L'utopia reale di Zohran Mamdani
Zohran_Mamdani alla manifestazione antifascista tenutasi a Bryant Park il 27 ottobre 2024. Fonte: Wikimedia Commons

Non si può non vedere nell’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York qualcosa di storico ed eccezionale. Un evento che, sul piano dell’impatto sociale, può essere forse paragonato all’elezione di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti nel 2008. Eppure, allora il contesto sociale americano era ben diverso. L’America, dopo 8 anni di sciagurata amministrazione Bush, era alla ricerca di qualcosa di nuovo, e in questa ricerca tutti spingevano nella direzione di un cambiamento. Dopo l’Afghanistan e l’Iraq non c’era alcuno spazio per inneggiamenti alla guerra, né per politiche o pensieri nazionalisti o addirittura suprematisti. Nessuno voleva un’America che tornasse ad essere grande. Tutti rivolevano indietro l’America.

E in un contesto del genere Obama si inserì perfettamente, rappresentando esattamente ciò che l’America stava cercando in quel momento.

L’elezione di Mamdani a sindaco della città più popolosa d’America arriva invece in un momento storico molto difficile, forse il più complesso vissuto dagli Stati Uniti nella sua intera storia. Un momento in cui il paese si ritrova consapevolmente e coscientemente governato da figure che utilizzano la guerra come strumento politico, mettono in atto velate strategie del terrore contro i dissidenti e gli oppositori, limitano l‘espressione dei diritti e delle libertà, ripudiano e sbeffeggiano qualsiasi forma di integrazione sociale, prediligendo una politica fondata sulla divisione delle classi sociali. Un paese che, tuttavia, nonostante le crescenti proteste, per la maggior parte sembra ancora supportare questo tipo di personalità e delle loro politiche. È proprio per questo motivo che l’elezione di Mamdani porta con sé uno storico importante messaggio di speranza per coloro che ancora credono di poter rimettere al centro i concetti di comunità e di integrazione insieme al rispetto delle libertà individuali e dei diritti sociali.

Zohran Mamdani non è soltanto uno sconosciuto newyorkese premiato per la sua giovane età o la sua intraprendenza, o per il semplice fatto di trasmettere un’aria di novità. Mamdani non è diventato sindaco di New York per caso.

Zohran Mamdani è anche un musulmano, nato in Africa, figlio di immigrati indiani, che è riuscito lentamente a radicarsi in una comunità fortemente influenzata dalla diffusa islamofobia post 11 settembre, e che è riuscito ad affermarsi come personaggio politico dirompente pur senza avere alcuna precedente esperienza amministrativa di rilievo.

L’arma segreta di Zohran Mamdani è stata il suo netto rifiuto a voler essere visto come una figurina, e la sua volontà di essere invece percepito come uno dei tanti abitanti di New York che comprendono e affrontano le sfide quotidiane che la vita nella città più grande d’America porta con sé.

Ha passato la sua gioventù dividendosi tra le moschee e i gruppi di cooperative di quartiere, con un impegno sempre costante nelle campagne per l’equità degli affitti, punto principale sul quale ha fondato la sua ascesa e con il quale è riuscito a trasmettere un sentimento sempre più diffuso a New York, un sentimento di frustrazione verso una vita che nella Grande Mela ormai somiglia sempre di più ad una lotta per la sopravvivenza. Ha quindi scelto di mettere in risalto i tanti problemi di New York, ha scelto di parlarne e discuterne direttamente con le persone, ha poi fatto concretamente delle proposte interessanti per risolverli. Delle proposte che, sebbene presentino obiettivamente dei tratti di difficile attuazione, sono piaciute molto e sono riuscite a coinvolgere le persone.

Mamdani ha trasmesso l’idea di un sogno, l’idea di una società dove le differenze sociali non devono rappresentare un ostacolo per poter vivere serenamente la vita quotidiana. Nel contesto americano odierno, fondato su una forte idea di classi e appartenenza sociale, le idee e i progetti di Mamdani somigliano a nient’altro che ad un’utopia, che è riuscita, però, ad entrare nella testa dei newyorkesi e ad assumere connotati sempre più reali.

Insomma, sono i temi trattati da Mamdani e le posizioni da lui espresse ad aver giocato un ruolo essenziale nella sua ascesa. Mamdani non ha avuto paura a definirsi un democratic socialist, in un paese che da decenni vive con il terrore e l’incubo che i comunisti vadano al potere, né ha avuto paura a prendere posizioni nette su problemi abnormi come la catastrofe umanitaria di Gaza, in un paese che rappresenta il primo finanziatore di armi ad Israele, né ha avuto paura a schierarsi a favore dei quartieri e delle comunità di immigrati che secondo lui hanno “costruito” New York permettendole di essere la città che è oggi.

La sua agenda parla di redistribuzione e giustizia sociale, e si fonda su una ridefinizione degli interessi prioritari del cittadino appartenente alla fascia medio bassa della popolazione. Piuttosto che parlare di piani di crescita economica, della necessità di attrarre investimenti perché New York deve continuare ad essere New York, ha parlato di temi più vicini all’ordinarietà e alla vita quotidiana, come ad esempio il diritto ad avere una casa, ad avere un lavoro, ha parlato di cibo, di trasporti e, non da ultimo, di infanzia e di scuola.

Trasformare New York da città vetrina a comunità. Questo il suo progetto. Che non si può non definire di sinistra.

Un progetto coinvolgente, ambizioso, che è riuscito a prevalere sulle incertezze legate soprattutto alla sua più volte sottolineata inesperienza, un tema su cui soprattutto il suo principale sfidante Andrew Cuomo ha fortemente insistito. I newyorkesi hanno preferito ascoltare parole come diritti, accessibilità e giustizia economica, e lasciarsi alle spalle la paura di una persona amministrativamente parlando non esperta. Hanno ritenuto che fosse meglio affidarsi ad una realistica utopia, fondata su argomenti nuovi, quasi dimenticati, piuttosto che continuare ad affidarsi ad un usato sicuro che più sicuro in realtà non è, perché si è dimenticato dei problemi reali della gente.

Ed è cosi che questa tanto criticata inesperienza si è trasformata in uno dei punti di forza di Mamdani, in quanto non è un’inesperienza che sbraita slogan, che è arrabbiata, che urla solo di cambiare tutto, subito. È un’inesperienza innovativa, intraprendente, progressiva, non rinunciataria. È un’inesperienza che è orgogliosa di essere chiamata tale se ciò vuol dire rompere nettamente con il passato e con la corruzione e le promesse elettorali dei predecessori.

Resta da capire quanto questa utopia reale possa poi attuarsi concretamente nella società newyorkese.

Alcune proposte come il blocco degli affitti, i trasporti pubblici gratuiti, la creazione di una catena pubblica di supermercati, il salario minimo e, soprattutto, tassazione dei grandi patrimoni e degli extra profitti, sono molto attuali, e sono riuscite a penetrare nella popolazione perché attraenti, coinvolgenti. D’altronde, a chi non piacerebbe poter utilizzare gratuitamente i bus e la metro, e chi non vorrebbe vedersi garantiti i minimi diritti sindacali sul posto di lavoro, chi non vorrebbe poter pagare un affitto giusto, non sproporzionato?

Questo ha fatto sì che gli elettori mettessero in secondo piano gli ostacoli burocratici ed amministrativi che si frapporranno inevitabilmente tra queste proposte e la loro realizzazione. Gli elettori hanno premiato il coraggio delle idee di Mamdani.

A tal riguardo, interessantissimo è anche il metodo di comunicazione utilizzato da Mamdani per la sua campagna elettorale. Un metodo che si è preoccupato di entrare innanzitutto nel campo visivo degli elettori, come dimostrato dall’utilizzo di grafiche e colori molto vivaci per dare risalto ai suoi manifesti.

Un metodo che si è fondato su un utilizzo massiccio dei social network, tramite numerosi video che hanno mostrato una magistrale capacità comunicativa del neo sindaco. Video nei quali intervista passanti, nei quali gira per la città con l’intento di mostrare quanto è diventato costoso vivere a New York, video nei quali, con montaggi semplici e con un linguaggio diretto, si rivolge alle tantissime minoranze e comunità della città.

Un po’ una risposta anche all’ostracizzazione dei social e anzi un esempio di come essi possano essere utilizzati in maniera utile e fruttuosa.

Insomma, il socialismo Mamdaniano è già una realtà. E il modo in cui si è rapidamente radicato a New York può rappresentare, oltre a una speranza, un esempio concreto da seguire per la sinistra internazionale, ma soprattutto un interessante laboratorio per i Democratici americani, se l’obiettivo è veramente quello di liberarsi di Donald Trump.

Mamdani ha infatti sfidato apertamente il Presidente, gli ha detto in mondovisione di non temerlo, anzi lo ha invitato a confrontarsi con lui. Se non si può dire che Trump sia spaventato dal neo eletto sindaco, allo stesso tempo non si può nemmeno negare che, forse, in fondo, lo teme. Questo potrebbe spiegare perché l’unico argomento utilizzato da the Donald per screditare Mamdani sia stato la solita, annosa, ripetitiva accusa di essere un sovversivo comunista.

La forte speranza è che, durante e a margine dell’esperienza amministrativa di Mamdani, gli americani si saranno stancati di dover basare le loro scelte elettorali sulla infondata paura delle minoranze, degli immigrati, sulla finta necessità di difesa e di espansione degli Stati Uniti.

Dalla riuscita attuazione delle politiche di Mamdani potrebbe dipendere l’intero futuro politico degli Stati Uniti.

Il progetto di Mamdani potrebbe essere visto come un nuovo modello e fare da apripista alla diffusione di politiche socialiste popolari anche negli Stati Uniti. Una possibilità che, vista l’inefficienza del Partito Democratico post-Obama, potrebbe rappresentare forse l’unica strada per il ritorno al potere dei Dem e l’unica via d’uscita dal Trumpismo.

Amedeo Polichetti

1 commento

  1. Complimenti Amedeo, analisi profonda e completa del progetto di Mandani. Un impianto sociale che porta con sé le fondamenta del socialismo reale. Hai fatto veramente una bellissima panoramica dei valori portanti del nuovo che avanza.

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