barriere architettoniche shopping

Lo shopping è sempre visto come il miglior passatempo o scacciapensieri per chiunque. Così se fossimo invalidi e volessimo andare per negozi per divertirci un po’ o allontanare i cattivi pensieri (dati dai limiti ormai imposti dalla propria condizione fisica), potremmo darci allo shopping. Ma ecco che il solito problema torna anche qui: le barriere architettoniche.

Non si tratta esattamente delle solite barriere architettoniche, ma comunque viene imposta una difficoltà. Le barriere non sono più solo architettoniche dal momento che si presentano anche in un locale che nasce vuoto al suo interno, difatti è possibile imbattersi in difficoltà all’interno di un locale chiuso.

Shopping e barriere architettoniche

I primi problemi sorgono quando si tratta di un locale su più piani senza che siano stati predisposti all’interno le apposite discese o altri ausili per scendere e salire. Un’altra difficoltà sorge quando l’ingresso esterno del locale è munito solo di uno o più gradini, talvolta senza le ringhiere poggiamano.

A creare barriere sono anche i pilastri portanti al centro del locale, quando questi ultimi non sono relegati in zone in cui non è richiesto il passaggio. Per aggirare i problemi basterebbe solo disporre meglio stand, manichini e guardaroba in modo tale che il passaggio in quei punti non sia necessario, poiché i pilastri, in quanto tali, non si possono spostare.

Ma purtroppo a volte la necessità di spazio richiede lì il passaggio. Tale necessità è gravosa anche quando restringe i passaggi, condannando svariati stand e manichini a un’eccessiva vicinanza che preclude il passaggio di un invalido, il quale talvolta può necessitare di spostarsi con la carrozzina o di dover usufruire di un ampio appoggio, come quando ci si sposta con il bastone o un paio di stampelle.

Si limita lo shopping di chi è in difficoltà anche quando si predispone la merce in maniera abbastanza proibitiva, riponendola o in scaffali altissimi o appendendola, in maniera troppo fitta, su aste di guardaroba, prive di quest’ultimo, all’interno del locale. Infatti talvolta gli indumenti lì esposti potrebbero essere d’intralcio a chiunque sia lì, normodotato o disabile, creando sgambetti con maniche penzolanti.

Altra difficoltà la si potrebbe incontrare nei camerini per misurare abiti, sia quando sono troppo stretti e angusti da raggiungere, sia quando al loro interno mancano gli appositi appoggi.

Agendo così lo shopping non è più relax, ma diventa un motivo per creare ulteriori nervosismi e rancori in chi è disabile, quando vorrebbe semplicemente svagarsi e non rimanere ancorato riguardo a ciò che può e non può fare. E il rischio è aumentare il desiderio di chiusura in se stessi in chi soffre di disabilità, per non incontrarne ulteriori per uno svago.

Eugenio Fiorentino

Si ringrazia l’amico grafico Tony Baldini per averci fornito in esclusiva l’immagine posta come copertina.

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Eugenio Fiorentino, nato il 3/2/1992 a Napoli, dove ho sempre vissuto. Ho frequentato le scuole presso l'istituto Suore Bethlemite ed ho poi conseguito la licenza liceale presso il X Liceo Scientifico Statale, Elio Vittorini. Sempre promosso a pieni voti. Nel 2010 mi sono iscritto all'istituto Suor Orsola Benincasa, alla facoltà Scienze delle Comunicazioni, conseguendo i primi esami fino al settembre 2011, data in cui a causa di un gravissimo incidente subito ho interrotto gli studi. Dopo un lungo periodo riabilitativo, che tutt'ora sto sostenendo, ho ripreso gli studi nel 2014, conseguendo anche il passaggio al primo esame: Informazione e cultura digitale. Ho praticato molti sport, tra i quali nuoto e calcio a livello agonistico. Ho anche grandi passioni riguardo Musica, Calcio e Motociclismo, ma ultimamente ho avuto modo di apprezzare, anche per vicende personali, tutto l'ambito della riabilitazione neuro-motoria, che è un campo in grande crescita ed espansione.