Agenda 2030: dieci anni dopo
Fonte: Janitoalevic, commons.wikimedia.org

A dieci anni dall’adozione dell’Agenda 2030, il piano d’azione globale per il miglioramento delle condizioni di vita umane e di salvaguardia della natura a beneficio delle future generazioni, il mondo si avvia verso l’ennesimo fallimento. I conflitti in diverse regioni del globo e la pandemia di Covid-19 hanno rallentato le azioni dei singoli Paesi volte al raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) e dei 169 traguardi specifici riguardanti le lotte sociali, economiche e ambientali globali. Guerre e Covid-19 non rappresentano però gli unici motivi per i quali l’Agenda 30 è diventata ormai l’ennesima utopia di una società che cambia tutto affinché nulla cambi. La lentezza operativa dei Paesi in materia di guerra alla povertà, difesa ambientale, salute globale e altri problemi socio-economici sta decretando l’insuccesso del piano adottato nel 2015 da 193 Paesi membri dell’ONU.

Agenda 2030: “Un piano d’azione per le persone, il Pianeta e la prosperità“

Sottoscritta il 25 settembre 2015 da 193 Paesi delle Nazioni Unite, l’Agenda 2030 è un piano per lo sviluppo sostenibile che per la prima volta nella storia dell’umanità mette in evidenza la necessità del raggiungimento di obiettivi specifici utili alla realizzazione di uno sviluppo che unisca la lotta ambientale a quella economica e sociale. Il piano di questione definisce infatti 17 obiettivi e 169 sotto-obiettivi da raggiungere entro il 2030 suddivisi in cinque categorie principali, denominate le “cinque P”: Persone, Pace, Prosperità, Partnership e Pianeta. Per Ban Ki-moon, ex Segretario generale delle Nazioni Unite, l’Agenda 2030 rappresentava (il verbo al passato è voluto) «una promessa da parte dei leader a tutte le persone in tutto il mondo. È un’Agenda per le persone, per sradicare la povertà in tutte le sue forme, un’Agenda per il Pianeta, la nostra casa».

Nella visione integrata di sviluppo sostenibile delle tre dimensioni (ambientale, economico e sociale) i 17 obiettivi sono quindi interconnessi tra di loro. Il raggiungimento di ognuno di essi non può non tener conto della correlazione con gli altri SDG e soprattutto non deve danneggiare nessuna delle altre dimensioni. Solo attraverso una crescita organica è possibile raggiungere un effettivo e duraturo sviluppo sostenibile che, come definito nel rapporto “Our Common Future” del 1987, rappresenta «quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri».

L’elenco dei 17 obiettivi comprende:

  1. Sconfiggere ogni forma di povertà nel mondo;
  2. Sconfiggere la fame raggiungendo la sicurezza alimentale globale, promuovendo un’agricoltura sostenibile e migliorando i sistemi di nutrizione;
  3. Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età;
  4. Garantire un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti;
  5. Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne;
  6. Assicurare a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie;
  7. Garantire a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni;
  8. Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti;
  9. Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile;
  10. Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le Nazioni;
  11. Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili;
  12. Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo;
  13. Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze;
  14. Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile;
  15. Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno e fermare la perdita di diversità biologica;
  16. Promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile, offrire l’accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficienti, responsabili e inclusivi a tutti i livelli;
  17. Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile.

Il processo per il raggiungimento degli SDG è monitorato attraverso i Goal, i Target e oltre 240 indicatori. Tutti i Paesi coinvolti vengono periodicamente valutati in sede Onu affinché venga garantita la trasformazione degli obiettivi generali in risultati misurabili.

A che punto siamo?

Mancano poco più di cinque anni al 2030 e dalla decima edizione del Rapporto sullo Sviluppo Sostenibile (SDR) pubblicata lo scorso 24 giugno dalla Rete delle Nazioni Unite per le Soluzioni di Sviluppo Sostenibile (UN-SDSN) non provengono buone notizie.

Dei 193 Stati sottoscrittori dell’Agenda 2030, 190 hanno presentato le proprie strategie utili al raggiungimento degli SDG. La realizzazione degli obiettivi necessita di una relazione periodica con la quale i Paesi fanno il punto sui progressi compiuti, valutando al contempo i percorsi più appropriati utili al conseguimento degli obiettivi non ancora raggiunti. Tale processo è denominato Revisione Nazionale Volontaria (VNR). Dal 2015 ad oggi la maggior parte dei Paesi ha presentato una o più VNR al Forum Politico di Alto Livello sullo Sviluppo Sostenibile (HLPF), il principale meccanismo delle Nazioni Unite per il controllo e la revisione dei progressi riguardanti l’Agenda 30. Molti governi regionali e locali hanno partecipato alla rendicontazione dell’avanzamento dei lavori per lo sviluppo sostenibile attraverso la creazione di Revisioni Locali Volontarie (VLR), un nuovo strumento che coinvolge i territori nella difficile lotta per la sostenibilità ambientale, economica e sociale. A livello globale l’impegno dei Paesi membri delle Nazioni Unite (esclusi Haiti, Stati Uniti e Myanmar) e delle comunità locali verso il raggiungimento degli SDG è quindi elevato. Eppure siamo lontanissimi dal traguardo, o meglio, dai traguardi.

Tra i Paesi impegnati sul fronte Agenda 2030, quelli europei (in particolare gli Stati del nord Europa) guidano l’indice globale dei progressi degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. L’elevato tasso di consumismo che si registra in queste nazioni minaccia però tutto ciò che di buono è stato fatto finora. Una sorpresa positiva proviene dai Paesi del’Asia orientale e meridionale: dal 2015 ad oggi Stati quali Nepal, Cambogia, Filippine, Bangladesh e Mongolia hanno registrato i progressi più rapidi. Ultimi nel mantenimento degli impegni pro Agenda 30 sono gli Stati Uniti, Paese che ha definito tale piano come «un programma di governance globale incompatibile con la sovranità nazionale americana».

Nonostante ciò su scala globale gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile risultano lontani dall’essere raggiunti: «nessuno dei 17 Obiettivi Globali è sulla buona strada e solo il 17% dei target degli SDG potrebbe essere raggiunto entro il 2030». Guerre, mancanza di fondi dedicati e vulnerabilità strutturali ostacolano il cammino verso gli obiettivi dell’Agenda 2030, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Tra gli SDG che più di tutti rischiano di non essere raggiunti troviamo quelli riguardanti la lotta all’obesità, la gestione sostenibile dell’azoto, la lotta alla corruzione e la libertà di stampa.

I risultati raggiunti (e soprattutto quelli non raggiunti) finora dimostrano che occorre ridefinire l’Architettura finanziaria globale (GFA) ovvero l’insieme di risorse politiche ed economiche utili al finanziamento e all’attuazione dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. «Circa metà della popolazione mondiale risiede in Paesi che non possono investire adeguatamente nello sviluppo sostenibile a causa di un debito pubblico insostenibile e di un accesso limitato a capitali accessibili e a lungo termine. Lo sviluppo sostenibile è un investimento ad alto rendimento, eppure il GFA continua a indirizzare i capitali verso i Paesi ad alto reddito anziché verso i Paesi in via di sviluppo».

A confermare tale necessità, un recente articolo pubblicato su Nature, secondo cui «Con oltre 800 milioni di persone che vivono ancora in condizioni di estrema povertà, le conseguenze sempre più gravi del cambiamento climatico e del declino della biodiversità, insieme alle crescenti tensioni geopolitiche, ai conflitti prolungati e alle mosse protezionistiche, la transizione verso un futuro realmente sostenibile, prospero e pacifico per tutti sembra più una chimera che un obiettivo raggiungibile».

Marco Pisano

Marco Pisano
Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui