Cile costituzione
Fonte: Carlos Figueroa (Wikimedia)

Ci sono eredità scomode che finiscono col diventare sempre più inaccettabili. Quando il Cile in rivolta, lo scorso autunno, ha gridato alla propria classe dirigente che il tempo delle disparità, delle diseguaglianze e delle distorsioni sociali e politiche doveva finire, ci sono stati giorni in cui tutto il mondo ha temuto per il futuro della democrazia nel Paese. Gli scontri di piazza tra manifestanti esasperati e la polizia provocarono circa 30 morti e molti feriti. Da quell’esperienza, il Cile capì che la sua crisi non era soltanto congiunturale o occasionale, ma aveva radici più profonde. Era un problema strutturale. Era un problema di Costituzione.

Il Cile e una Costituzione dal tragico passato

Quando in Italia si parla con leggerezza di libertà, democrazia e Costituzione, non ci si rende conto del privilegio di essere dotati di una Carta che, nonostante gli acciacchi del tempo e della cattiva applicazione, ha costruito il nostro sistema-Stato a partire da un processo di ricostruzione nazionale davvero partecipativo. Tra il 1946 e il 1947, lavorarono insieme forze politiche i cui esponenti, da una parte e dall’altra, avevano appena interpretato il drammatico sforzo della liberazione dal nazi-fascismo, ed esaltavano quell’esperienza in un Documento di finissima qualità tecnica e politica.

Non si pensa, a questo proposito, quanto la nostra “condizione costituzionale” (avere una Carta con più di settant’anni di anzianità, formata da un’Assemblea costituente democraticamente eletta a suffragio universale) sia stata favorevole, a paragone con tanti altri Paesi del mondo. Basti pensare che più del 50% degli Stati è dotato di una Costituzione redatta in condizioni non del tutto democratiche; l’età media delle Carte del pianeta, poi, è di soli 19 anni. Quando un ordinamento fondamentale cambia così frequentemente, l’impianto non è solido e non riesce a risolvere la conflittualità politica e sociale, a maggior ragione se prodotta da insopportabili autoritarismi e dittature. È quello che è successo in Cile; è un passato che il popolo cileno ha deciso di cancellare.

Quando venne scritta l’attuale Costituzione della Repubblica del Cile, infatti, al potere c’era ancora Augusto Pinochet e il suo regime militare col tragico carico di morti, torturati, perseguitati politici e desaparecidos sulle spalle. Nessuno ha mai cambiato quella Costituzione, dal 1980 fino ad oggi: pur con numerose modifiche ed emendamenti, il relitto di un passato da non ripetere mai più è sopravvissuto, contribuendo a costruire, paradossalmente, il Cile che conosciamo oggi. Quel Cile che negli anni duemila e duemiladieci ha espresso una vitale democrazia aperta al progressismo, grazie anche a una sinistra talvolta contraddittoria, ma sicuramente tra le più positive del subcontinente latinoamericano.

Tuttavia, col “miracolo cileno” in crisi tra economia, corruzione e disoccupazione, le disuguaglianze e le divisioni, le disparità e le frammentazioni della società e della politica sono tornate a farsi sentire. L’impianto istituzionale non ha retto, incapace di supportare il dialogo e la dialettica democratica. Gli scontri dello scorso ottobre sono stati la cartina di tornasole dello stallo in cui, quasi inaspettatamente, si è trovato il Cile. La classe politica e l’intera architettura costituzionale sono uscite delegittimate dalla propria stessa incapacità di reagire costruttivamente alle sfide della piazza. La via d’uscita da una situazione senza uscita non poteva che essere eclatante.

Una nuova Carta per un Paese nuovo

Così, il 15 novembre 2019 venne firmato un patto trasversale tra i rappresentanti delle diverse parti politiche e sociali, secondo uno schema senza precedenti, non solo in Cile, ma probabilmente in tutta l’America latina. L’Acuerdo por la Paz y la Nueva Constitución ha un nome che da solo racconta un programma di cambiamento netto e senza ripensamenti. L’obiettivo era uno solo: scrivere non “una” nuova, ma “la” Costituzione del Cile, la prima e unica nella storia del paese a venire composta da un’assemblea eletta dai cittadini secondo avanzati criteri di inclusione e rappresentatività.

Sì, perché è dall’indipendenza che la Costituzione cilena viene scritta dai potenti e dagli autocrati, non certo dagli autentici rappresentanti del popolo. Stavolta le cose cambieranno: in seguito alla vittoria del alla nuova Costituzione di pochi giorni fa, i cittadini eleggeranno 155 deputati all’assemblea costituente in modo libero, senza criteri di proporzionalità tra le forze politiche (è stata infatti rigettata l’ipotesi di una costituente mista tra membri eletti per l’occasione e parlamentari già in carica). L’unico canone predefinito sarà quello dell’assoluta e inderogabile parità di genere. Uomini e donne lavoreranno alla pari alla stesura del nuovo Documento. Ci sarà per la prima volta spazio anche per una rappresentanza dei popoli indigeni.

L’obiettivo è quello di costruire finalmente uno Stato “plurinazionale” (aggettivo ormai in voga nelle società latinoamericane progressiste, a partire dall’esperienza della Bolivia di Morales), garantista e che reprima le diseguaglianze a tutti i livelli. Una volta stesa la Carta, un nuovo referendum popolare dovrà ratificarla per consentirne l’entrata in vigore. L’attuale governo di centrodestra guidato dal presidente Sebastián Piñera, al centro del mirino delle proteste dello scorso autunno (quando accese la miccia della rivolta aumentando il prezzo del biglietto della metropolitana di Santiago), ha parlato di quanto sia storica la decisione della cittadinanza cilena di scrivere la nuova Costituzione e ritiene probabile che il processo costituente terminerà nell’agosto 2022.

Libertà è partecipazione

Ci sono ovviamente ancora delle incognite, in questo quadro felice. La prima si chiama Covid-19. La pandemia ha messo a nudo i limiti della preparazione e dell’efficienza del sistema elettorale cileno, nel momento in cui ha di fatto impedito a migliaia di persone di esprimere il proprio voto a causa dell’impossibilità di provvedere al relativo esercizio in condizioni di sicurezza sanitaria. D’altra parte, si tratta di un ostacolo che prima o poi bisognerà superare, visto che le elezioni per l’assemblea costituente sono programmate per la primavera del 2021.

In secondo luogo, va considerato che il paese rimane politicamente molto diviso. Come sottolineano diversi costituzionalisti, il fatto che tutte le forze politiche abbiano partecipato all’Accordo per la Pace e avallato il processo di “ricostituzionalizzazione” non vuol dire che tutte l’abbiano supportato. In questo senso, l’importante partito di destra Unión Demócrata Independiente ha fatto sapere di non essere contento per l’esito del referendum, di cui comunque ha preso atto. In questa occasione, poi, va sottolineata l’ampia percentuale di astenuti, dato che ha votato soltanto poco più del 50% degli aventi diritto, comunque un record nella vita democratica del Cile. Il 78,27% di questi elettori ha optato per il cambiamento, è vero, ma per il futuro occorrerà un impegno maggiore, per blindare la legittimità della nuova Carta del Cile.

In ogni caso, si partirà da una base solida di impegno cittadino e partecipativo. In questa fase i protagonisti sono stati gli studenti e, soprattutto, le donne. I festeggiamenti nelle piazze di Santiago hanno mostrato i loro volti, prima di sciogliersi per il coprifuoco causa Covid. A loro il compito di capitalizzare la riforma autentica di un Paese che forse davvero, per la prima volta nella sua storia, si sta incamminando a testa alta sulla strada della democrazia.

Ludovico Maremonti

Avatar
Nato a Napoli 29 anni fa, ho conseguito la maturità classica nello storico Liceo "Sannazaro", quindi la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II". Attualmente sono dottorando di ricerca in Storia delle Istituzioni presso l'Università "La Sapienza" di Roma. I miei interessi principali sono la geopolitica e il diritto internazionale, ma non dimentico di guardare anche ai problemi (e ai pregi) della mia terra.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui