Volontari, sorrisi e gioia: ecco come eliminare le barriere dell'indifferenza
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Non sempre è necessario aspettare Carnevale o altre feste che richiedono simpatici travestimenti per strappare sorrisi, far divertire e liberare dalle barriere della prigionia, dell’altrui indifferenza, dal dolore e dalla solitudine e per donare leggerezza, simpatia e felicità. Questa è la missione benefica che abitualmente svolgono comitive di ragazzi volontari che decidono di andare in giro per i reparti ospedalieri o in istituti per provare a strappare sorrisi a chi voglia e forza di ridere proprio non ne ha più.

Con i travestimenti e con le maschere le suddette barriere iniziano a sgretolarsi al primo sorriso e così torna anche la primordiale voglia di vivere che magari si era assottigliata tra tristezza e solitudine. Le simpatiche visite dei volontari rompono la monotonia che si crea vivendo intrappolati nelle mura di un ospedale tra tristezza e abbandono.

Questi magici ragazzi volontari, con pura spontaneità, con la giusta goliardia e con l’impiego semplici maschere, si dirigono senza alcuna scadenza temporale a far gioire chi proprio più non vuole. Regalare una gioia e dei sorrisi basta a distruggere quella monotonia di camici bianchi che ormai circondano, accerchiano la vita dei degenti con visite giornaliere e medesimo sconforto. Per i volontari è importante distrarre per alleviare la sofferenza psicologica di chiunque, pazienti in prima persona e il contorno familiare.

Ecco perché i volontari optano per la semplicità pur di raggiungere tutti, magari senza inventarsi chissà cosa, ma l’obiettivo è raggiungere il cuore con i positivi sentimenti annessi e sorrisi per scacciare i negativi intromessi e per distruggere le barriere. Non è una missione facile per i volontari, perché talvolta la forza di ridere o almeno sorridere proprio non c’è tra pazienti e astanti, ma se solo i primi riescono per qualche secondo ad abbandonare le negatività da cui ormai sono circondati, è già una vittoria. Nonostante l’altrui indifferenza (che è una tra le barriere più difficili da abbattere) ormai sia una prova certa nella vita di chi soffre, questi volontari supereroi regalano testimonianze di possibilità di ricostruire tutto donando un po’ di gioia con la semplicità del gioco o con straordinarie visite.

Memorabile resterà l’interpretazione di Robin Williams in Patch Adams in cui non solo offriva il suo giusto supporto medico ma si proponeva di curare la sofferenza e la conseguente tristezza con l’allegria, il gioco e l’affetto tipico dei ragazzi volontari che prendono esempio dall’amore che il Dr. Adams donava ai pazienti.

Grazie alla magistrale interpretazione si è molto diffusa anche proprio la clown therapy: infatti nel web si incontrano spesso consensi positivi per l’azione dei volontari ed emerge come il ridere e il distrarsi dal pensiero di essere malato con frequenza sia utile per velocizzare il processo di guarigione e come riesca a donare gioia e voglia di vivere.

Eugenio Fiorentino

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