Dino Pagliari

Questa è una storia particolare, di quelle che inizialmente possono passare quasi “inosservate” ma che poi, col tempo, lasciano un segno. Questa, infatti, è la storia di Dino Pagliari, del calciatore e del guinzaglio.

IL CALCIATORE

Nato a Macerata il 27 gennaio 1957, Pagliari si è messo in luce per la prima volta nella squadra della sua città. Buon funambolo dalle discrete capacità atletiche, venne acquistato nel 1978 dalla Fiorentina: fu proprio questa esperienza a rappresentare l’apice della sua carriera.

Pagliari era un’ala sinistra dalle spiccate capacità atletiche ed acrobatiche, ma che di certo non brillava per le sue doti realizzative. In effetti, quello che ha raccolto nel corso della sua carriera non è propriamente quello che può essere definito uno score pazzesco: 44 presenze e 6 gol in Serie A; 62 presenze e 10 gol in B; 46 presenze e 9 gol in C1 e 102 presenze e 18 gol in C2.

Piuttosto, ciò che colpiva maggiormente di Pagliari era soprattutto la sua grande carica agonistica. Proprio come quella volta in cui fece gol a Dino Zoff, allora portiere della Juve. Era il 29.04.1979 e la Juve stava vincendo 1-0 sulla giovane e pimpante Fiorentina proprio di Pagliari. Sebbene tra bianconeri e gigliati non ci fosse ancora la rivalità di oggi, per tutta la settimana i tifosi viola avevano chiesto al buon Dino di segnare alla Juve, che rappresentava già, nell’ideale della tifoseria viola, la squadra degli Agnelli, ovvero del “potere”.

I tifosi avevano addirittura raggiunto più volte Pagliari sotto la sua abitazione di Fiesole che lo stesso divideva con il compagno Ezio Sella. Tutto ciò con l’evidente scopo di incitarlo e di motivarlo adeguatamente per la partita. E Pagliari, evidentemente ben motivato dall’episodio, al Comunale riuscì a dare il meglio di sé: la fotografia della sua prestazione sta tutta nel momento in cui, con uno scatto dei suoi, riuscì a gettarsi su una palla vagante anticipando Sergio Brio e trafiggendo Zoff, costringendo la Juve al pareggio e a rinunciare allo scudetto. Immaginabile la gioia di Firenze per quella che resterà la pagina probabilmente più bella della carriera di Pagliari.

IL GUINZAGLIO

Se la carriera calcistica di Pagliari è stata tutto sommato buona e dignitosa, è sicuramente il “personaggio” che ad oggi riempie maggiormente l’immaginario collettivo, il cui identikit è figlio di tutti quegli episodi, più o meno reali, che hanno contribuito a circondarlo di un’aura quasi leggendaria. Si racconta, ad esempio, che durante una delle sue passeggiate notturne, consumata tra le bellezze artistiche del centro storico di Firenze, Dino decise di farsi accompagnare nientemeno che da una gallina al guinzaglio. Vera o meno che sia, questa storia – mai confermata ma neanche mai smentita dallo stesso Pagliari – descrive nel migliore dei modi il “personaggio” Dino Pagliari, capace di espressioni libere, vivaci, pure e anticonformiste, tipiche proprio degli anni ’70.

IL PERSONAGGIO

Chi era quindi Dino Pagliari? Perché lo ricordiamo più come personaggio-calciatore che semplicemente quale uomo di calcio che ha calcato più che dignitosamente i campi di Serie A, segnando a Torino, ma che si è disimpegnato anche in una buona carriera da allenatore?

Schietto, caparbio, genuino e sanguigno come ogni buon marchigiano che si rispetti, il buon Dino non rientrava sicuramente, infatti, nella tipologia di calciatore-standard. Abituato a esprimere liberamente il proprio pensiero, non era affatto avvezzo a sale stampa e riflettori che rifiutava spesso in modo netto e categorico.

Spirito libero e anticonformista, Pagliari non esitava a esternare questa sua anima, sia negli atteggiamenti attraverso i quali spesso e volentieri si estraniava da un mondo di cui poco condivideva, sia nel look, grazie a quei capelli lunghi e barba folta ed il sempre fedele eskimo, simbolo di un sistema di protesta e di lotta, così eccezionalmente sintetizzato da Guccini.

Emblematico, a tal proposito, è l’episodio che lo vide protagonista nel ritiro precampionato della Fiorentina nella stagione 1978/1979 quando tutti i suoi compagni di squadra si presentarono in ritiro con le loro sfavillanti e lussuose fuoriserie. Al contrario, Pagliari raggiunse la squadra a bordo del suo Piaggio 50, emblema della semplicità e dell’umiltà che lo ha sempre contraddistinto. Il suo era quasi un grido di libertà, esaltazione di movimento e di spirito, che inevitabilmente si andava perdendo.

DINO E I SUOI COMPAGNI

Insomma, Pagliari rientra proprio in quella cerchia di calciatori baciati dal talento, ma anche premiati da un carattere libero, ribelle, anticonformista ed in grado di creare una vera e propria crepa in un mondo, quale quello del calcio, spesso troppo rigido, ovattato e come tale, almeno in apparenza, finto. Come dimenticare, infatti, Gianfranco Zigoni, con un passato anche nella Juve e nella Roma, amante di armi e che nei ritiri si divertiva a sparare ai lampioni?

Che dire del grande Gigi Meroni, il George Best italiano, che con i suoi dribbling e le sue stravaganze fece innamorare non solo la sua Cristina, non solo la Torino granata, ma tutta l’Italia? Come non pensare al buon Ezio Vendrame, recentemente scomparso, di cui si ricordano tanti episodi come l’incontro negli spogliatoi con un’avvenente signorina dopo che il suo allenatore lo aveva mandato in Tribuna o il suo “closit” alla carriera di allenatore quando disse chiaramente di preferire una squadra di orfani da allenare per evitare di scontrarsi continuamente con i genitori?

Personaggi unici, indelebili e anticonformisti. Personaggi tra cui non può non spiccare anche il buon Dino Pagliari che non aveva problemi a girare in città con un umile motorino che andava decisamente in contrasto con le lussosissime automobili dei suoi colleghi; che non aveva problemi ad indossare l’eskimo e a chiudersi in se stesso per evitare un mondo di cui poco condivideva; che, a quanto pare, non aveva problemi anche a girare per la meravigliosa Firenze con una gallina al guinzaglio.

Già, il guinzaglio. Tra tutti gli episodi relativi alla vita di Pagliari va a finire che quello che ci resta più impresso è proprio quello, più o meno reale, della gallina al guinzaglio, ovvero – a pensarci bene – quello relativo allo strumento che meno si addice alla personalità di Dino che tutto permetterebbe tranne di essere ingabbiato in stereotipi standard e poco fantasiosi. Forse, però, pensandoci bene, è proprio giusto così: pensare a Dino Pagliari per ciò che meno lo rappresenta, il guinzaglio, il freno, in ossequio al principio che la vita vada vissuta in maniera libera ed anticonformista, dove può accadere tutto ed il contrario di tutto, e che Dino Pagliari esemplifica in pieno.

Fonte immagine in evidenza: aviglianonews.it

Salvatore Fiori

Salvatore Fiori
Mi laureo in Giurisprudenza nel 2002 presso l’Università di Bologna e inizio subito la pratica presso uno studio legale fiorentino occupandomi di diritto civile e penale. Ottenuta l’abilitazione alla professione di avvocato, mi specializzo in diritto dei consumatori e diritto sportivo. Divento, nel frattempo, referente di un’associazione dei consumatori aprendone anche uno sportello presso il mio studio. Parallelamente, coltivo anche la mia passione per l'insegnamento collaborando con alcune scuole private quale insegnante di Diritto. Appassionato di sport in generale e di calcio in particolare e di politica latu sensu intesa, nutro una spiccata propensione per le esigenze dei più deboli, ispirandomi ai principi di giustizia sociale che da sempre muovono il mio pensare e quindi il mio agire.

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