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La nostra rubrica Il Ventre di Napoli ci porta oggi alla scoperta dell’area costituita dal triangolo Barra – Ponticelli – San Giovanni a Teduccio, che dal 1925 formano la VI Municipalità del comune di Napoli.

La zona, tristemente nota alle cronache locali (e non solo) con il nome di triangolo della morte, rappresenta la periferia di Napoli che gode forse della fama peggiore, una zona in cui generalizzare è più facile che sceverare, una zona in cui qualsiasi tentativo di cambiamento viene inghiottito dal buco nero della voce di popolo radicata nella rassegnazione e nella negatività, eredità di tanti anni di interruttori spenti, bocche tappate e vergogna sui volti.

Ponticelli, quartiere orientale di Napoli, è il secondo più popolato dopo Fuorigrotta. La zona è da sempre soggetta a problemi d’ordine culturale e sociale: il dominio incontrastato della Camorra che conquista i più piccoli con la conseguente dispersione scolastica in continuo aumento, la disoccupazione e i problemi economici, la mancanza di assistenza istituzionale. Ciononostante, Ponticelli gode della presenza di una rete attiva di associazioni di volontariato che, specie negli ultimi anni, si sono interessate del recupero e della promozione socio-culturale di questa zona, del recupero urbanistico e dei trasporti pubblici, resi possibili con la nascita della linea della circumvesuviana Botteghelle – San Giorgio a Cremano, senza dimenticare la nascita dell’Ospedale del Mare: si tratta del primo project financing sanitario avviato in Italia, che garantirà oltre 400 posti di lavoro. Nonostante la lentezza dei lavori, entro l’anno in corso tutti i reparti della struttura che sorge a Ponticelli saranno resi operativi, garantendo l’assistenza sanitaria della numerosa popolazione dei comuni vesuviani.

Dal punto di vista sociale, dal 2015 INWARD, Osservatorio sulla creatività urbana, ha intrapreso un cammino per la creazione del Parco dei Murales, il Parco Merola, con la nascita di murales che colorano le palazzine con immagini testimonianti la realtà della gente che vi ci abita: l’operazione è stata compiuta in stretta collaborazione con i cittadini di Ponticelli, ascoltandone quelli che sono i problemi vissuti nella quotidianità, assecondandone i desideri nella scelta dei temi, coinvolgendo i giovanissimi e invitando alla riflessione circa il concetto di bene comune in un contesto in cui spesso è assente l’educazione civica.

Le problematiche di Ponticelli, sono estese analogamente anche a Barra: per cercare di porre rimedio ai problemi di reddito basso e di disoccupazione giovanile, nel 1996 è nato quindi “Leonardo”, un coordinamento territoriale, formato da soggetti istituzionali (Scuole, Servizi sociali, UTB 52) e associazioni del terzo settore (Centro Ester, Coop Approdo, Istituto delle Stimmatine, etc.) per elaborare con il confronto una serie di attività di assistenza sociale. Tra le iniziative, segnaliamo “Il Punto Luce”, nato nel 2015 dalla trasformazione di un’area diroccata estesa su una superficie di 160 metri quadrati, oggi destinata ad un centro di accoglienza per i giovani e giovanissimi dai 6 ai 16 anni: realizzato da Save the Children e dal gruppo Tod’s, lo spazio prevede attività motorie, laboratori creativi, laboratori di circo e teatro, musica, supporto allo studio, educazione all’uso dei nuovi media e una biblioteca per ragazzi. L’obiettivo è quello di puntare tutto sui bambini di Barra, e non solo, per sperare in un futuro migliore, rompere quella catena lunga troppi anni che costringe i bambini ad ereditare l’indigenza economica ed educativa delle famiglie.

Anche San Giovanni ha goduto dell’attenzione e del sostegno di INWARD: qui, la mano di Jorit ha dato vita al murales di Maradona nel cosiddetto Bronx. Personaggio emblematico per la storia del popolo partenopeo, Maradona rappresenta l’uomo in bilico tra luce ed ombre, grandi successi e grandi fallimenti. E così, nella sua umanità, nella sua capacità di ritenersi passibile d’errore, nella sua verità, si è guadagnato l’ammirazione e l’affetto della nostra gente. E la sua immagine lì, sulle mura del quartiere di San Giovanni, serve da monito, affinché nessuno dimentichi che anche un grande uomo innalzato a simbolo di una città può scivolare nei meandri dell’oscurità. E rialzarsi.

Attiva su tutto il territorio della periferia di Napoli est, la cooperativa sociale “Il Tappeto di Iqbal” promuove progetti contro la dispersione scolastica e diretti alla riappropriazione degli spazi pubblici e all’educazione ad una cittadinanza attiva. Tutte le attività si basano su una metodologia educativa che utilizza l’arte e il gioco per lo sviluppo dell’apprendimento, della formazione psico-fisica del minore, per la trasmissione di valori positivi, di solidarietà, reciprocità, cittadinanza attiva.

Il cardine di tutti questi progetti è offrire un’alternativa: offrire la possibilità di scelta, la possibilità di dire no alla legge della strada, alla legge del più forte, della paura, dell’ignoranza e della sopraffazione. Si tratta di aprire gli occhi, sottolineare l’importanza di alcune realtà che senza l’assistenza sociale ed istituzionale non potranno conoscere spiragli di luce, aprirgli una strada nuova, mostrargli le mille e più possibilità che possono essere colte soltanto guardando al di là dei muri che ci circondano, che ci ostruiscono la vista del paesaggio con le immagini di violenza e di rassegnazione alle quali siamo ormai abituati.

Nel “triangolo della morte” la morte non la si trova soltanto tra le rapine, la droga e le sparatorie. La si trova ogni giorno nella miseria che costringe a compromessi scomodi e umilianti, nei ragazzini cresciuti nella convinzione condivisa che lavorare è meglio che studiare, che i libri non pagano, sono roba per i ricchi che vivono di chiacchiere. La morte la si vive negli occhi bassi di chi preferisce non vedere e farsi i fatti suoi, che qui già bene non si sta. La morte abita nella disoccupazione e nella voglia di accontentarsi dei soldi facili e sporchi di sangue. Abita nelle palazzine grigie poste l’una di fronte all’altra, quando la mattina ti affacci alla tua piccola finestra e vedi la tua miseria in quella della dirimpettaia. La povertà abita nei ragazzini sui motorini senza casco e senza legge, nella vita di quelle bambine che si mettono a fare bambini, invischiate in un destino e in una società che le vuole mamme, non giovani, non studentesse, non figlie della loro età.

E se nessuno è innocente, compreso quel sistema che se ne infischia di una periferia che non è fatta da individui tutti uguali, una periferia che ha tanta voglia di crescere, che ha sempre accolto con entusiasmo le iniziative che gli sono state proposte, che si è sempre offerta di collaborare con chi si è degnato di prestarle attenzione, di riservarle ascolto e carezze, e non soltanto giudizi discriminanti e porte chiuse in faccia.

Una periferia fatta di tanta, tantissima gente che non vuole essere schiava. Gente nobile che si alza la mattina e torna la sera, con pochi soldi ma puliti, con la schiena rotta senza romperla a nessuno, con le mani sporche di polvere, grasso, terra, ma senza sangue. Uomini e donne che la sera possono dormire sereni, che ogni giorno si impegnano per dare il loro massimo in una società che non gli ha voluto bene. Gente così nobile e pulita da sporcare la coscienza a tutti quelli che stanno ai piani alti, che la cultura ce l’hanno, i soldi  pure e pure la vigliaccheria, uguale a quella dei criminali, perché hanno scelto di ignorare il grido di tutti quelli che calpestano.

Sonia Zeno

 

 

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