Il centrodestra ha un problema: decidere se essere o non essere
I leader del Centrodestra: Meloni, Berlusconi e Salvini. Fonte: gds.it

A livello nazionale, la Supermedia di YouTrend del 22 ottobre confermava Fratelli d’Italia come primo partito nelle intenzioni di voto col 20,5%, che risulta in crescita di 0,2 punti rispetto alle settimane precedenti. A seguire troviamo Lega al 19% e Forza Italia al 6,9%, in netto calo rispetto al mese scorso. I rapporti di forza interni alla coalizione sono mutati. Il sorpasso del partito di Giorgia Meloni era nell’aria da tempo, e dopo i risultati delle elezioni amministrative è diventato realtà: Fratelli d’Italia si afferma come primo partito del centrodestra.

Nel mentre, la Lega ha di fatto assistito a un’emorragia di voti quasi ovunque, ed è piegata dalle divisioni interne. Sempre meno sullo sfondo, il ruolo di Forza Italia. Bologna e Trieste sono i casi più clamorosi ma è avvenuto anche a Roma, mentre nei comuni dove il Carroccio regge come a Milano, Fratelli d’Italia è comunque molto vicina. Proviamo quindi ad analizzare questo cambiamento dei rapporti di forza all’interno della coalizione di centrodestra, soffermandoci sullo stato di salute dei singoli attori politici.

Il Centrodestra a trazione Fratelli d’Italia

Per Fratelli d’Italia le elezioni amministrative sono state un’occasione persa. Il partito di Giorgia Meloni è di fatto primo nei sondaggi a livello nazionale, ma non ha ottenuto alcuna vittoria all’ultima tornata elettorale. La sua dirigenza può rivendicare in termini di consensi ricevuti un risultato positivo, anzi un successo senza precedenti, se raffrontato con qualunque consultazione del passato.

Tuttavia, Fratelli d’Italia deve fare mea culpa, in primo luogo, rispetto alla sconfitta di Michetti subita a Roma: essa era infatti già stata ampiamente messa in conto. Lo si intuisce dalla decisione di Giorgia Meloni di non candidarsi in quella che è considerata casa sua, la roccaforte del suo partito. Per questo motivo Fratelli d’Italia esce ridimensionato dopo questa tornata elettorale in quanto a potere contrattuale all’interno del centrodestra.

L’unità non può essere di facciata ma va verificata nei comportamenti. Sta diventando sempre più difficile creare un’alternativa chiara a livello nazionale tra i partiti del centrodestra, dato che essi hanno 3 posizioni differenti per ogni tematica. In un audio pubblicato sul sito del Foglio si sente il leader della Lega lamentarsi degli attacchi subiti dal partito di Giorgia Meloni, chiedendo che invece vengano indirizzate alle altre forze politiche che compongono la maggioranza di governo. Dunque, i rapporti all’interno della coalizione del centrodestra sembrano essere ai minimi storici e a poco serve fare finta che non sia successo niente: considerare positiva la sconfitta del Movimento 5 Stelle e consolarsi con il forte dato dell’astensionismo, non aiuta certamente a risolvere i problemi interni.

Infine pesa l’inchiesta “Lobby nera” di Fanpage. A queste elezioni amministrative, il centro-sinistra ha fortemente politicizzato la contesa, cercando di rendere l’avversario impresentabile. Questo ha creato non pochi problemi a Fratelli d’Italia. L’inchiesta in cui è rimasto coinvolto il capodelegazione a Bruxelles, Carlo Fidanza, ha contribuito certamente a spostare gli equilibri elettorali.

Proponendosi come leader della coalizione, Giorgia Meloni sta cercando di darsi un profilo maggiormente istituzionale, ma i dirigenti del suo partito sono da tempo accusati di avere legami o perlomeno di tollerare l’estremismo di destra nelle espressioni più reazionarie. L’assalto neofascista alla CGIL di Roma ha poi messo la leader di Fratelli d’Italia in seria difficoltà e il concentrarsi del dibattito sul problema dei gruppi neofascisti, le loro violenze e infiltrazioni nella politica, non l’hanno certamente agevolata sotto elezioni.

La Lega non è più guidata da un uomo solo (al comando)

Dopo il clamore mediatico causato dalla vicenda Luca Morisi, ex comunicatore ed esperto dei social, la Lega ha dovuto fare i conti con la sconfitta del centrodestra che si è materializzata in queste elezioni amministrative. Inoltre, Matteo Salvini ha dovuto vedere realizzarsi l’incubo di essere sorpassato da Fratelli d’Italia e di diventare il secondo partito della coalizione.

Di conseguenza, il leader della Lega si è ripresentato ai suoi elettori con un post su Facebook, in cui ha mostrato preoccupazione verso il dato dell’astensionismo e si è scusato per gli errori, per i litigi e per i ritardi che hanno caratterizzato la campagna elettorale del centrodestra. Ma passata la nottata, egli è ritornato a guardare al bicchiere mezzo pieno dopo l’esito dei ballottaggi, dichiarando che: «I dati sono parziali, quando li avrò definitivi commenterò. Ma il centrodestra è passato da 8 a 10 sindaci: abbiamo più sindaci rispetto a 15 giorni fa».

Gli alleati di centrodestra escono dal voto amministrativo divisi e frastornati. Inevitabilmente il peso della responsabilità ricade sui due principali partiti della coalizione in competizione tra loro: Lega e Fratelli d’Italia. Un chiaro segno di tensione tra Salvini e Meloni si è verificato quando è saltata a Milano la foto di gruppo e la conferenza stampa congiunta. L’aereo della leader di FdI è atterrato in ritardo e Salvini non ha aspettato il suo arrivo, abbandonando la sala prima del tempo.

Eppure Matteo Salvini, alla vigilia delle elezioni, aveva dichiarato in un’intervista esclusiva all’Agenzia Vista: «Noi del centrodestra abbiamo rapporti leali a differenza del centrosinistra, poi la competizione ci sta però sempre sana. Il mio avversario è a sinistra, mai a fianco a me».

La linea politica della Lega non convince più da tempo. Ora che i dati hanno confermeranno il sorpasso di Fratelli d’Italia, la corrente “governista” del partito dovrà chiedere spiegazioni a quella “sovranista” in merito a questa chiara perdita di preferenze. Il partito del Carroccio perciò non sembra essere più tutto dietro ad un uomo solo: il Capitano. Al contrario, esso è sempre più dilaniato dalle sue correnti interne che lo rendono pressoché improduttivo a livello politico.

L’anima più moderata del partito, guidata dal Ministro Giancarlo Giorgetti, vede come alleato ideale Forza Italia, mentre la sua indole nazional-populista, che continua a fare appello al nazionalismo e all’unità del popolo italiano, si coniuga meglio con i valori di Fratelli d’Italia. Pertanto la Lega si ritrova in balia di forze centrifughe che la rendono ambigua nei momenti che contano, e frenano costantemente l’agire del suo leader.

Tra i due litiganti Forza Italia gode

I risultati della tornata elettorale dicono che senza Forza Italia il centrodestra non vince e non governa. L’impressione è che quando la coalizione ottiene risultati, lo deve spesso al contributo fondamentale di FI. Alle regionali in Calabria, il partito di Silvio Berlusconi si è confermato prima forza della coalizione col 17,3%(e la lista civica Forza Azzurri al 8,1%). Alle elezioni amministrative di Trieste, invece, è stato riconfermato il sindaco uscente Dipiazza, che fa parte appunto di Forza Italia.

Così, durante la trasmissione di Porta a Porta, Antonio Tajani ha dichiarato: «Tutti i risultati ci dicono che Forza Italia gode di ottima salute, questo perché anche i risultati che giungono da altre città dimostrano che la nostra lista dove non cresce, tiene molto bene». Di conseguenza, Berlusconi si è potuto levare più di un sassolino dalla scarpa nei confronti dei suoi alleati del centrodestra. A ridosso delle elezioni amministrative, il Cavaliere ha avuto un colloquio con il Direttore del quotidiano “La Stampa”, durante il quale sembra aver sparato letteralmente a zero sui rispettivi leader di Lega e Fratelli d’Italia affermando: «Salvini o Meloni premier? Non scherziamo».

Come se non fosse bastato, ha rincarato la dose di critiche a elezioni concluse. Egli ha di fatto mostrato perplessità sulla scelta dei candidati per le amministrative, a suo avviso scelti dai singoli leader di partito, piuttosto che concertati dal centrodestra unito. Così, mai come in questa situazione, possiamo affermare che tra i due litiganti il terzo ha tratto beneficio, uscendo rafforzato dalla contesa elettorale.

Ad ogni modo, nei mesi che precedevano le elezioni amministrative, Forza Italia ha praticamente fatto campagna elettorale senza Berlusconi, che entrava ed usciva dall’ospedale “San Raffaele” a causa di malanni fisici. Pertanto i buoni risultati sono stati possibili perché gli elettori hanno scelto il partito per le posizioni moderate sulle quali oramai fa affidamento: valori liberali, cristiani, garantisti, convinzioni europeiste e atlantiste.

Dunque, anche se Berlusconi rimane il leader indiscusso del partito, è possibile sostenere che Forza Italia comincia ad essere improntata ad una cultura politica spiccatamente centrista, che gli consente di ottenere buoni risultati a prescindere dal suo garante. In altre parole, sembra essere in atto all’interno di Forza Italia un processo di trasformazione che ha come obbiettivo finale quello di lasciarsi alle spalle l’originaria forma organizzativa del partito personale.

Per il centrodestra il domani non è già scritto

La coalizione di centrodestra ha fallito la sua prova di maturità. Dato che tutti i sondaggi continuano a registrarla come la forza politica maggioritaria nel Paese, essa ha dato per scontato il successo alle elezioni amministrative, come se il loro esito fosse già scritto. Così, in questa campagna elettorale, invece di compattarsi contro il nemico esterno rappresentato dall’alleanza tra PD e Movimento 5 Stelle, il centrodestra ha peccato di presunzione nel commettere l’errore di competere per la leadership interna alla coalizione.

Di conseguenza si è andata a generare una competizione intestina, che ha finito per sfuggire di mano ai protagonisti e ha consegnato la vittoria agli avversari. Così, il centrodestra si trova ora di fronte a un dilemma: dare vita a una vera alleanza senza più competizione interna oppure rassegnarsi a correre ciascuno per sé, con il proporzionale, alle prossime elezioni.

Il futuro per il centrodestra comincia già domani, al di là delle elezioni amministrative, con la scelta del prossimo Presidente della Repubblica prevista per metà gennaio. Se fosse unito e compatto nello scegliere un nome, la coalizione darebbe le carte in questa partita. Ma c’è già chi, come Silvio Berlusconi, sta iniziando a guardare al suo piccolo orticello.

Come dimostrano le recenti dichiarazioni del Ministro Brunetta, sembra infatti che Forza Italia stia cercando di intavolare un dialogo con i moderati per avere un ruolo decisivo all’interno del Governo di Mario Draghi. Fratelli d’Italia e Lega sono dunque avvertiti: o si accelera sulla creazione di una federazione del centrodestra, oppure salta definitivamente il banco. Un’implosione della coalizione dopo una tornata elettorale deludente o peggio non è del resto un fatto inedito.

Gabriele Caruso

5 x mille Survival
Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, nutre un forte interesse verso l'antropologia culturale e la sociologia. I suoi principali temi di indagine sono l'antispecismo e le questioni inerenti all'Irlanda del Nord.

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