perpetrano la distruzione degli ecosistemi naturali, giustificandosi puerilmente con discorsi chimerici su crisi sociali di cui sono i primi responsabili e non certo dovute alla transizione ecologica. Le parole dell’attivista svedese Greta Thunberg fotografano lo stato d’animo delle nuove generazioni: «La speranza non viene dal bla bla bla dei politici. La speranza non viene dall’inazione, dalle vuote promesse che tutto andrà bene. Dicono: “fidatevi di noi, stiamo facendo tutto il possibile” e questa non è speranza». Il “Tutto il possibile” ha di fatto portato a risultati catastrofici negli ultimi anni. Il “Fidatevi di noi” si è tradotto, ad esempio, nella perdita del 14% delle barriere coralline globali in appena dieci anni.

L’importanza delle barriere coralline

Tra i più variegati ecosistemi terrestri, le barriere coralline occupano meno dello 0,1% degli oceani. Un microscopico paradiso che però ha la capacità di ospitare un quarto di tutta la biodiversità acquatica presente sul nostro Pianeta. Secondo il WWF «Circa 850 milioni di persone vivono entro un raggio di 100 km dalle barriere coralline, e più di 275 milioni entro un raggio di 30 km». La perdita di questi preziosi habitat ha e avrà dunque forti impatti economici e sociali su milioni di persone. I dati lo confermano:

  • Circa 500 milioni di persone traggono vantaggio dai 375 miliardi di dollari prodotti ogni anno dai beni e dai servizi generati dalle barriere coralline;
  • La perdita dei coralli si traduce in un forte riduzione degli stock ittici e di conseguenza in maggiori stress nei sistemi nutrizionali, economici e sanitari delle popolazioni costiere;
  • La pesca sulle barriere coralline è fonte di lavoro per sei milioni di persone. Distruggere i coralli vuol dire decapitare un intero settore lavorativo;
  • Anche il comparto turistico dipende fortemente dai “servizi” offerti dai coralli. Circa il 30% di essi è fonte di 36 miliardi di dollari di guadagni annuali per le imprese turistiche.

Altra fondamentale funzione delle barriere coralline è quella che riguarda la protezione delle città costiere da onde e tempeste violente. Si calcola infatti che la perdita di questi ricchissimi ecosistemi marini minaccerebbe la vita di oltre 200 milioni di persone. Il collasso delle infrastrutture, dei sistemi alimentari e di quelli utili al sostentamento economico delle popolazioni costiere, molto spesso già povere, potrebbe comportare gravi crisi umanitarie e critici conflitti regionali.

Numeri che evidenziano il “bla bla bla” dei decisori politici in tema ambientale. Il Ministro Cingolani ha recentemente affermato che una giusta transizione ecologica non può essere causa dell’aggravarsi della crisi di disuguaglianza globale già in atto. Occorre sottolineare che, come confermato dai dati, senza misure politiche volte alla tutela ambientale, il peggioramento della crisi socio-economica sarà cosa certa.

Status of Coral Reefs of the World: 2020

Due milioni di singole osservazioni raccolte da oltre trecento scienziati in 73 Paesi nell’arco di quarant’anni. Un immenso lavoro che ha dato vita alla più grande analisi sullo stato delle barriere coralline mai realizzata. Il report “Status of Coral Reefs of the World: 2020“, realizzato dal Global Coral Reef Monitoring Network (GCRMN), offre un quadro a dir poco allarmante: dal 2009 ad oggi il riscaldamento globale ha provocato la perdita del 14% dei coralli su scala globale. Una percentuale altissima se si considera che tale perdita si è registrata in appena undici anni.

La drastica riduzione delle barriere coralline aggrava la già critica situazione concernente i coralli. A livello mondiale infatti, la metà di questi complessi ma fragili ecosistemi marini è già andata perduta. Il riscaldamento delle acque marine indotto dal global warming, origine dello sbiancamento dei coralli, non è la sola causa della perdita delle barriere coralline. Acidificazione degli oceani, selvaggio sviluppo costiero, commercio illegale, pesca con dinamite, inquinamento delle acque, elevata presenza di microplastiche negli oceani: l’uomo è causa della distruzione di interi ecosistemi e sarà quindi causa della distruzione della stessa società umana.

Per il Dottor Paul Hardisty, CEO dell’Australian Institute of Marine Science, «Questo studio è l’analisi più dettagliata fino ad oggi sullo stato delle barriere coralline del mondo e le notizie sono contrastanti. Ci sono tendenze chiaramente inquietanti verso la perdita dei coralli e possiamo aspettarci che tale perdita continui con l’accentuarsi del riscaldamento globale. Nonostante ciò, alcuni reef hanno mostrato una notevole capacità di riprendersi, il che offre speranza per il futuro recupero dei reef degradati. Un messaggio chiaro dallo studio è che il cambiamento climatico è la più grande minaccia per le barriere coralline del mondo e dobbiamo tutti fare la nostra parte riducendo urgentemente le emissioni globali di gas serra e mitigando le pressioni locali».

La perdita dei coralli su scala globale rappresenta solo una delle tante nefaste conseguenze dei cambiamenti del clima e del riscaldamento globale. Un tragico evento che sottolinea ancora una volta l’importanza dell’azione politica in tema ambientale. I “bla bla bla” politici, primo effettivo ostacolo per una vera regolamentazione delle attività antropogeniche rispettose del nostro pianeta, saranno molto probabilmente la vera e più importante causa dell’estinzione di una società che, di questo passo, ha i giorni contati.

Marco Pisano

Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui