Società liquida, biblioteche comunali chiuse solo digitale
Fonte: Calzetu

Il nuovo DPCM non lascia chance e questa volta la chiusura dei luoghi di ricerca non è più facoltativa: biblioteche comunali e musei civici resteranno chiusi sino al 3 dicembre in attesa di nuove direttive governative.

Tra i settori culturali vittime dell’anarchia istituzionale ci sono senz’altro le biblioteche comunali: prima che venisse approvato il nuovo DPCM di novembre, in tutta Italia era stato lasciato il libero arbitrio ai dirigenti, nonché ai governatori di regione, di chiudere o meno le biblioteche comunali . Molti hanno preferito tenerle aperte, garantendo servizi come restituzione e prestito ed escludendo per sicurezza sanitaria tutti gli altri servizi come la possibilità di accedere presso gli spazi per studiare o leggere, ma garantendo la modalità di prestito attraverso l’utilizzo delle prenotazioni su piattaforma digitale, modalità utilizzata dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, mentre a Portici, ad esempio, l’unica biblioteca comunale ancora oggi resta chiusa. Naturalmente tale possibilità (se pensiamo alla biblioteca Nazionale di Napoli) non è stata garantita in tutte le biblioteche d’Italia, sia per mancanza di personale e alto rischio di contagio e sia per ordine di priorità dirigenziale: entrambi i fattori gravano sia sui dipendenti delle biblioteche che si occupano dell’accesso e della fruibilità degli spazi sia per le utenze, soprattutto per i ricercatori tirocinanti che a differenza degli studenti tirocinanti anche questa volta non potranno svolgere la propria attività di formazione e crescita che subisce un netto arresto. Sorge spontanea una domanda: quale equità vige in questa società?

Ad oggi sappiamo per certo che le biblioteche comunali, sino a nuova disposizione, resteranno completamente chiuse, salvo non vi sia a disposizione degli utenti un servizio di biblioteca digitale da poter consultare. Ma questa è cosa più unica che rara. Per cui sia nelle zone gialle che arancioni gli studenti potranno prendere parte di attività di laboratorio e tirocinio, mentre per i dottorandi lo scenario è diverso: le porte delle biblioteche sono completamente chiuse. Tralasciando l’evidente iniquità, è davvero necessaria una chiusura così rigida delle biblioteche? Dopotutto, basti pensare alle librerie di piccola o grande dimensione, le quali hanno chiaramente testimoniato che non solo la cultura è indispensabile al benessere mentale ma che attraverso una buona organizzazione igienico-sanitaria e di accesso controllato è possibile garantire l’accesso agli utenti. Niente di ancestrale, semplicemente volontà di voler lavorare in sicurezza e garantire un servizio. Sulla stessa scia sarebbe possibile garantire l’apertura delle biblioteche comunali? Probabilmente sì, per quanto una biblioteca sia diversa da una libreria non è difficile pensare a una organizzazione di accesso e utilizzo simile.

Allora inutile nascondersi: non c’è la volontà di tenere aperti questi luoghi della salute e della prevenzione mentale quali le biblioteche. Evidente, dunque, che per i nostri dirigenti e rappresentanti la cultura, tenere aperte le biblioteche non rientra tra le priorità; eppure, se un giorno dovessimo sconfiggere questo virus è perché avremo fatto dono dei contenuti scientifici e della sua continuità e trasmissione. Scegliere di chiudere indistintamente tutti i luoghi culturali (biblioteche comprese) significa non avere a cuore non solo un patrimonio ma percorrere una strada che diverge completamente dalla ragione. Non è più una questione politica e nemmeno medico-scientifica, ma una questione di ragione, di attivazione in contrapposizione alla passività di chiudere tutto. La vita deve andare avanti e bisognerà presto chiedersi come poter andare avanti evitando il baratro della società liquida di cui ci parlava Bauman. Perché davanti a ognuno di noi si pone questo baratro, la caduta vertiginosa verso un mondo digitale che si lascia alle spalle il fascino delle biblioteche. Forse nemmeno ce ne rendiamo conto: mentre i librai del mondo combattono per restare aperti contro una pericolosa crisi economica, i consumatori del mondo digitale in questo periodo di pandemia aumentano (+178,1%), per cui grandi colossi come Amazon, Ebay per dirne due ne usciranno solo più rafforzati.

Sono senz’altro piattaforme utili in questo periodo storico, ma siamo sicuri che questa concorrenza sia corretta? Magari queste multinazionali potrebbero essere tassate destinando i seguenti fondi ai commercianti. Siamo sicuri che per evitare i contagi basti chiudere i luoghi di prossimità e le biblioteche?

Bruna Di Dio

Bruna Di Dio
Intraprendente, ostinata, curiosa professionale e fin troppo sensibile e attenta ad ogni particolare, motivo per cui cade spesso in paranoia. Raramente il suo terzo occhio commette errori. In continua crescita e trasformazione attraverso gli altri, ma con pochi ed essenziali punti fermi.

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