Agricoltura sociale, l'inclusione passa dai campi

Dall’incontro tra l’agricoltura che tradizionalmente viene considerata l’attività primaria dell’uomo e il terzo settore ovvero quelle attività di utilità sociale che tendono a migliorare la qualità della vita, a favorire l’aggregazione sociale e a migliorare e valorizzare le relazioni sociali nasce l’agricoltura sociale (AS). Secondo il Comitato Economico Sociale Europeo (CESE) lo scopo di essa è l “creare le condizioni all’interno di un’azienda agricola che consentano a persone con specifiche esigenze di prendere parte alle attività quotidiane di una fattoria, al fine di assicurarne lo sviluppo e la realizzazione individuale, contribuendo a migliorare il loro benessere“.

Dal Rapporto sull’Agricoltura Sociale redatto dal Ministero per le Politiche Agricole e forestali in collaborazione con il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) apprendiamo che in Italia sono 1.200 le realtà attive relative all’agricoltura sociale. Ecco quanto si può leggere nel documento in questione: “Negli ultimi 5 anni si è registrato un incremento significativo delle esperienze di agricoltura sociale, che hanno dato una risposta alla stagnazione economica del Paese che si è ripercossa particolarmente sulle fasce di popolazione più fragili come quelli che beneficiano di tali pratiche”. Lo studio mette in evidenza come l’AS sia in grado di offrire servizi alle popolazioni urbane e rurali e come questi servizi possano essere nel contempo motivo di aggregazione sociale e di sviluppo economico.

La Coldiretti afferma che: ”L’agricoltura sociale è un fronte di attività in grande sviluppo. Nel nostro comparto, tra i campi, le cascine, le fattorie, questo tipo di iniziative ha avuto una crescita dell’80% in dieci anni.” Secondo l’organizzazione degli imprenditori agricoli un’azienda su tre si dedica al reinserimento socio lavorativo, mentre il 15% si occupa di percorsi riabilitativi o di sostegno a disabili o minori puntando sulla pet therapy, ossia sulla grande capacità di stimolo affettivo degli animali.

Lungo tutto lo Stivale esistono differenti tipi di esperienze legate all’agricoltura sociale: c’è chi impiega l’ortoterapia, un processo terapeutico/ riabilitativo che utilizza il contatto con la terra oppure chi s’impegna nell’ippoterapia, una tecnica medica che prevede l’utilizzo del cavallo per migliorare lo stato di salute di un essere umano. Si parla, quindi, di agriwelfare, cioè dell’unione dei percorsi di riabilitazione e di reinserimento sociale in attività agricole tradizionali come appunto la coltivazione, l’allevamento e la vendita diretta dei prodotti.

agricoltura sociale
Ippoterapia

Sul sito dell’Agenzia Italiana per la Campagna e l’Agricoltura Responsabile e Etica (AiCare) troviamo la mappa che riporta le esperienze che operano in agricoltura sociale in Italia. A Mantova dal 1986 il Centro Polivalente Bigattera combina il tema sociale con attività quali esperienze di tirocinio rivolte ai giovani o percorsi triennali di formazione professionale. A Como invece la fattoria sociale “La Cavallina” ha fatto dell’agricoltura sociale un importante mezzo di inclusione con enormi effetti positivi sia sui singoli che sulla collettività. L’Orto di Tutti a Lodi ha avviato il progetto Rigenerare Valore Sociale – Welfare Lodigiano di Comunità coinvolgendo aziende agricole, fattorie sociali, enti scolastici e cooperative sociali presenti sul territorio. L’obiettivo consiste nello sviluppare una strategia di marketing che promuova l’agricoltura sociale. Dopo aver creato un brand e un portale L’Orto di Tutti ha aperto un punto vendita e un laboratorio di confezionamento. La rete venutasi a creare vede impegnate più di 500 persone tra attività assistenziali e attività produttive.

L’agricoltura sociale rappresenta senza dubbio un’importante risorsa per l’Italia che, come già detto, concilia la sostenibilità ambientale e sociale con lo sviluppo economico. Secondo Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti, l’AS costituisce “una svolta epocale con la quale si riconosce che nei prodotti e nei servizi offerti dall’agricoltura non c’è solo il loro valore intrinseco, ma anche un bene comune per la collettività fatto di tutela ambientale, di difesa della salute, di qualità della vita e di valorizzazione della persona”. 

L’Osservatorio Nazionale dell’Agricoltura Sociale, che prevede la partecipazione delle amministrazioni competenti nazionali e regionali, delle reti di agricoltura sociale, delle organizzazioni agricole e dei rappresentanti del terzo settore, ha sottoscritto un nota con la quale sollecita le istituzioni a mantenere alta l’attenzione sull’agricoltura sociale così da permettere la stesura delle norme attuative della legge 141/2015 (Disposizioni in materia di agricoltura sociale) e la creazione di un marchio nazionale utile a valorizzare le produzioni delle imprese agricole che lavorano in questo ambito.

Marco Pisano

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